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INCONTRI RAVVICINATI DEL TERZO TIPO

“Arrivederci amore ciao, le nubi sono già più in là” (Insieme a te non ci sto più, 1968 – Caterina Caselli)

Peso: + 400 gr (shit!)

Durante il viaggio di andata verso Barcellona io ed Emma ci siamo fatti una promessa. Per tre giorni prendere in “prestito” l’Alzheimer di mia madre e dimenticarci della nostra vita. Così abbiamo fatto. Non sono uno scrittore e neanche un blogger, mi considero un caso umano approdato temporaneamente sul web per una questione di chili, per cui è difficile per me descrivere la bellezza di Barcellona o quello che ho provato, posso dire però che la sensazione che ho avuto è stata quella di aver visto davvero un’altra vita, un altro mondo, un’altra realtà. Due piccoli nei ci sono stati, nulla di eclatante, non hanno scalfito il mio viaggio, anzi ad una settimana di distanza fanno anche parecchio sorridere. Il primo è stato “il blocco dello scrittore”. Un attimo eh, nulla a che fare con quei processi mentali che ti bloccano la creatività della scrittura. Il mio blocco è stato fisico. Il motore è stato off-line e il tubo di scappamento si è ingolfato. Se risulta di faticosa comprensione posso dire allora che durante la mia permanenza a Barcellona non sono riuscito a cagare. Il secondo neo? Bisogna interpellare il destino, perché nelle sue mani siamo misere foglie strapazzate dagli umori delle stagioni.

Domenica mattina io ed Emma eravamo al bar El Fornet e mentre ero immerso con tutti i miei sensi nel cappuccino e nel cornetto alla crema ho avuto un incontro con un alieno. Era sulla mia sinistra. Quando mi sono accorto della sua presenza, ho talmente spalancato la bocca dallo stupore, che probabilmente un intero stormo di rondini avrebbe potuto farci all’interno un volo pindarico.

Emma: “Rooo tutto bene? Sembra che tu abbia appena avuto un incontro ravvicinato del terzo tipo?”

Romeo: “Non proprio del terzo, ma più o meno del settimo. Ore 10. Uomo con donna. 2 bambine. Storia. Anni fa. Mi guarda. Oh cazzo.”

Emma: “Ehhh ma che stai dicendo?”

Romeo: “Devo andare in bagno.”

Ora in bagno non ci sono andato perché ho avuto lo “sblocco dello scrittore”. Il tubo di scappamento era sempre ostruito. Ero talmente sudato che mi stavo disidratando. A Emma non sono riuscito a spiegare che vicino al nostro tavolo c’era Andrea. Un ragazzo, oramai un uomo anche lui, con cui ho avuto una relazione 20 anni fa. Eravamo davvero due pischelli allora. La storia è durata due anni, una storia importante, ma anche una grande sofferenza per me. Andrea voleva che la nostra storia fosse tenuta nascosta, non si sentiva mai pronto a fare coming out. E non credo che lo abbia mai fatto a giudicare dalla fede, accanto a lui c’erano molto probabilmente la moglie e le figlie. Incontrare un ex, con cui hai condiviso qualcosa d’importante non è mai facile. E in quel preciso istante è entrato in bagno.

Andrea: “Romeo non ci posso credere. Anche tu qui. Dio mio quanti anni.”

Romeo: “Già vent’anni.”

Andrea: “Ma quella donna al tavolo è tua moglie?”

Romeo: “ Ma che sei pazzo. Emma è una mia carissima amica. Che ti sei dimenticato che sono gay? Siamo qui in vacanza.”

Andrea: “Ahhh … senti ma tu … Romè … cioè … tu, dico tu sei felice?”

Ora io di fronte a quella domanda penso di aver fatto la faccia di una puzzola sottoposta a una colonscopia. Dico io. Non ci vediamo da vent’anni. Non sai più chi sono. Che cosa faccio. Come sta andando la mia vita. Ci siamo incontrati per caso alle 8.40 circa, domenica 17 aprile 2016, presso un bar chiamato El Fornet a Barcellona. A 850 km da Roma. E tu imbecille vieni a chiedermi se sono felice? Per carità io capisco l’imbarazzo, ma ci sono quelle domande formali: ma come stai? Stai lavorando? Dimmi un po’ come ti vanno le cose? Sei solo o in compagnia? O magari quelle domande ad minchiam che fai, quando non sai davvero che cazzo dire, tipo: mi ricordo che vent’anni fa eri del segno dei pesci, ma sei sempre dello stesso segno zodiacale? Oppure: ma per caso ti fai la ceretta sulle chiappe? Io non ho risposto alla sua domanda, nel bagno poco dopo sono entrati un uomo e un bambino che mi hanno liberato da un certo disagio.

