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ROMPI GLI SCHEMI

“Bello, bello, ti prego, se mai dovessi sentirti come una nullità, tu per me sei perfetto, cazzo” (Fuckin’ Perfect, 2010 – P!nk)

Peso: – 1,2 kg

Ore 7.45 Hegel (Luca): Allora oggi cominci Romeo? Vedrai che la palestra ti permetterà di raggiungere un equilibrio psicofisico. Per te fondamentale. Devi cercare la pace tra la tua anima e il tuo corpo. La palestra è un posto necessario per questo. Aristole sosteneva, in questo senso, che non ci può essere distinzione, se non a livello filosofico, tra anima e corpo.

Ore 7.48 Io: Dare mozzichi ai trattati di filosofia la mattina nuoce gravemente alla salute, più della mia bulimia.

Ore 7.51 Hegel (Luca): Testa di cazzo vedrai che la palestra farà bene al tuo culo e alla tua panza.

Ore 7.54 Io: Basta poco per farti passare da Nerd a Merd. Ti adorooooo Man!!!

Ore 7.56 Hegel (Luca): Ah ah ah cretino.

Luca è così. È un Nerd. È un “hegeliano” nel sangue. Per alcune cose siamo agli antipodi: lui è “teoria” (troppa), io “pratica” (perché della teoria dopo un po’ mi rompo i coglioni). L’ho conosciuto all’Università. Ci siamo laureati in Scienze dell’Educazione, una facoltà da un punto di vista lavorativo assolutamente rivoluzionaria, quasi quanto l’invenzione della carta igienica colorata, soprattutto se si considera che io oggi sono disoccupato e lui si è preso un master e un’altra laurea in Psicologia, cambiando totalmente registro. Ricercatore a contratto per anni all’università, i suoi sogni universitari sono andati in vacca quasi quanto la mia vita. Ora è tirocinante presso l’Ospedale Sant’Andrea nel reparto di Psichiatria, dove spesso sottolinea che per me è meglio evitare l’ospedale come paziente, piuttosto è preferibile finire con i tacchi a spillo sulla Tiburtina.

Grande il mio “HegeLuca” senza i suoi consigli così “filosoficamente precisi” mi sentirei perso!

Ricordo la preparazione agli esami. Io arrivavo sempre con il fiato in gola, e gli ultimi capitoli dei libri li studiavo a cazzo di cane. Mi stressavano troppo. Lui invece integrava l’esame con altri libri, perché sosteneva che allargavano il suo orizzonte mentale. Io all’epoca ero già abituato ad allargare solo quello addominale. Sono convinto che a un tavolo immaginario se ci fossero lui, Nietzsche, Epicuro e Platone, questi tre direbbero all’unisono di Luca: oh ragà, questo ce fa un culo così!!!!

Lui e la compagna Maria mi hanno regalato un abbonamento di un anno a una palestra vicino casa. Devi rompere gli schemi, mi ha detto Maria, devi dare una svolta al tuo stile di vita (a vivere con Hegel si è intossicata pure lei di filosofia). Rompere gli schemi non è solo sgrassare il culo, ma anche saper accettare l’aiuto degli altri in un momento di difficoltà.

E quindi: dieta da una settimana. Adesso palestra. Sto evitando alcool, dolci e le mie adorate fiesta. E manco si scopa. E in tutto questo mi è venuta la dermatite seborroica. Questo perché? Perché il mio organismo si sta ribellando a questa vita salutare di merda che ho deciso di intraprendere.

In palestra ho deciso di andarci la mattina. Alle 8.35. Esattamente 15 minuti dopo aver concluso la mia giornata lavorativa. I gemelli psicopatici entrano a scuola alle 8.20.

E poi l’orario è comodo. Così non incontro il genere umano.

Ma chiuso nel mio monolocale, all’ultimo piano, di un palazzo fatiscente della Bufalotta, mi sono dimenticato che il genere umano circola già dal mattino presto. Circola sempre.

Nell’ora che sono stato in palestra ho visto 3 personaggi. E che personaggi!!! Un misto tra quelli della Marvel e Zerocalcare.

Uan!! Patrizia. Una vera e propria radio umana in FM. Impossibile da spegnere.

L’unica con cui ho scambiato due parole. Rettifica: l’unica con cui ho annuito. Parlava sempre lei. Ogni volta che apriva bocca la prima cosa che diceva era: per onestà intellettuale ti devo dire. Secondo lei la palestra ha fatto miracoli sul suo corpo. Ora io non so quanto sia aleatorio il suo concetto di miracolo, magari Dio era impegnato a farsi un aperitivo con qualcun altro, ma il mio peso corporeo corrispondeva a metà del suo fisico, esattamente quello che va dalla vita in giù. E poi parlava. Parlava e ancora parlava. E non so se l’ho detto ma ha continuato a parlare. Ha parlato di sua figlia di 11 anni. Ha parlato di suo marito. Ha parlato del suo lavoro. Non le danno l’aumento da anni, lei che sostiene di essere una colonna fondamentale dell’azienda. Ha parlato di cazzi e mazzi e ogni volta io pensavo: sti cazzi! A un certo punto il mio acufene, più che un fischio è diventato una sirena, e prima che il mio timpano fosse perforato definitivamente dalla sua voce, tanto da farmi venire un’otorragia, ho preso le necessarie distanze di sicurezza.

 Ciù!! Plastic girl.

