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E SE PER UN SOLO GIORNO…

“Nel cerchio della vita, è la ruota della fortuna, è l’atto di fede” (Circle of Life, 1994 – Elton John)

Peso: – 200 gr

La mia è stata un’estate di fuoco. Non mi sono fermato un solo giorno. Sono successe tante cose. Anche troppe. L’unica settimana in cui ho avuto la possibilità di fermarmi, è stata quando sono stato con mia madre. E certamente stare con lei non è come andare in una Spa. La maggior parte delle volte per riempire la sua giornata la portavo in Chiesa. Mia madre è sempre stata una grande credente. Ogni volta mi ripeteva sempre che dovevo avere fede nella vita, dare una seconda possibilità agli eventi, che dietro le tragedie c’è sempre una spiegazione. Peccato che il suo credo non era mai in grado di dare una risposta ai miei interrogativi. La sua risposta è sempre stata: – Io ho fede nella vita -. Io che non mi confesso da quando i dinosauri si facevano il bidet nel Tevere, con gli anni, per una serie di questioni personali, mi sono inaridito su quest’aspetto. Un mercoledì pomeriggio siamo andati a messa.

Mia madre: “Hai qualche soldo per l’offerta.”

Romeo: “Non ho spicci mamma. Ho solo un pezzo da venti euro.”

Mia madre: “Bravo! Fai l’offerta alla Madonna che tanta grazia ci ha fatto.”

Romeo: “Venti eurooooo? E poi quale grazia? Non mi pare che te ne abbia fatta una. Piuttosto i venti euro li do a quell’uomo che sta fuori la Chiesa.”

In quell’istante un uomo seduto davanti a noi, che vive nel palazzo dei miei, si è girato, perché evidentemente aveva sentito la nostra conversazione. E dal suo banco ha esposto la sua non richiesta opinione.

L’uomo: “Ma non ti vergogni.”

Romeo: “Vergognarmi di cosa?”

L’uomo: “Io a quelli come te non li farei mai entrare in Chiesa.”

Romeo: “A quelli come me? In che senso scusa?”

L’uomo: “Hai capito benissimo.”

Romeo: “Ah ho capito, mentre dovrebbero fare entrare quelli come te. Ti piacciono proprio le ventenni eh. Non riesci proprio a dire no alla carne fresca. Ho saputo del tuo terzo divorzio causa peluria giovane.”

A quel punto si è alzato, rosso in volto e ha cambiato banco. Tutti lo stavano guardando, anche perché il mio commento non è stato fatto volutamente a bassa voce. Per fortuna mia madre con la mente era assente in quell’attimo, in passato mi avrebbe mollato un ceffone. La prima motivazione sul perché io non dovrei entrare più in una Chiesa? Perché aveva ragione, quelli come me non dovrebbero entrare in Chiesa, e non per la motivazione che implicitamente lui sosteneva, semplicemente perché mi lascio trasportare dalle provocazioni o dalle offese e soprattutto in luoghi non del tutto adatti. La messa poi pian piano è scivolata via. Non ho ascoltato quasi nulla, ero perso nei miei mondi, ancora più lontani di quelli di mia madre. Poi l’ho accompagnata a prendere la Comunione. E mentre eravamo in fila, mia madre sembrava una santa che elargiva la fede ai suoi fedeli, dando una pacca sulla spalla a tutti quelli seduti, dicendo: – Buona vita; buona vita fratello; buona vita sorella -. Ed ecco che tutti la guardavano: amici, conoscenti, sconosciuti; tutti con lo stesso sguardo impietosito e a tratti imbarazzato. I loro occhi dicevano: poveraccia non è più la stessa donna. Non capisce più nulla. Seconda motivazione perché io non dovrei entrare più in una Chiesa? Perché in quel momento li odiavo tutti. Forse perché non avevano il pudore di nascondere il loro pensiero o semplicemente perché stavano dicendo la verità; in fondo il loro sguardo non era altro che il riflesso del mio. Quando poi mia madre ha preso la Comunione, il prete si è rivolto a me dicendo: – Il corpo di Cristo -. Ed io assolutamente impreparato, perché avevo solo accompagnato mia madre, ho risposto: – Ehm il corpo? No grazie, sono vegetariano -.

