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SANGUE E FIESTA

“Ami, impari. Sanguini, impari” (You Learn, 1995 – Alanis Morissette)

Peso: – 200 gr

Martedì sera sono andato in pizzeria con HegeLuca. Avevo deciso di aspettarlo fuori casa, dove c’è un piccolo prato. Proprio davanti a me è caduto un bambino, mentre stava correndo per tornare a casa. Nel suo pianto dirotto ho capito che aveva 10 anni ed è uscito, da solo per la prima volta, con il compito di comprare delle uova. Il suo primo incarico “da grande”.

Romeo: “Dai non piangere, non ti sei fatto niente!”

Il bambino: “Sigh sigh sigh mamma! Ho rotto le uovaaaa e anche il cellulareee!!! Sigh sigh sigh!!”

Romeo: “Dai per sei uova, cioè quattro, due sono ancora salve. Dai cazzo non è successo niente.”

Il bambino: “Hai detto cazzo! Mamma dice che cazzo non si può dire! Sigh sigh sigh!”

Romeo: “Va beh l’ho detto così, scusa eh, mica intendo cazzo, nel senso di pisello, cioè capito!”

Il bambino: “Hai detto di nuovo cazzo. Ahhh mamma si arrabbierà con me. Sigh sigh sigh!”

Romeo: “Ma dai le uova te le posso comprare io.”

Il bambino: “E il cellulare me lo puoi comprare?”

Romeo: “Va beh non esageriamo.”

Il bambino: “Sigh sigh sigh!!!! Ma dici che si può aggiustare?”

Lo schermo era completamente frantumato. Era un iPhone della Apple. Inutilizzabile.

Romeo: “Cazzo questo costa uno sproposito!”

Il bambino: “Hai detto cazzo un’altra volta e mamma dice che non si può dire. Sigh sigh sigh!!!!”

Romeo: “Oh merda! La merda la posso nominare?”

Il bambino: “Mamma dice che è più educato dire cacca. Sigh sigh sigh!!!!”

Romeo: “Oh Jesus Christ Superstar! Scusami che lavoro fanno i tuoi genitori?”

Il bambino: “Papà è direttore di banca e mamma lavora in una società che vende petrolio. Sigh sigh sigh!!!!”

Romeo: “Mortacci ma te ne comprano duecento di iPhone!”

Il bambino: “Sigh sigh sigh!! Hai detto mortacci e mam…”

Romeo: “Ehhhhhh ho capito! Mamma dice che non si può dire manco mortacci.”

Lo so, lo so, lo so. Io ho sicuramente un problema di collegamento fra i conduttori elettrici che vanno dai miei neuroni alla mia fottuta bocca. In verità il bambino era simpatico, ma mi stava mandando in tilt. Non riuscivo a farlo smettere di piangere. E poi porca puttana eh, ma quando accompagno i gemelli psicopatici a scuola, sento di tutto e di più. Io faccio finta di niente, non sono il genitore di nessuno, ma non credo di essere l’unico a sentire quando cantano: magica bula chi ti s’incula Bibbidi-Bobbidi-Bu. Oppure quando dicono che Rocco Siffredi ce l’ha di 25 centimetri, magari ignorando la proporzione che il legno sta al falegname, come l’uccello a Rocco Siffredi. E invece davanti a me: il bambino con la lingua lavata con il sapone. Ho chiamato, con il mio cellulare, la madre sul telefono fisso, che il bambino fortunatamente ricordava. È arrivata correndo come una pazza. Ha completamente abbracciato il bambino, a momenti lo soffocava. E per tranquillizzarlo gli ha portato un iPad, una macchina elettrica e la spada laser di Star Wars. Se avesse potuto avrebbe portato tutta Mirabilandia! La mamma mi ha ringraziato, neanche l’avessi tirato fuori dal Titanic e poi sono andati via.

A quel punto mi sono seduto su di una panchina e ho aspettato l’arrivo di HegeLuca. E ho pensato a quel bambino, alla sua innocenza, e che tra non molto arriverà qualche calcio al culo dalla vita, e sulla sua lingua non ci sarà più solo il sapone, ma anche polvere e catrame.

