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“I pensieri stanno scavalcando la realtà, tra le notti che cancellano le quotidianità, tra le pagine di un diario che nessuno legge mai, tra la vita che vuoi e la vita che invece avrai” (La vita che vuoi, 1988 – Fiorella Mannoia)

Peso: – 1,1 kg

Io spesso ho la percezione di quando sto facendo una cazzata, ma se il mio livello di guardia è basso, non c’è niente da fare, io mi faccio incastrare. Patrizia, la radio FM umana, che ho conosciuto in palestra, mi ha chiesto di andare a prendere sua figlia a scuola alle 14 e portarla dalla nonna. Non sapeva a chi altro chiedere, visto che lei era in malattia e la sua babysitter ha avuto non so quale problema. La scuola della figlia è in culonia, esattamente dalla parte opposta di casa mia. Il compenso pattuito? 10 € l’ora per il tempo trascorso con la bambina. Sono andato a casa sua per prendere delle cose da dare poi alla figlia e mi ha accolto con un kimono rosso sul suo corpo da anfora. Tralascio perché in fondo è periodo di carnevale e ci può stare. Ha voluto farmi vedere il suo modesto appartamento, il cui bagno si affaccia sul Mar Tirreno e la camera da letto su quello Adriatico. Ha cominciato poi con i suoi noiosissimi “monologhi della disperata” e dei suoi problemi al lavoro. Non c’è niente da fare io la trovo irritante come una merda pestata con un infradito.

A quel punto è cominciata la mia avventura. 5 ore e 16 minuti della mia vita. Cazzo! Ho beccato una giornata di pioggia e lo sciopero di una sigla sindacale dei mezzi di Roma. Tre autobus, due ore esatte per andare a scuola della bambina, passate più che altro ad elencare tutti i santi del calendario. Avrei dovuto vedere HegeLuca a pranzo ma non ci sono riuscito e per il rotto della cuffia sono arrivato in tempo. Ho prelevato la bambina a scuola. Siamo stati insieme 45 minuti circa. Per fortuna simpatica. Mi ha raccontato un sacco di cose, perfino tutte le vacanze con la sua famiglia. A 11 anni è già andata in Giappone, America, Nuova Zelanda e una buona parte dell’Europa. E ho pensato a quella tirchiaccia della madre. +tacci sua. Le mie vacanze si sono ridotte a quando cambio quartiere per andare a casa degli amici. Ho mollato la bambina alla nonna che ha sborsato i micrognosi 10 euro e ho preso altri tre autobus, visto che nessuna metro mi permetteva un tragitto più breve, per un viaggio di altre due ore abbondanti.

Nel mio viaggio di ritorno ero schiacciato da esseri umani (o presunti tali). C’era chi parlava al telefono a voce alta dei cazzi propri, altri immersi con la testa nello smartphone, e quelli che non avevano uno smartphone a guardare sullo smartphone degli altri. Ed io incollato ad un palo, dove non potevo ballare neanche la lap dance. Non c’era pericolo che cadessi. In quell’istante quello che avrei voluto fare era prendere quel palo e ficcarlo nel culo di tutti, come se fosse stato un enorme spiedino, per poi buttarli tutti nel Tevere, ma si sa che i sogni son desideri chiusi in fondo al cuor.

E allora nel mio viaggio di ritorno, al cambio autobus ho pensato alla mia vita. Una cosa che non devo mai fare. Ma se c’è una cosa in cui sono bravo e farmi del male. Madonna quanto sono bravo in questo. Soprattutto quando mi areno pensando al passato. E ho pensato alle mie 7 vite, come quelle di un gatto. E a come le ho perse nel corso degli anni.

A scuola. Quando ero adolescente. Quando cercavo di capire chi ero (e non parlo solo su chi indirizzare l’uccello). Quando cercavo un posto mio, un posto nel mondo e alcuni compagni di scuola invece un posto non te lo volevano concedere. Il problema era che io non sapevo ancora difendermi. Ero troppo acerbo. A quel tempo non sono volati solo frocio o ricchione, ma anche pugni. Alcune volte ho vinto, altre volte ho perso. Oggi in fondo li devo ringraziare quei coglioni. Sì perché Il dolore forma, ma la formazione ha un prezzo. Una vita.

