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NIENTE KRYPTONITE

“Il problema è che non mi conosci” (Father and Son, 1970 – Cat Stevens)

Peso: – 200 gr

Mi piace pensare che nello scorrere della vita, nell’affrontare la nostra giornata, tutti siamo supereroi e come ogni supereroe che si rispetti, ci sono sempre uno o più punti deboli che ci appartengono. Questo fine settimana l’ho passato con i miei genitori, più che altro a dare una mano a mio padre, che poraccio, con l’Alzeihmer di mia madre, oggettivamente il dito più grosso al culo l’ha preso lui. Ora la svalvolata è nella fase in cui a tratti non lo riconosce e lo caccia via. Ma chi sei? Che vuoi? Guarda che chiamo mio marito. Ecco cosa gli dice. Mio padre ora dorme sul divano. Si rifiuta di dormire nella mia vecchia cameretta. Quelle volte che non lo riconosce viene sbattuto fuori casa. Allora cosa ci siamo inventati? Mio padre, alias Clark Kent, quasi ottantenne, non diventa Superman, ma l’idraulico, il fabbro, quello che legge il contatore del gas, l’autista, l’antennista e quello che ci viene in mente nel momento esatto in cui la svalvolata comincia il suo show.

Mamma: “Ha finito di riparare il tubo del bagno?”

Romeo: “No mamma, stai tranquilla, ci vuole molto tempo, probabilmente l’idraulico impiegherà tutta la giornata per la riparazione.”

Mamma: “Tutta la giornataaaaa? Ahhh quest’idraulico non sa fare un cazzo. Tuo padre appena lo vede lo sbatte fuori di casa!”

Ed eccoli lì. Mia madre senza filtri con il suo linguaggio forbito. E mio padre che smadonna, mentre finge di riparare il tubo. Sbattuto fuori dalla camera da letto, da casa sua, dopo trent’anni di mutuo, licenziato come marito e anche come idraulico, fabbro, antennista. Licenziato in qualsiasi ruolo goffamente interpretato. Per fortuna alla svalvolata verso il tardo pomeriggio si scaricano le batterie (complici anche i farmaci) ed io e mio padre ci troviamo seduti sul divano. La mia famiglia ha la sua storia, come tutte d’altronde. Mia madre è stata abbandonata quando aveva due anni, mio padre invece è sempre stato un uomo taciturno, cresciuto da due genitori anaffettivi. Non mi ha mai fatto gli auguri al compleanno, non sa qual è il giorno (neanche quello dei miei fratelli), era mia madre la “memoria” di ogni evento. Non mi ha mai detto ti voglio bene, non perché non me ne volesse, semplicemente perché non è mai stato in grado di dirlo. Ma questo l’ho capito solo in età adulta. Certo letto in questa prospettiva: la svalvolata abbandonata, il supereroe taciturno, il figlio frocio, davvero è il caso di dire che a noi Dolce Remì ce spiccia casa! No! Ci sono situazioni peggiori. Dai miei ho ereditato pregi, ma anche tanti difetti, tutti quelli che di loro non sopportavo, me li sono trovati nel dna.

Alla fine della giornata stanchi sul divano, abbiamo cominciato a chiacchierare. Per essere precisi: io a parlare, lui ad annuire. Le cose che ho scritto su questo blog sono l’equivalente di tutte le parole che mio padre ha detto nella sua vita. Eppure è un supereroe per me, e non lo dico perché è mio padre, o forse sì, so che ha sempre dato il massimo, senza mai chiedere nulla in cambio. Non abbiamo fatto chissà quali viaggi, non abbiamo avuto nessun lusso, ma le cose essenziali non sono mai mancate. Lui è davvero Superman. E si sa che il punto debole di Superman è la kryptonite. Ecco perché quando eravamo sul divano ho cominciato a raccontare un sacco di cazzate. Lui ha già mia madre, perché dovergli dare un ulteriore peso? Gli ho detto che va tutto bene, che lavoro, che guadagno un sacco di soldi, che non sono in ritardo mai con le bollette o con l’affitto (mentre dicevo questo pensavo a tutti i mortacci tua che mi sono beccato dal proprietario di casa). Gli ho anche detto se potevo aiutarlo con le spese, magari insieme riuscivamo a prendere una badante, ma lui ha rifiutato categoricamente. Ha detto che devo pensare a me, ad andare avanti con la mia vita e che alla mamma ci pensa lui. Non mi ha mai chiesto se ho una ragazza. Sa che sono gay? Mia madre lo sapeva (ma adesso file not found, e sono sicuro che non si è mai confidata con lui su questo). Lo sanno anche i miei nipoti, ma lui? Quanto mi conosce mio padre? E quanto conosco davvero i miei genitori? Loro che ai miei occhi sono sempre stati yin e yang. Si sono sempre amati? Hanno ceduto al tradimento? Mi verrebbe da dire di no, ma magari è successo e hanno cercato di proteggere i figli da un dolore, da una pepita di kryptonite che forse avrebbe danneggiato l’immagine del concetto di famiglia. Chi può dirlo.