Sarò sentimentale, deficiente, emotivamente instabile, ma c’è un cordone ombelicale che nessuna pinza o morsetto può tagliare, neanche la malattia e la morte sono in grado di farlo. E allora quel bambino mi ha riportato alla mente mia madre, ma quando era ancora lei, prima che l’Alzheimer cominciasse a cancellare la sua vita. Ricordo che da piccolo ero un discreto Gian Burrasca, ne combinavo di tutti i colori, e chissà quanti anni di vita le ho tolto. Ogni volta che piangevo, che mi facevo male, mia madre non mi dava giocattoli, mi copriva di baci, abbracci e poi mi dava del cioccolato, delle caramelle, come se i dolcetti fossero un disinfettante per le mie ferite. Lei andava nel panico quando mi vedeva piangere, non mi trasmetteva solo l’amore, ma inconsapevolmente anche tutta la sua ansia. Io quando la vedevo così ansiosa pensavo che stesse per morire ed io mi sentivo colpevole, perché piangendo le provocavo dolore. Secondo me Freud mi avrebbe mandato in analisi già quando scagazzavo nei pannolini!

Mia madre è figlia della guerra è per lei il cibo da piccola non era così scontato, come lo può essere oggi per la maggior parte delle persone. Se fossi stato un po’ più consapevole le avrei detto: – a Mà se continuo così finisco che mi assumono al circo come bambino cannone che manco entra nel cannone! – Ho finito per associare il dolore al cibo, al dolce, come cura. Ma ero troppo piccolo per capire che il dolore non passava, si attutiva un po’, ma in realtà si nascondeva tra il cacao e gli aromi artificiali delle caramelle. E anche oggi quando mi fiondo voracemente su di un dolce, sento il buon umore arrivare, dura solo cinque minuti e poi sale a galla un senso di colpa. È inutile, ho capito che esiste un dolore che è sordo, che nessuno può sentire, neanche il Dottor House con lo stetoscopio, lo sente solo il proprietario. E non c’è cioccolato o cibo che butti dentro, che riesca a digerirlo e poi finalmente a cagarlo, forse l’unica soluzione è che quel dolore toccherebbe, in qualche modo, solo attraversarlo. Aò lo devo dire, in quel momento una trasgressione me la sono concessa. Sono andato a un tabaccaio e mi sono comprato una Fiesta. Una sola. Giuro, giurin, giurello. Lo so, sono una mia dipendenza. Le vende sfuse. Mi ero appena seduto sulla panchina per gustarmi la merendina, che è arrivato HegeLuca.

HegeLuca: “Testa di cazzo che fai mangi una Fiesta?”

Romeo: “Aò è la prima in quattro mesi. E poi scusa fammi i complimenti, a dispetto del mio caratteraccio non ho ancora sfanculato dieta e blog!”

HegeLuca: “Vero! Questo te lo concedo! Ma è successo qualcosa?”

Romeo: “Nulla di così significativo, magari se mi gira lunedì lo scrivo sul blog! E per la cronaca stasera a cena si sgarra un po’ e si cazzeggia tanto.”

Mentre lui era al telefono con la sua compagna Maria, io ho cominciato a gustarmi la Fiesta. In quel momento ho preso la DeLorean di Marty McFly e sono tornato indietro nel tempo. Avevo all’incirca l’età di quel bambino, credo di aver fatto una caduta storica, e non so se me l’ero cercata, mia madre mi aveva detto quattrocento volte di stare fermo e io invece a correre, fino a quando io Barbaciccio, figlio illegittimo di Barbapapà, mi sono trovato completamente spiaggiato, scartavetrandomi il palmo delle mani. Ho cominciato a piangere, ma talmente tanto che la città era a rischio tzunami. E invece mia madre, per la prima e credo unica volta, non si è lasciata prendere dall’ansia nel vedermi sanguinare e piangere, anzi era stata assolutamente serafica, quasi volesse dirmi che era normale cadere e sanguinare. Sono lezioni da cui impari, mi stava dicendo con lo sguardo. A quel punto ha tirato fuori dalla tasca una Fiesta. Non le avevo mai mangiate. È stata la prima, al gusto tutti frutti, con i canditi all’interno, diversa da quelle prodotte oggi. La pubblicità imperversava all’epoca con il jingle: Fiesta ti tenta tre volte tanto! E a onor del vero avrebbero anche dovuto aggiungere: Fiesta ti fa diventare il culo trecento volte tanto! Mia madre mi ha pulito le ferite con un fazzoletto, poi mi ha baciato e mi ha accarezzato i capelli, e mi ha detto quelle parole, che custodisco gelosamente fra i tessuti muscolari del cuore e il grasso sparso sul corpo, che riaffiorano sempre tutte le volte che mangio una Fiesta: Rò non piangere. Sei grande ormai. Vedrai che presto il dolore va via.