Ed eccolo là: chi la fa l’aspetti. Il karma pronto a incularmi senza manco usare la vasellina. Mentre giravamo le spalle al prete, che mi guardava con gli occhi fuori dalle orbite e la bocca aperta, noi tornavamo al nostro banco. E questa volta tutti guardavamo me, soprattutto perché mia madre ci aggiungeva un discreto carico da undici dicendo: – Mio figlio ha rifiutato il corpo di Cristo perché è vegetariano -. Un’altra motivazione per cui non dovrei entrare in una Chiesa? Perché avrei dovuto chiudere quella mia fottuta bocca e prendere quella cazzo di ostia, come fanno tanti che hanno più scheletri nell’armadio del mio. Non mi sembrava il caso di rivolgermi a Dio, perché mi liberasse da quella situazione imbarazzante, dopo aver mostrato una parte discutibile di me e soprattutto dopo essermi rifiutato di donare alla Chiesa 20 euro. E allora io che nella vita mi sono sempre sentito ingombrante, di troppo, mi sono appellato al direttore generale della Marvel affinché per una volta esaudisse il mio desiderio, è attivasse il potere che ho sempre sognato di avere: quello dell’invisibilità. Macché ‘sto cazzo, ero super visibilissimo in quell’imbarazzante red carpet. Io non volevo essere maleducato, irriverente, sarcastico o idiota, come sono sembrato in quel momento. La verità è che il rapporto con la fede è sempre stato fallimentare. Una relazione fatta di: ti lascio, ti prendo, ti capisco, non ti capisco, che vuoi, che non vuoi. Quelle relazioni stancanti che non ti portano mai da nessuna parte. Negli ultimi anni poi i dubbi sono aumentati, soprattutto quando le certezze si sono disintegrate. Forse non sono stato fortunato neanche con i preti. Magari se avessi incontrato qualcuno davvero bravo avrei un’idea diversa. Non lo so. Quelli che ho incontrato li ho conosciuti nel posto sbagliato: fra le lenzuola. Loro non me lo avevano detto, l’ho scoperto sempre io dopo e comunque in quelle occasioni non erano certo lì per lavare le mie colpe con il corpo di Cristo. Non c’era niente da fare, lei me lo ripeteva sempre: – Devi avere fede nella vita -. E lo diceva lei che ha avuto abbandoni, lutti importanti e un sipario che sta calando su di un finale amaro.

E mentre tornavamo a casa pensavo: come si fa ad avere fede quando nella vita non sai se arrivi a fine mese con quello che guadagni; quando l’onestà e l’impegno contano quanto il due di spade in una partita a briscola; quando una malattia ti porta via un affetto; quando nasci con un handicap; quando una nave affonda con delle persone che cercavano una vita in una terra promessa; quando una notte un terremoto ti porta via tutto, dallo spazzolino da denti fino alla vita di tuo figlio, e se sei fortunato ti ritrovi vivo e con solo un pigiama addosso. Bisogna avere fede perché ci sono eventi a cui non sappiamo dare una spiegazione? O semplicemente perché se non hai fede non riesci a dare una forma al tuo domani? Perché dietro la sofferenza dobbiamo sempre cercare una causa? E un disegno divino ci aiuta davvero ad attutire il dolore? Riesce davvero a camuffare il sapore di una fetta di pane spalmata con del fango?

Poi è scesa la sera, di un’altra giornata lunga, pesante e decisamente di merda. E mentre mettevo a letto mia madre, mi ha detto: – Ma tu chi sei? – E in quel momento io non avevo nessuna risposta da darle, un po’ come nella vita, dove le risposte si smarriscono e le domande sono un’eco senza fine. Le ho dato il bacio della buonanotte, mentre i miei occhi erano in ammollo nella salamoia. In fondo ci sono dei viaggi che sono di sola andata, che non hanno un ritorno, esattamente come il suo. Eppure in quel momento ho pensato a una cosa assurda: e se tornasse per un solo giorno? Che cosa le chiederei? Che cosa vorrei che mi portasse? Magari le parlerei di me. O forse vorrei che lei mi parlasse di sé, di tutto quello che non so. O potrei chiederle di farmi la torta con la ricotta, il cui profumo aleggiava per tutto il palazzo. O forse mi farei ridire tutte quelle prediche, che facevo finta di ascoltare, ma la maggior parte delle volte le chiudevo il telefono in faccia o lo tenevo distante dal mio orecchio. Erano sempre le solite cose: il figlio che non si era sposato, che non sapeva chi frequentava, che ha perso il lavoro improvvisamente e che non sapeva che fine avrebbe fatto (su questo eravamo d’accordo). Chi l’avrebbe detto che mi sarebbero mancate pure quelle. Eppure ancora una volta a galla sono salite le mie contraddizioni, perché mentre le cicale emettevano il loro stridulo canto, tipico delle calde giornate estive, e il volume alto di un televisore di qualche vicino disturbava la notte, io ero lì sul mio letto, a sognare che mi portasse solamente un po’ di quella sua fede.