Poi ci siamo concessi il nostro rito e abbiamo visto sul divano un film insieme. Mio padre ama i film d’azione. Ho provato con Bruce Willis e Tom Cruise, ma a uomo di quasi ottanta anni, con la licenza media, come cazzo faccio a spiegargli durante i film: la caduta dei firewall che hanno permesso ai virus di infettare il sistema; una guerra cibernetica; che cosa è internet e tutto ciò che funziona con la tecnologia. Alla fine ho trovato i suoi eroi: Steven Seagal e Jean-Claude Van Damme. Io penso che la trama dei loro film non possa essere minimamente paragonata neanche alle più grosse cagate che ho prodotto dopo i miei peggiori attacchi di bulimia. Comunque per mio padre sono abbastanza elementari: il cattivo che fa una bravata e il buono che gli spezza le ossa. Non c’è altro da aggiungere. E in quel silenzio, a modo nostro, comunichiamo.

E il weekend è volato e domenica i miei mi hanno accompagnato alla stazione. In questo caso mio padre diventa l’autista di taxi. Facciamo uscire mia madre con la scusa di un giro turistico per la città. La dinamica è sempre la stessa se mia madre è su un altro pianeta. La saluto e dico: – Mamma adesso l’autista ti accompagnerà a casa, ma dopo verrà un idraulico a sistemare il tubo (sempre mio padre n.d.s.), poi passerà l’elettricista per riparare il fili del lampadario (sempre mio padre n.d.s.) e anche l’infermiere che ti darà le medicine (sempre mio padre n.d.s.). –

Poi provo a salutare mio padre. Non faccio mai in tempo a dirgli di stare attento alla mamma, che lui con la mano mi dice di correre che altrimenti perdo il treno. Non mi ha baciato e abbracciato. I sentimentalismi sono la sua kryptonite. Forse avrebbe rischiato di piangere, di lasciarsi andare, di urlare al mondo che la vecchiaia ha il sapore di un caffè bruciato e che la malattia è una bastarda senza cuore. Clark Kent non può mettere al chiodo il suo costume. Non ancora. Mio padre ogni sabato mattina fa venire una parrucchiera in casa per tingere i capelli bianchi di mia madre, per farle una messa in piega, forse crede, spera, sogna, che mia madre guarirà, che si ricorderà di lui e quando succederà lei dovrà avere i capelli in ordine, proprio come quando era in salute. Eh già, in salute e in malattia, nella buona e nella cattiva sorte. Mia madre che ha cercato un riscatto nella famiglia, lei che una famiglia da piccola non l’ha avuta, l’ha trovata nel supereroe che vive nei silenzi.

Io sul treno ho ripensato al mio pesantissimo weekend. E in quel vagone pressoché vuoto ho tirato fuori il computer e ho cominciato a scrivere. Il lunedì comincia con la bilancia, con il blog e la mia vita incasinata. Poi è arrivato il controllore. E mentre cercavo il biglietto nel mio portafoglio, ho trovato uno strano bigliettino piegato con dentro 300 euro. Forse un genitore conosce un figlio più di quanto si possa immaginare, sa quanto racconta le bugie, legge sul viso la stanchezza di una giornata, il disperato bisogno di credere in qualcosa, vede un amore che ruba le ore del sonno, la preoccupazione per un esame, quando svolge un lavoro deprimente o quella paura di perdere chi si ama. Io non sono padre e mai lo sarò, ma credo che puoi avere 2, 5, 10, 20, 30 o 40 anni, e se hai la fortuna di vederli crescere, i tuoi figli non smetti mai di proteggerli, da tutto e da tutti. Come canguri continueranno a metterci nel loro marsupio, per attutire i rumori del mondo. E a quel punto ho aperto il bigliettino. Una sola parola, che sembrava scritta con delle zampe di gallina inumidite in un calamaio. C’era scritto: ciao. Cazzo, chi l’avrebbe mai detto che quell’unica parola, durante il mio viaggio di ritorno verso casa, sarebbe stata la mia kryptonite.

