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L’ORSO ROMEO E LA SVALVOLATA CAPPUCCETTO ROSSO

“Quando farsi una ragione vorrà dire vivere” (Il giorno di dolore che uno ha, 1997 – Ligabue)

Peso: + 1,2 Kg (Fuck off)

A Pasqua Cristo è risorto. Diciamo che a casa mia è risorto solo lui, mentre io sono ancora in attesa. Oramai le vacanze con la mia famiglia non hanno il sapore delle merendine del Mulino Bianco piuttosto il sapore di quei sottoprodotti del discount che paghi 1 e prendi 200 (e chissà che cazzo ci mettono dentro per venderle a quel prezzo). Da quando mia madre si è ammalata di Alzheimer faccio spesso un salto dai miei (che non vivono a Roma), più che altro per aiutare mio padre e starle accanto. I miei due fratelli, per quanto vincolati dalle rispettive famiglie, cercano anche loro di rendersi utili. Tra l’altro con lei le cose si complicano perché ha anche il diabete e spesso nel frigo mangia cose che non dovrebbe mangiare, facendole alzare il diabete all’inverosimile e quindi finiamo per doparla di insulina. Le mie vacanze pasquali le ho passate a mangiarmi tutto il possibile affinché non lo facesse lei, diciamo che ho cercato in ogni modo di preservare la sua salute massacrando la mia (e infatti ho preso peso!). Allo stato attuale, considerato la pensione di mio padre, non è ancora possibile mettere una badante o qualcuno che possa aiutarla perché per l’INPS il 90% invalidità non è abbastanza per avere un aiuto economico. Al quarto rifiuto della nostra richiesta io personalmente ho augurato a tutti i falsi invalidi di questo paese di ammalarsi davvero per la malattia per cui percepiscono l’assegno. Almeno così se lo sudano. La mia preghiera nei loro confronti l’ho fatta con il cuore in mano e invece di chiuderla con un amen, l’ho chiusa con un: e andatevene affanculo!

La mente di mia madre è una farfalla, che quando non è sul pianeta terra viaggia verso altri pianeti e mentre mio padre (che con lei ha diviso fino ad oggi 60 anni di vita) e i miei fratelli cercano disperatamente di acchiapparla con un retino per portarla sul nostro pianeta, forse incapaci di accettare fino alla fine la sua malattia, io divento un orso con le ali, e viaggio insieme a lei, assecondando le sue stramberie. Quando sono arrivato a casa loro, non avevo neanche poggiato la valigia per terra che vedevo mia madre litigare con il televisore, in particolare con il giornalista Franco Di Mare, conduttore di Unomattina, reo di presentarsi tutti i giorni in casa senza essere invitato. Mia madre con la scopa cercava il giornalista dietro il televisore per menarlo e gli urlava: “Non ti permettere di entrare a casa mia senza permesso.” A quel punto ho preso il telecomando e le ho detto: “Mamma hai ragione mandiamo affanculo Franco Di Mare.” E ho cambiato canale. Mia madre mi ha detto bravo e poi mi ha baciato. In quel momento ho pensato di scrivere una lettera alla Rai e chiedere il trasferimento del giornalista verso altri canali, magari verso Rai 5 o Rai vattelappesca, che cazzo ne so, uno qualsiasi, per carità senza doverlo licenziare, in fondo i miei il canone lo pagano e la Rai dovrebbe fare un servizio pubblico. O no?

Mia madre orami ha una sorta di duplice personalità. Quella aggressiva. Quando va in fissa su qualcosa è una goccia cinese, non c’è nulla da fare. Il suo capro espiatorio è la famiglia che vive al piano di sopra (in particolare la donna, tra l’altro di 10 anni più piccola di mia madre). In questo caso appena sente un rumore, una sedia spostata o una posata caduta, comincia a imprecare e dire tutte le parolacce di questo mondo, ma talmente pesanti da far arrossire una pornostar. Ogni tanto scappa e sale sopra e le urla contro. Io cerco di riportarla a casa, scusandomi, come un ladro preso nel sacco, con la signora, la quale mi ha sempre detto di non preoccuparmi perché tutti e 10 i condomini del palazzo dei miei genitori sanno che al secondo piano vive oramai una svalvolata.