019 Luca ed IoGrazie Luca. Grazie Maria, quella sera non c’eri ma ci sei sempre nel mio <3. Grazie alla cameriera per averci fatto la foto. Grazie bambino con la lingua lavata con il sapone. E grazie anche te Fiesta.

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83 thoughts on “SANGUE E FIESTA

  1. Cadere è normale, inevitabile… fondamentale per capire i limiti e imparare a superarli, anche con una Fiesta se è il caso, ECCHECCAZZO!
    Cadere fa paura, quel dolore sordo di polvere e pietruzze appena sottopelle una volta provato ti rimane dentro, inutile negarlo… abituarsi alla possibilità del dolore non è cosa facile, per ricordarlo, tenerlo presente e andare comunque avanti…ci vuole un bel po’ di coraggio e tu ne hai, tanto
    di nuovo un meno!…. DI NUOVO UN MENOOOOOOOOO!!!!!!!!!
    …con fare baldanzono salta sulla scrivania facendo bolle di sapone, parte una musica da parata e il supermegaFarfarOrso viene portato in trionfo, tra coriandoli e petali colorati!!!!
    ❤ buona settimana splendore!

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  2. io ho dipendenza di che se salate cosa vorra dire…
    caro romeo, il pianto di un bambino riesce a perforare il cuore entra nei meandri più oscuri dell’inconscio, le paure le angosce le diverse sfumature di quel pianto…. facendo solo eccezione per il pianto da capriccio inevitabilmente generano sensi di colpa… diretti indiretti… boh…. però è qualcosa di insopportabile.
    ho sentito le tue emozioni…..
    per il resto… beh…. 😊 sapessi come devo sforzarmi di non infilare nei discorsi una parolaccina piccola piccola,bwl mio karma dovevo essere scaricatruce di porto…. però ahhhhh certe volte come sanno rendere e rafforzare le parolacce niente di più.
    bacio.
    aspettavo questo post. adesso inizia l’astinenza fino a lune prox.

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    • Sono un po’ uno scaricatore di porto pure io, il problema è che il bambino mi ha messo in crisi! Vedi alla fine ci si sforza di non essere come i nostri genitori, per lo meno, in quegli atteggiamenti che sono un po’ spigolosi, ma alla fine ci si finisce per assorbirli in pieno. In fondo alla fine io ero nel panico, come mia madre lo era con me quando mi facevo male. Un abbraccio 🙂 Sull’astinenza sopravviverai 😉 come per tutte le altre cose