025 Father and SonFather and Son.

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119 thoughts on “NIENTE KRYPTONITE

  1. Ora prendo tutte queste parole e le piego con cura, un rigo alla volta e poi ancora e ancora fino a farne un pacchettino minuscolo. Poi le metto nel taschino insieme a silenzi che conosco bene e che per me non torneranno più.
    Non avrei mai detto che mi sarebbero mancati ma, leggendo ho capito che mi mancano e darei qualunque cosa per risentirli anche solo una volta. E basta, chè sto bagnando i panni da stirare ma non con l’acqua ❤

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  2. Em ha detto:

    Caro Romeo,
    qui stiamo crescendo un sacco! Complimenti per come, sempre meglio, riesci a regalare emozioni con l’uso della scrittura. Grazie! Non vedo l’ora di abbracciarti forte.

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  3. Non servono parole. Le “cose” importanti non hanno bisogno di essere descritte e definite , messe in scatole che attribuiscono confini e tolgono pezzi di senso. Niente limiti. Mamma, papà, figli, famiglia e amore. Puoi solo esserlo e viverlo. Come nello sguardo di una papera o nella comprensione “superiore” di ciò che si è. Ci si etichetta per darsi un senso ma il vero senso non sta nell’ etichetta. Vero Ro caro? Buona settimana 💙

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  4. Mamma mia che pezzone !!!
    Tralasciando i sentimentalismi che faccio fatica a contenere alle 8 del mattino, scritto da Dio, apertura mentale fantastica (sia tua che di tuo padre), super emozionante.
    Sarei curioso di capire cosa potrebbe succedere se questo pezzo lo leggesse l’idraulico…e anche l’elettricista….e l’antennista….e il fabbro….

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  5. Lacrime, che non sono riuscita a trattenere di fronte a questo…….
    E niente, tu le emozioni riesci a trasmetterle in 3D e mi trafiggono ogni volta con la loro dolcezza, malinconia, preoccupazione, amore, tristezza come una freccia scoccata da una balestra a distanza ravvicinata….

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  6. l’amore più grande e sincero non fa mai rumore e non si rinchiude in parole dolci e amorevoli perché nessuna parola al mondo può descrivere quel sentimento… e per raccoglierlo ci vuole un animo buono e sensibile, un’attenzione che mi pare di vedere in te… che in quel “ciao” hai raccolto tuttol’amorechec’è…
    Splendido, come sempre

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  7. scrittore5-5 ha detto:

    Caro Romeo, ti leggo sempre con un certo animo. E’ veramente bello leggerti. E un pò triste sapere e constatare che in alcuni ambiti questo mondo non ti ha ripagato del tutto. Ma con chi lo fa, poi?
    Sii sempre orgoglioso di te, di quell oche sei e dei tuoi supereroi. Più forti di tanti fumetti a basso costo.

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  8. I genitori sono osservatori attenti e silenziosi guerrieri …
    Tracciano costantemente linee guida per tenerci al sicuro, nascosti nel backstage.
    Senza richiedere nessun applauso, sono in grado di risolvere tutto e fingere di non aver fatto nulla …
    Con questo scritto, mi hai commossa!
    Buona settimana Romeo!

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      • no, io non piango mai. ero andata a vederlo sperandoci…
        l’ultima volta ho pianto un paio di anni fa, al termine di una lezione di yoga: ho pianto il bimbo che ho perso, svariati (importanti) guai di saluti familiari, la fine di una relazione.
        e poi più niente fino allo scorso anno quando mi sbalinavano gli ormoni, ma lì piangevo per cose tipo “alla coop hanno finito il pane integrale” per intenderci 😀

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  9. Ciao Romeo, leggevo e intanto pensavo che avrei voluto commentare tante cose, ma adesso c’ho tutto un groviglio dentro. Un groviglio di tenerezza. Allora ti scrivo solo questo: mi è piaciuto tanto, mi è piaciuto con il cuore. A presto.