Romeo: “Scusami devo andare, la mia amica mi aspetta, dobbiamo prendere l’autobus e andare alle 10.30 alla Sagrada Familia. Mi ha fatto piacere rivederti.”

Andrea: “Aspetta Romè questo è il mio bigliettino. C’è il mio cellulare. Mandami un messaggio. Possiamo rivederci se ti va, come i vecchi tempi. In fondo stavamo bene insieme. Ti prego risentiamoci. Questo secondo me è un segno del destino.”

Romeo: “Ok.”

Poi sono tornato da Emma. Il tempo di finire la colazione. Raccontarle un po’ quello che è successo e andare via. Per fortuna Andrea ha avuto un’incidenza assolutamente irrisoria sulla mia vacanza. Poco dopo l’ho messo da parte e mi sono lasciato trasportare dalla seducente Barcellona.

Il volo di ritorno a Roma lo abbiamo preso lunedì 18 alle 6.05 del mattino. Ho visto l’alba nascere in volo. E non nascondo che una certa malinconia mi ha preso. In fondo abbiamo vissuto tre giorni meravigliosi e ritornare alla nostra quotidianità non era facile, anche se Emma indubbiamente era felice di riabbracciare i suoi bambini. Io non mi sono voluto perdere un attimo del viaggio di ritorno. Un’ora e mezza di viaggio sulla Ryanair di cui un’ora, 29 minuti e 59 secondi di pubblicità. Mancavamo giusto i tampax e i preservativi, per il resto direi che la compagnia aerea ha provato a vendere di tutto. Attaccato all’oblò mi sono lasciato sedurre dal gioco dei colori dell’alba e poi dalle nuvole. A un certo momento ho sentito la voce degli angeli che suonavano l’arpa e cantavano: Vai Romeo! Vai Romeo! Vai Romeo! E finalmente è arrivato “lo sblocco dello scrittore”. Lo scorso anno ho avuto un brufolo sul culo che era più grande del cesso della Ryanair, ma quando la creatività deve esplodere in tutte le sue forme non mi fossilizzo sul dettaglio. Ora tralascio i particolari e non dico se ho creato una copia de I Promessi Sposi di Manzoni o una breve favola di Esopo, ma posso dire che sul mio cheese(cake) di produzione artigianale ho lasciato il bigliettino con il cellulare di Andrea, ridotto in tanti piccoli coriandoli. E poi ho tirato lo sciacquone. Non ha funzionato vent’anni fa, ma poteva funzionare oggi con lui sposato e con prole? Lui ha fatto una scelta. Io la mia. Meglio libero e solo, che schiavo di una relazione senza futuro, fingendo di non sentire l’eco della solitudine. Poi sono tornato al mio posto. Emma sonnecchiava. Io volevo godermi gli ultimi momenti del mio viaggio, in fondo l’ultimo che ho fatto risale a cinque anni fa, e chissà quando e se ce ne sarà mai un altro. Ho guardato tutte le nuvole. Sopra c’è sempre il sole, una cosa che dimentico spesso. Le nuvole sembravano piccole onde e mi hanno riportato al blog di Nic e a giudicare da quello che posta direi che Barcellona è una città ideale per lei, per le sue inclinazioni artistiche. Ho pensato anche alla ragazza che non crede molto in se stessa, ma da quello che scrive dovrebbe ricredersi; alla romana che trasuda di buonumore; alla mamma che scrive filastrocche; a colei che si lascia trasportare dalle canzoni di Silvestri o a colui che chiede aiuto postando il proprio malessere. E sotto? Sotto quelle nuvole milioni di vite, inclusa la mia. E ho pensato alla felicità. Secondo me Andrea la domanda l’ha fatta a se stesso, più che a me, e penso di sapere qual è la sua risposta. La felicità è talmente breve che spesso non faccio in tempo a memorizzare la sua forma: un viaggio inaspettato, la compagnia di un amico, una maglietta da urlo in saldo, 20 euro trovati per caso in un vecchio pantalone o una stecca di cioccolato quando cerco un po’ di consolazione. Difficile rispondere alla domanda di Andrea, forse avrei dovuto dirgli che nella mia vita la felicità è un momento di sollievo fra due dita al culo.