7-1=6

Ora su 100 soggetti: 99 hanno ottime referenze, una è una testa di cazzo. Chi pesco io? Quello stronzo che ha preso il mio cuore e l’ha buttato nel cassonetto dell’immondizia, tra l’altro neanche in quello differenziato dell’umido. 7 anni di torture con un “involuto”. Un uomo che non sapeva quello che voleva dalla vita o meglio voleva me quando mi allontanavo, ma non voleva me quando mi avvicinavo. Ed io ci ricascavo come un imbecille. Lui stava distruggendo la sua vita ed io gli permettevo di distruggere anche la mia. Non sarebbe mai stato un uomo con le palle. Prima che mi giocassi tutte le vite, che cosa mi ha salvato? L’aver perso il lavoro. Lavoravamo insieme e dopo che la società ha chiuso il legame si è spezzato. E lui si è portato via una vita.

6-1=5

Quando hanno diagnosticato l’Alzheimer a mia madre. Quando ha cominciato a dimenticare le cose, gli eventi, i piatti che cucinava, il mio compleanno e certe volte anche il mio nome. Quando ho cominciato a mettere insieme i suoi pensieri sconnessi per accettare che quella è “mia madre”, ma non è più “mia madre”. Nel mio cuore so che tutto questo non mi è costato solo una vita, ma ben tre.

5-3=2

Quando ho perso il lavoro. Il frigo e le credenze hanno cominciato a svuotarsi e i giorni della settimana a confondersi.

2-1= 1

Quando ho rivisto dopo molti anni colui che mi ha spezzato il cuore (sì, sì quello di sopra). Un giorno per caso. In una zona di Roma che non frequento mai. È proprio vero che siamo nelle mani di questo fottuto destino. Ci siamo guardati. L’imbarazzo era evidente. Lui era talmente grasso che neanche Giuliano Ferrara poteva fargli da controfigura. Puzzava di fumo in un modo stomachevole, che se fossi andato a Cernobyl, il giorno del disastro, sarebbe stata una passeggiata di salute in confronto e poi il volto, pieno di vene, sembrava lo stradario di Roma, segno evidente di una persona dedita all’alcool. Dalla mia bocca qualcosa è uscito: – certo che stai proprio una merda eh!-. Lui si è girato e se n’è andato. A quel punto mi è salito un sorriso sulla bocca, quel sorriso che mi stava dicendo che di lui non me ne fregava più niente. Aò io quella vita me la sono ripresa. E che cazzo!

1+1= 2

Quando è morto il mio gatto. Aveva 19 anni. Lo so era vecchio, ma è stato difficile separarsi da lui che mi ha visto in tutte le sfaccettature (soprattutto in quelle pessime). La notte della sua morte è stata la più lunga della mia vita. Ha cominciato ad andare in agonia alle 11 di sera. Ho chiamato la mia amica Cybill, che abita vicino casa mia, per farmi aiutare in qualche modo, tipo portarlo in una clinica, ma il suo telefono era staccato. In realtà era il destino che stava dicendo: Romeo sono solo cazzi tuoi! Ho provato di tutto fino a quando disperato sono andato dalla mia veterinaria, svegliata nel cuore della notte, e la decisione sofferta di farlo sopprimere. Le lacrime che ho versato quella notte avrebbero riempito una piscina olimpionica. E mentre tornavo a casa mia, alle tre del mattino, completamente disidratato, mi è sembrato di scorgere Ulisse nel suo viaggio verso Itaca, mentre si portava via una mia vita.

2-1 = 1

Quando ho fatto outing con mia madre. E l’ho fatto quando non capiva più un cazzo! Lo so. Parafrasando quella pubblicità che dice: ti piace vincere facile eh? Sì cazzo mi piace vincere facile e allora? Mi chiedo a chi non piacerebbe? Io le dovevo questo (o forse lo dovevo a me, che cazzo ne so). Le ho detto: – mamma sono gay -. E lei mi ha risposto: – hai visto come sono belli i ciclamini sulla montagna della frittata -. Ora non so esattamente in quale pianeta vagasse in quell’istante, ma sono sicuro che era uno migliore del nostro. E io sono convinto che in quella frase mi stava dicendo: – io ti regalo una vita -. Ed io me la sono presa.