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105 thoughts on “E SE PER UN SOLO GIORNO…

  1. La fede è un anestetico del dolore, una cura placebo.
    Da bambini provano ad insegnarcela, ma lo fanno nel modo sbagliato: imponendocela (ne so qualcosa: ho fatto le elementari dalle suore). Crescendo la rifiutiamo perché abbiamo voglia e forza per lottare contro le brutture, perché cerchiamo cure (risposte) alle brutture. Un giorno, forse, saremo così stanchi di soffrire che cederemo anche noi alla fede. Chissà.
    La Chiesa (staff e seguaci) è un discorso a parte sul quale glisso o faccio grossi danni ^_^

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  2. Ahi mio dolcissimo amico, che covo di vipere sei andato a stanare. Lasciamo stare gli ipocriti sepolcri imbiancati che ci circondano, hanno fatto incazzare Gesù Cristo in primis, ma è una categoria che regge bene l’urto dei secoli. Credo che la fede sia un dono e una predisposizione, come il talento musicale o l’intonazione, c’è o non c’è. Io ammiro chi ha fede sincera, chi non la considera una merce di scambio, un numero di magia superstiziosa, chi ha l’animo semplice e fiducioso. La fede non è facile, non si può inculcare e il percorso per arrivarci è troppo personale per ridurlo a un elenco di doveri e peccati.
    Sentirti così fragile e sofferente, così lucido e impietoso con te stesso mi strazia, anche se ti ammiro per come sei, più sincero e autentico di tutti quei baciapile senza un cuore che batte nel petto.
    Ti abbraccio, te e la tua cappuccetto svalvolata, e ti regalo il frammento di una poesia che considero una preghiera
    ” Preferisco i gatti. Preferisco me che vuol bene alla gente a me che ama l’umanità. Preferisco il colore verde. Preferisco le eccezioni”
    Buon lunedì carissimo Ro’.

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  3. Da tutto quello che scrivi si capisce che sei una persona diritta e onesta, meriti tanto rispetto. Anch’io ho perso la fede da decenni, però nei momenti difficili parlo con un amico frate, non mi fa discorsi religiosi ma mi aiuta a vedere meglio le cose. Io spero che tu abbia un amico/a così. Stare vicino a una persona cara malata di Alzheimer è una delle prove più difficili: ti rendi conto che del tuo caro è rimasto solo il guscio, tutto il resto se n’è andato.Ti dici che se fosse morto sarebbe più facile, perché finché hai il suo guscio davanti ti viene comunque da interpellarlo, continui ad aver bisogno di risposte… E invece, appunto, il massimo che ottieni è un “Chi sei?”. Mio marito è morto così. Non ti conosco se non qui, Romeo, ma ti abbraccio e ti dico vai avanti sicuro, sii fiero di te, magari ci fossero più persone come te. Oh e la tua uscita “Ehm il corpo? No grazie, sono vegetariano” è stata splendida! 😀

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  4. …e io vorrei averti qui, potermi sedere di fianco al tuo letto, mentre dormi e armeggiare con tutti i pensieri del giorno che svolazzano sul cuscino, pulire quelli sporchi, quelli che fanno affaticare il cuore, lustrare al meglio quelli dolci, perché nei hai tanti, sei pieno di dolcezza caroilmioFarfrOrso… metterli tutti in ordine, e farne barattoli colorati… vorrei… ma sono solo un folletto burlone, a millanta chilometri di lontananza ( e dico lontananza apposta… perché la distanza è affare del cuore e il mio non è così distante da dove stai..)
    Un abbraccio, tutto funzionerà meglio…
    😉

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  5. Quanto ti capisco, Rom! Ho anch’io il tuo stesso rapporto travagliato con la Fede e anche le mie confessioni risalgono all’epoca preistorica (la chicca dei dinosauri che si fanno il bidet nel Tevere mi ha fatto scompisciare) …eppure non so se é soltanto una cazzata che mi racconto (una delle tante), ma a volte penso che il desiderio di aver Fede sia esso stesso un piccolo germoglio di Fede e allora lo annaffio sperando che cresca, cercando Dio dove è facile trovarlo e provando a scorgerlo anche dove proprio non lo vedo. E non è un palliativo o qualcosa a cui mi attacco per andare avanti, ma é il solo senso che riesco a trovare a questa vita così stretta…tua madre ha ragione anche dietro le più immense tragedie deve per forza esserci un disegno di Bene, anche se noi non lo vediamo. E voglio credere alla vita, Rom, perché so che quando le dò la possibilità, quando mi fido sa essere meravigliosa e ora basta perché sto diventando più pallosa delle prediche di tua madre con l’aggravante che non sono tua madre, però ti abbraccio forte, Rom, ti stritolo proprio😘😘😘

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  6. Tesoro… la fede non ha certo nulla a che fare con la religione o i preti e i 20 euro… beh hai fatto gran bene… li chiedano a bertone o chi per lui. Sul resto nessuno può giudicare nessuno. Per tutti noi un karma e un dharma, talenti da spendere bene e un percorso da fare. L unica soluzione a tutto e l amore e quello non lo insegna nessuno, forse solo i cani… e la fiducia chw tutto ha un senso. Ti abbraccio forte forte. Un bacio grande.