Il viaggio stava terminando ed io per ripiombare nella mia realtà. Avrei di nuovo affrontato i miei demoni e quelli che il destino mi ha imposto: mia madre, una radio che perde quotidianamente le frequenze radiofoniche, fino a quando calerà il silenzio; i minuti, le ore, le giornate che devo riempire di qualcosa pur di non lasciarmi affogare dai pensieri bui; un lavoro che alla mia età probabilmente non troverò mai più; i conti da far quadrare entro la fine del mese. E quel demone più difficile da combattere: me stesso. Perché ogni giorno contro me stesso combatto una battaglia, un momento sono un acrobata e in un altro un orso che cammina sui pezzi di vetro; un momento butto la spugna e un attimo dopo la raccolgo. Le giornate senza un lavoro sfiancano, la pelle si macchia, i capelli s’imbiancano, le domande si moltiplicano e le risposte si perdono, alcune storie d’amore si sfiatano e altre ti segnano, ed io lì, davanti a un frigo, cercando con il cibo di riempiere ogni vuoto, sempre in bilico tra la voglia di sfanculare tutto e il bisogno di crederci ancora.

014Sotto le nuvole ci sono persone che devo ringraziare, e li integro con quelli della scorsa settimana: Barbara (quest’anno sono 31!), Sorellin, Flavia (la colpevole di questo blog), Marco (next movie?), Candy (tks for the support), Chiara (Dove sei Dr. Tom?), Cinzia (quanto ciavemo da fà a ‘sto lavoro signora mia), Miriam (ma ‘sto cazzo de Reiki dove ci fa andare?), Giulia (moglieeee), Rosanna (giovedì niente gnocchi, solo autori), Irene, Monica, Carla, Simona (di cui ignori tutto ciò) e Cristiano (amico e supporto informatico). Sopra le nuvole ci sono altri soggettoni da ringraziare, ma questi li tengo per me.

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67 thoughts on “INCONTRI RAVVICINATI DEL TERZO TIPO

  1. EM ha detto:

    Mi vengono vari pensieri… uno, a quanto davvero a volte si facciano incontri assurdi nei posti più impensati e ti domandi se c’è un senso preciso o se invece è tutto solo un caso. Poi mi viene da dire che è tanto bello stare sopra le nuvole! Anche se… un paio di scossoni mentre le oltrepassi e giù! ritorni alla vita!
    Ro.. che dire, viaggio memorabile che non dimenticheremo mai, nonostante gli incontri del terzo tipo!!

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  2. Non ti ho ancora mai salutato, nonostante ti legga con vero piacere.
    Mi hai davvero toccato il cuore. Per un attimo sei stato lo specchio dei rimpianti di quell’uomo, la strada che non ha avuto il coraggio di percorrere e, probabilmente, è stato un peggio per lui non scegliere te. Tu hai fatto bene a volare ad alta quota. Un saluto 🙂

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  3. ci sono fili lanciati fuori dalla finestra, alcuni di materiali preziosi, altri molto semplici, alcuni come corde altri fini che quasi non si vedono… tutti in qualche modo aspettano solo di essere presi, annodati e legati ad altri…
    stamattina ho aperto gli occhi, chiusi per pochissimo tempo in questa notte un po’ di gioia e un po’ di rabbia… apro gli occhi e leggo Mela che scrive di piccole cose ( che adoro come l’aria che respiro) e poi c’è un FarfarOrso che parla di felicità… e poi mi ascolto questa

    e penso che sì… ho tanti fili da prendere fuori in giardino, tra peonie e iris che stanno per sbocciare e anche tra le spine della rosa… che non dovrebbe essere qua e invece c’è e la tengo lo stesso… ci sono tanti fili e quelli aiutano a costruirsi il proprio piccolo angolo di felicità… che sarà piccolo ma c’è…
    ( scusa ho preso spazio… ma era per dirti che sei magnifico, scrivi bene e sei una persona bella… non puoi negarlo…)
    Buona liberazione!!

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  4. Mannaggia la passeretta……. Col fatto che era festa non ho assolutamente pensato che ogg era lunedi e qui si mungevano le vacche…….. Azz! E poi lavorando week end mi si sbomballano i giorni!
    Pfui! T’ho detto subito sta cosa e po8 vado a godermi il tuo post che sicuramente sarà bellissimo e farâ benissimo, anche se una sta un po appallottolata, leggendoto di sicuro si stiracchia un pochino….
    Orsotto io lo voglio un caffe con te!

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  5. Buongiorno! Visto che mi leggi domani!