Poi c’è la bambina. Quella che si perde, che non sa dove andare, che non più cucinare, perché è una cosa che riguarda i grandi. L’unica cosa che fa è lavare i panni. Mia madre fa una decina di lavatrici al giorno, magari anche per lavare un solo paio di mutande. Abbiamo provato in tutti i modi a cercare di convincerla a mettere i panni tutti insieme e poi a fare un unico lavaggio. Niente. Io e mio padre abbiamo fatto anche gli infami, abbiamo staccato la spina dicendole che la lavatrice si era rotta, ma dopo che per 4.500 volte ci ha chiesto in una sola giornata di chiamare il tecnico abbiamo buttato la spugna. Per cui mi spiace per mio padre che dovrà pagare bollette salate con la sua misera pensione ed io, a nome di mia madre, chiedo perdono all’Africa, e a tutti quei paesi in cui l’acqua è un bene prezioso, ma purtroppo assente, in fondo fare la lavatrice è uno degli ultimi riti della sua quotidianità su cui presto calerà il sipario. Quando poi deve stendere tutto quello che lava, va sempre fuori sul balcone. La mia preoccupazione è che magari entrando e uscendo, con gli sbalzi di temperatura che a volte si creano in questo periodo, lei si possa ammalare. E l’ho convinta a indossare quanto meno un cappello. E lei ha preso un fazzoletto rosso. E quando le ho detto che sembrava Cappuccetto Rosso è scoppiata a ridere. E il lunedì di Pasquetta lo abbiamo passato giocando. E mentre stendeva i panni sul balcone è cominciato il nostro dialogo surreale.

Mamma: “Che orecchie grandi hai.”

Io: “Ehh certo Mà perché sono ricchione.” E lei a ridere.

Mamma: “Che piedi grandi che hai.”

Io: “Per prendere a calci nel culo tutti gli stronzi di ‘sto mondo.”

Mamma: “Che bocca grande che hai.”

Io: “Lo so Mà per un bulimico come me è un cazzo de problema eh.”

Mamma: “Che pancia grande che hai.”

Io: “A Mà per farmi strada fra la gente.” E lei sempre a ridere.

Poi il pomeriggio ci siamo seduti sul divano. Mia madre è convinta che alle 16 sia sera e quindi bisogna cenare. Io la distraggo con una serie di racconti sulla mia vita a Roma (tra l’altro tutti falsi: il lavoro una meraviglia, l’amore a gonfie vele e che soprattutto sono una persona felice). E poi abbiamo cominciato a guardare una serie di foto. Ora mia madre che spesso si dimentica le cose basi della sua vita, persino di me, si ricorda perfettamente tutti i parenti e gli amici di famiglia morti. Aò porca puttana si ricorda di tutti. The Walking Dead. Questo è morto di cancro. Questo in un incidente. Quell’altro d’infarto. Praticamente mia madre è una bambina che invece di fare la collezione delle figurine Panini, che ne so di qualche cartone animato, come facevo io da piccolo, la fa con i morti. E guardando tutte quelle foto ho pensato che nel DNA della mia famiglia girano: la vitiligine, il diabete e l’Alzheimer. Ora io la prima l’ho già ereditata, considerato come il destino ha saputo fino ad oggi silurarmi, mi aspetto nei prossimi anni che arrivino dritte le altre due dita al culo, con sabbia e senza vasellina. E mentre guardavo le foto mia madre è tornata da me, aveva abbandonato il pianeta Malati di Alzeihmer che vorrebbero prendere il sole in topless e ha cominciato a piangere e ad accarezzarmi le guance. Io un po’ per pudore e un po’ perché ho preso talmente tanti pugni nello stomaco, ho imparato a trattenere le lacrime, tanto che mi è venuta una forte ritenzione idrica. E tanto meno non potevo permettermi il lusso di piangere con lei, perché io ero l’adulto e lei la bambina. Ed eccola lì con il suo eccentrico fazzoletto rosso. In quel momento c’era. In quel momento ricordava. In quel momento era di nuovo mia madre.

Mamma: “Ti sei fatto grande Romeo.”

Io: “Certo Mà per proteggerti meglio.”

011 Romeo E Cappuccetto Rosso.jpgIo e la svalvolata Cappuccetto Rosso sul divano a guardare le foto.

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75 thoughts on “L’ORSO ROMEO E LA SVALVOLATA CAPPUCCETTO ROSSO

  1. Cybilll ha detto:

    Orsetto, stamattina mi hai commosso più che mai. La foto è davvero mitica e densa di significato. E’ difficile ritrovarsi genitori dei propri genitori, suona un po’ innaturale anche perché, se ci pensi bene, ora che sei diventato il padre di tua madre… sei tuo nonno!!!
    Ti voglio bene e non dimenticare che la tua famiglia è anche qua!

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  2. “La mente di mia madre è una farfalla …i miei fratelli cercano disperatamente di acchiapparla con un retino … io divento un orso con le ali, e viaggio insieme a lei, assecondando le sue stramberie.”, quanta poesia, Romeo, quanta veramente ❤

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  3. Romé… Sto a piange come una bambina…..
    Che bello bravo fantastico sei…. E lo so che non ti coNosco ma solo uno cosi puo scrivere certe cose e fare una foto cosi tenera con tua mamma…. E purtroppo questa é la vita…. E pero che tenero che sei stato a giocare con lei e a farla stare bene….. E immagino te quando in quell’attimo è tornata tua mamma…… Orsotto ti posso abbracciare?
    Ti volevo chiedere amicizia su fb ma non me lo fa fare … Boh!