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  3. So che quello del tuo post lunedico (uhm, devo iniziare a smettere di sniffare i prodotti con cui pulisco perché mi pare che tanto bene non mi facciano) è un appuntamento immancabile, e come ogni appuntamento che si rispetti devo essere pronta, comoda e con tutto il tempo da potergli dedicare, perché la vita va gustata non sbranata famelicamente…..
    Così mi sono accomodata con le fragole che ho appena colto in giardino e si, ho dimenticato di lavarle perché ero ansiosa di leggere e una l’ho mangiata co la terra, orrore e disgusto ma tutto ha preso un altro colore quando mi sono catapultata nella tua quotidianità.
    Perché quel bimbo forse le sensazioni di dolcezza e amore che ti ha trasmesso tua madre con sacrificio, difficilmente le potrà vivere in un ambiente così ovattato dal benessere….
    Perché un iPhone rotto oggi è un iPhone nuovo domani, senza aspettare, senza il gusto di lottare per qualcosa e guadagnarselo con fatica, e poi goderselo il doppio (o il triplo, nel caso della fiesta..)
    Certo, non dirà cazzo sto bimbo ma secondo me meglio un cazzo oggi che un cazzone domani, senza ipocrisia, perché non penso sia una parolaccia che ti cambia la vita in bene o male (tranne se fai il prete e ti parte un Cristo finché dici messa, forse).
    Sei adorabile quando racconti la tua vita, con tutte le sue ferite e cicatrici, diventano quasi un trofeo che ti fa comprendere quanto sei andato avanti, quando hai sofferto ma anche quanto di buono hai vissuto, penso siano davvero fortunate le persone che hai intorno a poter ogni giorno vivere un pezzetto di te, un pezzetto di vita colorata, forse caotica, magari incazzato ma sempre genuina.
    Mi sto odiando per continuare a scrivere dei commenti che manco Dante e tutta la divina commedia, scusami prometto che tentero di disintossicarmi dall’ammorbamento del commento (pure la rima!!😂)
    Oggi dovresti essere in giro a fare il turista per la tua splendida e un po bistrattata città, quindi buona giornata Romeo!

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    • Sì Fra ero in giro infatti! Il bambino era comunque delizioso e simptico, e che mi ha mandato nel panico. Sul resto mi spiazzi, perchè il tuo commento mi lusinga e mi commuove. Per molte cose sono molto fortunato, come ad esempio le persone che mi sono accanto, spero che si sentano fortunate altrettanto anche loro ad avermi come palla al piede 😉 Grazie Fra!!!

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    • Eh mò… meravigliosi!! 😀 La mia vita è molto ordinaria, pure troppo, e che forse è il modo in cui la racconto che limo un po’ i suoi angoli! 😉 Grazie Erodaria. Grazie. E non so se te l’ho detto ma grazie.

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  4. E di nuovo…. Tra una parolaccia e un’apparente cretinata hai schiaffato na vifra di veritâ… Quel bambino tanto fortunato Non é… Capirà presto che non arriverà sempre mammina con il cell nuovo… Bah!
    A me le fieste non piacciono… E quelle li di quando eri bambino non le conosco…
    Per crescere si deve per forza cadere…
    Fortunati i tuoi amici ad averti intorno.
    Ora sarai a fare il turista…
    Basta che ho promesso non avrei commentato troppo… Meno di cosi non riesco proprio… 😁😘

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    • Adesso sai perchè mi piacciono. Sono legate a questo mio ricordo 😉 Sì anche oggi ho fatto il turista. Devo riempire i miei lunedì. Sono io fortunato ad avere intorno loro. E poi mi piace quando commenti, esce fuori tutta la tua allegria e anche un po’ di quella malinconia che forse ti appartiene! O sbaglio? 😉

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      • Infatti di sicuro é una cosa inconscia questa della fiesta… Ci cerchi affetto e protezione… Un affetto particolare, una conferma…
        X te puó essere brutto dover riempire un lunedì… Ma questo é un bel modo! E poi sai mai che passeggiando passefgiano incontri qualcosa che sa di buono!
        Gli amici sono fortunati a vicenda!
        Mi escono un sacco di parole… E non ho sto bel dono della sintesi… Io soNo positiva, allegra, rido e scherzo, faccio la scema… Ma come tutti ho i miei momenti.. E ci rimango male anche per un nulla se mi interessa qualcosa o qualcuno… Non la chiamerei malinconia, non so come chiamarla… E tu sei cosi sensibile orsotto, che sei andato sotto l’apparenza! Ecco perche io voglio essere il tuo giulietto! 😁

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      • Si capisce da quello che scrivi come sei, anche fra tutti i milioni di puntini che sei capace di ulizzare. Mi fai ammazzare. Con te mai una virgola 😉 E comunque Lia è molto fortunata.