1+1 = 2

Quando ho compiuto 40 anni. Ora non è essere arrivato a 40. E che quando avevo vent’anni pensavo: a 40 anni avrò un lavoro, un compagno, una casa, una vita … appunto una vita in meno.

2-1= 1

E poi scende il buio ed io che mi sveglio puntualmente nel cuore della notte. Giro per casa come uno zombie. Apro la credenza, cerco le fiesta, cerco del cibo, qualsiasi cosa, tutto quello che posso buttare dentro, perché tutto quello che voglio fare è riempire quel vuoto fino ad esplodere. Ma non esplodo mai e torno sul letto. E in quel preciso istante sento il fantasma di Ulisse, sento il suo miagolìo, lo sento che sale sul letto ed io che parlo, e dico tutte quelle cose che non sono mai in grado di dire, e finalmente lascio andare via tutte le mie debolezze. E in quel preciso istante ho la certezza di non aver perso solo i sogni, ma anche una buona dose di sanità mentale.

1-3/4=1/4

Mi è rimasto un quarto di vita. Quando arrivo a questa conclusione mi sono reso conto di essere quasi arrivato a casa. E in quel preciso istante mi arriva l’sms della tirchia in radio FM.

Ore 17.03 Radio FM (Patrizia): “Ho parlato con mia madre. Tutto bene. Ti ringrazio. Per onestà intellettuale devo dirti che sono stata generosa con te, in fondo sei stato meno di un’ora con la bambina e ti ho comunque dato 10 euro, anche se mi spiace che tu abbia perso tempo con i mezzi, ma questo non dipende da me. Anche io in ufficio meriterei un sacco di cose, ma non mi danno mai l’aumento o delle gratificazioni, nonostante sia io a portare avanti quel posto. A questo punto ti volevo chiedere se magari ci puoi andare anche venerdì a prenderla, puoi? Fammi sapere grazie”.

Ore 17.04 Io: “Per onestà intellettuale ti dico che te ne puoi anche andare a cagare, perché se ti concentri ne tiri fuori di merda”.

Mentre mi recavo a casa, poco prima di entrare nel mio portone ho visto un uomo, su di un gradino vicino ad un bar, alquanto conciato male. Tutto bagnato, con un cartello: ho fame, non ho casa e sono solo. Un aiuto vi prego. E così senza neanche stare lì a pensarci, con un gesto meccanico, mettevo i miei sudatissimi 10 euro nel suo bicchiere di carta e in quel momento ho pensato a quanto sono fortunato. In fondo ho degli affetti, un letto, un lavoro da 400 € al mese e un gatto morto con cui parlare la notte. Ma sì, fanculo, me ne resta ancora un quarto.

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Be Happy? Troppo facile … scelgo Try New Things. E tu EM?

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30 thoughts on “1/4

  1. pensa che la mia gatta se l’è presa mia mamma, e proprio stasera al telefono mi ha detto “Trudi adesso è UFFICIALMENTE MIA”… ‘na voglia di piangere…
    ma poi per cosa? io di notte, quando nemmeno le benzodiazepine mi fan dormire, faccio daimoku….

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  2. Barbara ha detto:

    “Poiché sono come sono; poiché avverto esigenze e problemi che a tanti altri sembrano essere risparmiati, cosa devo fare per sopportare la vita, malgrado tutto, e farne, per quanto possibile, qualcosa di bello?”. (Hermann Hesse – Il coraggio di ogni giorno).
    Grazie x aver condiviso frammenti di vita così intimi, trovo geniale il “conteggio” delle vite perse e riprese!

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  3. Molto molto interessante (e guarda che di solito io dopo la terza riga mi annoio e me ne vado).
    Io avrei fatto un conto più sofisticato sul tempo impiegato e sulla remunerazione oraria e avrei lasciato a lei il giudizio finale su sé stessa (perché suggerirle una conclusione?)
    Bello. Mi sa che ci torno (se ti lamenti meno)

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