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  4. Che tenerezza, con un pizzico di dolce amaro! Leggo questo tuo post, indirizzata da Erodaria e sono felice di questa scoperta 🙂 inizio così il mio lunedì, meglio dopo averti letto, con un po’ di peso nel cuore e anche di solidale comprensione. Un saluto e buona giornata!

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  5. Quanta tenerezza nelle tue parole Orso ” buono”, dal cuore di miele! E quanta rabbia per un mostro così cattivo e vorace da fagocitare tutti i pensieri e i ricordi che sono il nostro bagaglio di vita.Perfida malattia che ti fa tornare bimbo/a ,ma con le rughe. Fortunatamente non ho vissuto nel personale questa tragedia,ma conosco una persona a me cara che dall’età di 50 combatte con questo mostro, anche lei alterna momenti di lucidità a momenti di totale smarrimento e vuoto, anche lei lava montagne di panni e delle volte rilava ció che già aveva lavato…Non ti conosco ,ma ti mando un abbraccio forte e ti sono vicina. Ciao Pattykor122

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  6. Em ha detto:

    Mi unisco a Cybill, e sono d’accordo con lei nel dire che casa e famiglia è anche qua. Lo so bene, perché anche per me è così!
    Bravo Ro, un po’ di luce, nonostante tutto, in questa giornataccia

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  7. Nicole ha detto:

    Non immagino quanto sia difficile fare il genitore della propria madre, conoscere la realtà ma vivere una finzione per regalarle un momento di gioia… ti ammiro e ti abbraccio forte.

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  8. Un grande abbraccio, purtroppo ti capisco fin troppo bene perché entrambi i miei nonni hanno avuto l’alzheimer, una cosa orribile vedersi chiamare “la studentessa” da mia nonna oppure non ricordarsi nemmeno del figlio. Con mio nonno è stato un po’ “divertente” perché pensava di esser tornato in guerra, quindi certe volte facevamo la fine dei tedeschi, meno male che in casa non c’erano armi…

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  9. (che nervi: né bloglovin né il lettore di wordpress mi hanno aggiornata sul tuo ultimo post. maledetti!)

    non dev’essere facile vedere una persona tanto cara e tanto vicina spegnersi così. io mi sentivo abbastanza serena con mia nonna smemorina perché la vedevo poche volte l’anno, mentre mamma andava a trovarla in casa di riposo tutti i giorni. il nonno non gliel’ha perdonata subito, questa scelta: lui a casa con la badante (che prima li seguiva entrambi) e lei in casa di riposo. ma piano piano ha capito che non era gestibile fisicamente né psicologicamente, la nonna, e poi in ospizio in paese era davvero seguita e curata bene.
    ora c’è il nonno, 96 anni a luglio, non ci vede né ci sente quasi più, di testa c’è ancora troppo e non c’è modo di comunicare. è diventato ossessivo ed intollerante, povera creatura. e per mamma è una pugnalata vederlo così, oltre ai nervi che le fa prendere.
    tu sei una boccata d’aria sia per tua mamma, sia per tuo papà. chissà che dolore vedere il tuo amore spegnersi. chissà che rabbia a volte per il non riuscire a comunicare bene.

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      • la lontananza mi ha creato un buono scudo, il carattere e del lavoro dietro hanno fatto il resto. ma parliamo della nonna smemorina. invece vedere mamma invecchiare non è facile. accettare un genitore invecchiare, anche sano, non è facile perché devi accettarlo esattamente così com’è. non c’è più modo di modificare le cose. lo vedo con mio padre. ho degli irrisolti con lui, ho chiuso i rapporti e ho litigato per tanto tempo. ci sono cose che tuttora fanno male e incazzare a bestia ma alla fine la scelta è solo mia: accettarlo così com’è o tagliarlo completamente fuori dalla mia vita. e non è possibile.
        l’alzheimer è terribile forse più per chi sta vicino: chi lo sa cosa provano i malati? mano a mano ti ritrovi a dover gestire un mondo fantasioso strano.

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  10. 1,2 fucking kg in più sono stati una dimostrazione di amore immensa.
    ora, a casa, riprenderai a dimostrarTI amore perdendoli… tranquillo, è facile!
    (ps: tu lo avevi previsto, sono tornata a passeggiare per ore… 🙂 )

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  11. Non è mai facile vedere la vita che scivola inesorabile dalle dita delle persone che ami, specie quando l’unica cosa che puoi farle è tenerle strette tra le tue…..
    Altra malattia, ma stessa sorte mi è capitata.
    Credo che il tuo approccio adattato ed adattabile ad ogni cambiamento dia sicurezza “all’instabilità”, devi essere una persona davvero forte, ma altrettanto sensibile.
    Coraggio, qualcuno ha disperato bisogno di te!

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  12. Pingback: bla bla blogger 26 aprile 2016 - Social-Evolution di Paola Chiesa

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