    Ho letto tutto d’un fiato…. Ecco emh…. Mi sono usciti dei lacrimotti giganteschi….
    Io gioco, scherzo, faccio la scema…. Ma mi rando conto che a volte mi sensibilo troppo. Soprattutto da quando ho aperto sto cavolo di blog ed ho conosciuto tutte ste belle persone che sono diventate miei amici di blog….
    Poi ci sono quelli come te, di cui non perdo un post…. Perche dalla prima volta che le leggi ti lasciano qualcosa… In buon sapore in bocca dopo la lettura, che sia di sorrisi e dolcezza, oppure amaro per le riflessini che ti fa fare…
    Oggi sto un po cosi e leggerti mi ha fatto bene…. Una cosa che io dico sempre è che ancje se ora piove prima o poi viene l’arcobaleno e poi torna il sereno…. E che anche se c’é una tempesta, se si ha il coraggio di andare sopra le nuvole, li c’é cmq il sole!
    Porca zozza sto a scrive un poema ma ho 7n sacco di cose nella testolina guarda…. Uff!
    Cmq rome, io solo chiacchierando su un blog non posso far molto,ma se vuoi quando piove allunga la mano che ti passo l’ombrello, oppure ti faccio spazio e ci copriamo col Mio!
    Mado che io parlo sempre troppo e poi dopo mi pento e mi vergogno…. Notte

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    • Ma ti sei sbagliata … hai pubblicato un tuo post sul mio blog 😀 😀 😀 Sulle condizioni metereologiche aspettiamo giorni migliori (?) e in una giornata di sole un caffè ci scappa sicuro. Grazie per le tue parole. nb. scappo dai bimbi

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  6. Non sembrava solo un tuo racconto personale, ma una favola, una storia, l’inizio di un romanzo…credo che dovresti davvero credere di più nella tua scrittura, è dolce, ruvida, ironica, malinconica e intensa…e poi ne esci tu come persona ricca, che certamente sa regalare emozioni. L’ho letto tutto d’un fiato e ti ho immaginato là sospeso tra le nuvole, che protraevi quanto più possibile questo tuo viaggio…

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  7. Non si dovrebbe mai chiedere agli altri se sono felici, checcavolo, se l’ha fatto o tiene ancora molto a te, o pensa spesso alla propria infelicità… credo.
    Non sei uno scrittore eh? Alla faccia!
    (Se sono qui è tutta “colpa” di Alessia eh)
    Ogni bene

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  8. non ci credo….. avevo scritto un commento ma forse oggi con la connessione di cacca che avevo non è rimasto…… uff….. beh….. caro romeo dolce dolcissima creatura del web….. il tuo post emoziona…. e pone domande….. e da risposte…… tu ne sei una….. la risposta è semplice :coerenza…..
    difficile oggi….. rara….. ma possibile. unita a sincerità pura.
    essere se stessi oggi è rischioso, tutti indossano maschere stereotipi modelli…… e tu sei autenticamente te stesso…. caspita quale sfida più grande conosci????? un abbraccio vero autentico stretto e stritolante. a te. ❤

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  9. Nicole ha detto:

    Sei un fiume tumultuoso che scorre sotto terra e quando riemerge da vita ad uno spettacolo bellissimo.
    Io ti amo, amo il tuo scrivere, amo il tuo saltare qua e la formando un grande cerchio che ti circonda e forse a volte ti protegge.
    Come sempre, un abbraccio

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  10. Dici di non essere né un blogger né uno scrittore, Rom…e allora mi dici perché accidentolina con una pila infinita di libri da leggere sul comodino di Sabato mattina l’unica cosa che ho voglia di leggere sono i lunedìrom che mi sono persa? Lo sei Rom, magari non ti senti tale, ma lo sei, a furor di popolo! É uno dei lavori che fossi in te considerare per quando sarai grande…😜 ma lo sai che un Andrea é stato anche il mio primo amore e che le ultime notizie che ho di lui (risalenti cmq a una decina di anni fa) lo collocavano in Spagna felicemente fidanzato con una spagnuola???? E se fosse lo stesso??? OMG!!! Vabbe mi sto facendo troppo film…cmq stamattina mi sa che mi finisco tutti gli arretrati…sei una delle mie droghe preferite😘

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    • Sei più giovane di me, non credo che possa essere lo stesso Andrea e comunque ci pensi fosse così!!!! Gesù che macello 😀 Sullo scrivere l’ho sempre fatto, sai che ho i diari, ma scrivo anche un sacco di altre cose, ma per pudore le tengo sul PC, già a scrivere ‘sto blog mi sto già più che sufficientemente sputtanando 😉

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  11. Vabbè, ma non è che ci passiamo chissà quanti anni…cmq per toglierci ogni dubbio il cognome del “mio” Andrea iniziava con la lettera L…
    Sullo scrivere spero cambierai idea e che condividerai, qui o altrove…se deciderai di pubblicare una lettrice assicurata (ma sono certa che non sarei l’unica) già ce l’hai…Buon sabato sera, Rom :***

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