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      • ahah! i puntini… quanto me piacciono! non je la fo a non usarli! scint dice che con i puntini appiccio l’aria condizionata!!! 😀
        tante volte sarebbe bello provare ad essere diversi, vero? ma poi ci piacciamo per come siamo! punto.
        ,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,, ecco le virgole!
        lia se è fortunata non so… io ci provo!
        baciuzzi tesò!

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  5. Adoro Alanis :3
    Io pure avrei detto le parolacce di fronte al bambino, però sono ormai cose normali che dico sempre O: infatti una mia amica mi cazzea sempre quando le dico davanti a suo nipote (che ho sentito dirne peggio delle mie XD)… Mi fa pensare a questa scena!
    Mia nonna mi raccontava sempre la storia di quando era piccola e il fratello non voleva mangiare il pane di segale, allora lei cercava di risparmiare il più possibile per cercare di comprargli quello di grano… E poi, una volta arrivato il boom economico, è diventata la tipica nonna del “sei deperito”! Non è che il segreto è tutto nel periodo della guerra?

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  6. Che meraviglia Rò e che buona la “vera” fiesta con i canditi. Il cibo riempie il vuoto per un poco, lo zucchero intossica il dolore di dolcezza, non passa ma almeno per un attimo sembra faccia meno male.
    Dovremmo avere il coraggio di urlargli in faccia un bel vaffanculo e farlo spaventare una volta per tutte…… Un abbraccio forte ❤

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  7. I bambini mi mettono ansia, non so mai come comportarmi… Mi hai fatto ricordare di quando mi avevano quasi investito con un trattore (! renditi conto! 🙂 ): non mi ero fatto niente ma piangevo perché la bici era distrutta, intendo proprio perché mi dispiaceva per la bici (!)… Ovviamente non ho ricevuto regali, ma il bello è che non me li aspettavo e insomma è tutto bene quel che finisce bene.
    Insomma ogni fiesta è un viaggio nel tempo… allora sei proprio bravo a resistere! (e noto che la dieta prosegue molto bene)
    E la chiusa… beh, cosa potrei aggiungere?
    Ogni bene!

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    • Con il trattoreeee? E la madonna de holiday!! Penso che avrei pianto anche io per la bicicletta, e di sicuro avrei preso a calci il trattore! Sì la fiesta è un viaggio nel tempo, ma il teletrasporto può avere un po’ troppi danni collaterali, sul culo soprattutto 😉 Grazie. Le tue parole sempre take away 😀

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  8. … e no,perché se io c’ho fretta i tuoi post mica me li leggo. No, no. A me piace centellinarli parola(ccia) per parola(ccia) 😉 … Inizio a leggere col sorriso e poi … sbabam… arriva la “verità” che mi fa riflettere… e mi incanto… e poi mi incarto nel commento perché vorrei dire mille cose ma le han già scritte i blogger prima di me… e…. chapeau, Romeo.

    (-200 😉 yeaaah! )

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  9. Per fortuna mia mamma per farmi passare lo spavento mi diceva di bere un bicchiere d’acqua fresca.. Ahah!
    Non sapevo che tua mamma soffrisse di Alzheimer. Ci sono passata con mio papà e so quanto è frustrante e doloroso perdere un pezzetto di loro ogni giorno.
    Ti mando un grande abbraccio!!!

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  10. porca miseria!, ero convinta di trovare un nuovo post, ma oggi è SOLO venerdì.
    caro orso inventati qualcosa, ché se il 31 dicembre chiudi bottega è facile si scateni una sommossa popolare… 🙂
    (splendido pic-nic con IL gentiluomo ieri

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  11. LuminariaSprecata ha detto:

    Io adoro leggerti. Sei una fiesta, fai lo stesso effetto: è buona ma sai che se vai fino in fondo ti fai male. Dietro l’apparenza di un tuo racconto scanzonato si affaccia la vita con i suoi ordinari problemi, le défaillance, le amarezze colmate con surrogati ancor più nocivi. Dietro le tue righe c’è la vita, quella vera, quella che fa rumore, scalpita, ha urgenza. Quella della parole colorite mescolate a riflessioni hegeliane. La vita che ti ostini a vivere col sorriso,perché sei più forte di tutto.

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