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  10. gloriavanni ha detto:

    Fantastico, potrei dirti mi hai letto nel pensiero, chiederti se il tuo babbo conosce per caso il mio, se la tua mamma incontra qualche volta la mia che ormai non parla più, non esce più, non mi riconosce più… però tu hai tirato fuori una meraviglia di post e grazie ad #adotta1blogger ti scopro e ti seguo! Grazie 🙂

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  11. stavolta solo…. sei piu unico che raro!
    ogni famigli ha un suo cuore pulsante, un suo vissuto e un suo modo di essere…
    ti par poco stare vicini in silenzio senza parlare… lui ti sente… non c’è bisogno di che sa quali parole…
    quanto ci starebbe bene mi un’abbracciozzo? uno di quelli dove stringi tutta la ciccia che c’è e la capoccia si spiaccica sulla spalla! fa finta che te l’ho dato!

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  12. Mannaggia a te, Romeo, io che non piango mai non riesco a trattenere la commozione! Mi hai fatto rivivere momenti che ben conosco, una malattia su cui forse potrei scrivere un trattato non medico ma di comportamento verso chi ne è colpito, suo malgrado, azioni, parole, attenzioni, finzioni che si imparano strada facendo e che, riviste a posteriori, fanno rivalutare le priorità. Anche di illusioni, pensare che tutto sia reversibile, come se il bianco dei capelli potesse un giorno ritornare un bruno caldo senza tinta.
    Una pagina di vita meravigliosa, tu e tuo padre avete la stessa sensibilità, ecco cosa hai ereditato da lui. E chi ha mai detto che l’amore debba essere “urlato”? Quel bigliettino, oltre a essere diventato il tuo punto debole, è tuo padre.
    La discrezione e il rispetto con cui hai condiviso questo pezzo di vita è per me indimenticabile.
    Grazie! ❤
    Primula

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  13. Un pò ti odio quando mi fai piangere come una scema davanti a uno schermo di sabato pomeriggio, ma tu hai il superpotere di farti, comunque, adorare di più! Oltre a quello di scrivere in un modo che ti fa passare dal riso, al pianto, al puro incanto di fronte alle verità davvero difficili da mettere nero su bianco…ma tu puoi: sei unico! I missed u ❤

    ps. mi vien voglia di fare un Quote Challenge solo per te (e senza aspettare Natale:P)!

    "urlare al mondo che la vecchiaia ha il sapore di un caffè bruciato e che la malattia è una bastarda senza cuore."

    "Forse un genitore conosce un figlio più di quanto si possa immaginare, sa quanto racconta le bugie, legge sul viso la stanchezza di una giornata, il disperato bisogno di credere in qualcosa, vede un amore che ruba le ore del sonno, la preoccupazione per un esame, quando svolge un lavoro deprimente o quella paura di perdere chi si ama."

    "Come canguri continueranno a metterci nel loro marsupio, per attutire i rumori del mondo."

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      • ahahahah lo vedi che è vero…dal riso al pianto in un nanosecondo…non sono generosa, anzi, concordo con quanti dicono che hai un incredibile talento innato per la scrittura ed era solo il mio modo un pò maldestro di dirtelo! 😀

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      • per niente maldestro …. e che io sono uno che ha sempre pensato di valere poco (sotto tanti punti di vista, ma per un background personale) e quando qualcuno mi fa i complimenti mi scardina la mia realtà 😀

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      • Questo blog è una chilo-terapia…. non mi sarei aspettato certi commenti, in fondo racconto la banale vita di un gay bulimoco e disoccupato! Ma deco essere sincero che per alcune cose mi ha fatto anche tanto bene. Anche essermi messo in discussione un pochetto pochetto 😉

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      • Penso tu abbia fatto tanto bene anche a chi ti legge e smettila di darti etichette che lo sai bene che dietro ogni persona c’è sempre molto, ma molto di più…tu racconti, spesso senza veli e mezzi termini e con uno stile di scrittura che cattura come pochi, la tua vita o i pezzi di vita che scegli con cura ed amore di condividere con noi. Altro che blog chiloterapeutico è molto, ma molto di più e anche senza conoscerti credo ti rispecchi…anche tu sei molto, ma molto di più di quello che credi!

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