Un’altra donna. Difficile per me darle un’età. Un fisico da far impallidire una modella, ma un volto completamente innaturale. Le labbra a canotto, il naso piccolo e una pelle liscia come di quella di un neonato. Ero intimorito dalla sua presenza, perché se poco poco mi scappava un peto rischiavo di frantumarla come una porcellana di Capodimonte. Lei mi aveva messo ansia per quello che stava facendo. Ora non è che volessi farmi i cazzi suoi, ma sul tapis roulant con il cellulare stava scrivendo sul memo le cose che avrebbe mangiato in giornata, e accanto tutte le rispettive calorie. E poi con la calcolatrice sommava il totale. E non faceva che ripetere: non devo sgarrare! Non devo sgarrare! La mia calcolatrice non credo che sarebbe in grado di contenere tutte le calorie che a volte sono stato capace di ingurgitare in un solo giorno. Apparirebbe sullo schermo l’indicatore esponenziale di e+. Se con Patrizia ho dovuto difendere il mio udito, con lei ho dovuto tenere bassi i valori della mia ansia. Mi sono spostato.

Tri!! Big Jim.

Un ragazzo molto giovane. E anche molto in forma e carino. Ad ogni attrezzo a cui si dedicava scattava un selfie. Credo che fra macchinari vari ne avrà scattate almeno quaranta di foto e poi postava tutto su qualche social network, ma non saprei dire quale. Il mio augurio è che, qualunque fosse il social network, i suoi follower abbiamo espresso la loro opinione: tesoro conosciamo un ottimo psichiatra! A quel punto ho capito che forse era arrivato il momento di tornare a casa.

Per un soggetto come me la cui attività fisica gira intorno a tre verbi: mangiare, dormire e guardare serie TV, direi che un’ora di palestra è stata più che sufficiente per farmi entrare nell’Olimpo degli stacanovisti.

Se anche fosse arrivato dall’oltretomba il mio James Gandolfini e avesse detto: “Hey man, let’s fuck!!!”

Io: “Oh James i’m so glad you are here, but nuja posso fà. I’m a pezzi like a Lego.”

La doccia l’ho fatta a casa. Nel bagno della palestra avrei potuto fare degli acquisti tipo funghi, muffe, tartufi e sulle pareti anche schizzi di polenta. E poi non ero a mio agio nudo con certi palestrati che cominciavano ad arrivare. Ritornando a casa mi sono guardato intorno. All’incrocio ho visto certi soggetti in macchina incollarsi al clacson non appena scattava il verde, come se nel buco del culo avessero del peperoncino di Cayenna. Per la serie: “e muoviti che me bruciaaaa!!!!” Per non parlare di altri soggetti che strombazzavano da venti macchine di distanza dal semaforo, che quando arriveranno all’incrocio, il semaforo sarà diventato rosso altre 10 volte. E poi ho sentito quelli che smadonnavano, lamentandosi dell’inizio della settimana lavorativa, inconsapevoli di quanto può essere doloroso non avere più un lunedì di lavoro su cui smadonnare.

“Mio Dio ho appena cominciato la palestra e già non voglio più andarci. Devo ammettere a me stesso: sono un inadeguato cronico. Voglio tornare nel mio letto”. Questo ho pensato mentre tornavo a casa. Sono diventato così asociale? Così intollerante? Così insofferente? Ma forse ci sono altre spiegazioni, bisogna capire quale:

  1. C’è stata l’invasione degli ultracorpi e non me ne sono accorto. Alieno abbi cura di me, visto che io sono stato un po’ una mezza sega.
  2. Sono in coma? Qualcuno mi svegli per favore o se non è possibile stacchi la spina.
  3. Ho io l’Alzheimer e non mia madre. Azz!!!

Non lo so. Non so più che cazzo pensare. Da tre anni circa mi sono sepolto nel mio appartamento, mentre il mondo ha continuato ad andare avanti, nonostante la sua imperfezione. Il mondo è imperfetto come i personaggi che ho incontrato in palestra. Imperfetto come quelli che imprecavano in macchina. Imperfetto come me. Sepolto in casa, lontano dalle voci del mondo, negli ultimi anni non ho più vissuto, mi sono solo trascinato.

A casa dopo essermi fatto la doccia, mi sono reso conto che il pigiama l’ho messo alle 12 e non più alle 9. E questo mi ha fatto sentire meglio. Mi ha fatto sentire bene nella mia imperfezione. E finalmente mi sono pesato. L’avrei dovuto fare la mattina, ma non ho avuto il coraggio. E quando ho visto che la lancetta della bilancia, che negli ultimi anni ha preso l’andamento del prezzo della benzina in Italia, segnava un chilo e 200 grammi in meno ….. beh io mi sono commosso. Lo so cazzo, oltre ad essere un inadeguato cronico sono anche un idiota. Ma che ci posso fare? La mia bilancia si è trasformata nella DeLorean di Marty McFly in Ritorno al Futuro. Sì perché io in quel chilo e 200 grammi in meno non ho visto solo qualcosa che appartiene al passato, ma qualcosa che non ho più visto da tanto tempo nella mia vita così apatica e lineare: una curva.

Che poi dietro quella curva posso trovarci un cane che sta cagando, beh questa è un’altra storia.

002

N.D.S. Foto del tapis roulant nella palestra in cui ho incontrato i 3 personaggi, più il sottoscritto 4. A 22 secondi avevo già il fiatone. Ho dovuto ridurre drasticamente la velocità onde evitare un attacco cardiaco.

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12 thoughts on “ROMPI GLI SCHEMI

  1. Pingback: I SOLITI LUNEDÌ DELL’ORSO | Orso Romeo

  2. Mi dispiace aver scoperto solo adesso questo blog…
    Mi rifarò leggendolo per bene…
    Ah… Si, la palestra… Commento questo e non tutti gli altri post perché anche io so esattamente come ci si sente ad entrare per la prima volta in palestra, è una sensazione ancora molto vivida

    Liked by 1 persona

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