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  7. Su un manga che leggevo c’era una frase emblematica della religione “L’uomo, per paura dell’ignoto ha creato un Dio e ne ha fatto un credo”… Più o meno era così. E questa frase mi fa molte volte pensare che la religione in realtà non serva altro che a non aver paura di quel che ci potrebbe accadere, che tanto dopo c’è qualcosa, qualcuno. Anche quando muore una persona, alla fine si pensa che la incontrerai dopo, una sorta di anestetico del dolore. Io, in questo momento della mia vita, non so se credere oppure no, ne ho viste talmente tante in pochi anni che non so se veramente esiste qualcosa, ma chissà… Forse Buddha!
    P.s. con quello sporco pervertito pedofilo avrei fatto la stessa cosa!!!!

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  8. Mi limito a dire che ogni singolo gesto verso l’essere umano è un atto di fede. Penso di avere detto tutto (anche se in effetti non sempre sono chiara). Magari un giorno verrà quel fatidico giorno in cui tua madre uscirà da quel brutto sogno e parlerà di sé…me lo auguro!!! Anche se durerà poco sarà sempre vita.

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  9. ivano f ha detto:

    Il tuo ragionarci su, i dubbi… sono da persona intelligente e sensibile (tutt’altra cosa rispetto a chi si sente superiore e (raglia) ride degli altri. Io sono una brutta persona perché credo con la testa e non col cuore, infatti la mia vita è lontana da come dovrebbe essere… Ma non capisco il senso di questo ragionare sul mondo: se le cose vanno bene allora Dio potrebbe anche forse esistere, altrimenti no? Mi sembra che così facendo si riduca Dio a una morale umana -personale-, e così lo si faccia diventare solo una specie di supereroe. Se, solo col nostro intelletto, potessimo comprendere appieno Dio e il suo agire, beh sarebbe davvero un Dio da poco.
    (Detto questo, da anni -secoli?- vado in chiesa solo per funerali -e il meno possibile; l’ultima volta l’omelia del sacerdote mi ha dato un senso di falsità, di recitazione, che non avevo mai provato prima. Certo, dopo aver letto la Bibbia non sono più cattolico…)
    Tornando alla messa: quella storia della pagliuzza e della trave è sempre difficile da mettere in pratica…
    Ogni bene Ro

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    • A Ivà ma quanto sei duro con te stesso. quando dici: io sono una brutta persona perché credo con la testa e non col cuore. Da quello che scrivi non mi sembra, e non parlo tanto dei racconti, ma soprattutto quando scrivi quelle piccole frasi che a me piacciono un sacco. Mi rendo conto, che pur involontariamente, ho toccato un argomento alquanto spinoso, ma credo che sia sempre molto personale. Io credo in fondo che il vero essere umano è quello che deve fare i conti con la propria coscienza e non con quella degli altri. E in quest’ottica deve solo cercare di migliorare se stesso per poter migliorare quello che gli è accanto, il resto chissà, se si può aggiungere ben venga. Mi sa che sono io che devo dire: ogni bene a te Ivà, ‘sta citazione quanto me piace copiarla 😉

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  10. Questi spaccati di vita tuoi e della tua mamma sono meravigliosi…ti ho visto lì con lei in chiesa, sul vostro red carpet ognuno immerso nel suo mondo e nel suo viaggio. E credo inoltre caro Ro che nel tuo gesto di rifiutare il corpo di Cristo ci sia stato molto rispetto e pudore piuttosto che irriverenza! la battuta sul vegetariano da ola, stupenda 🙂 che bello rileggerti, mancavi! un bacio grande con schiocco!

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  11. WordPress, hai rotto le palle, se non la smetti di censurare gli articoli e farli sparire dal mio lettore vengo li e ti prendo a calci in culo.
    Non potrai mai intrometterti tra me, Romeo, i suoi articoli e la nostra futura lasagna vegetariana…. MAI, chiaro?
    A parte gli scherzi, perchè non mi appaiono i tuoi articoli nel lettore? Ti cerco uguale, di sicuro non sarà un bug a farti liberare di me, ma un fastidio notevole a livello del vaffanculo lo provo tutto.
    Comunque che è sta storia della chiesa scusami?
    Fammi capire un attimo, tu vorresti dirmi che nel 2016 D.C. ancora ci stiamo preoccupando di queste infamanti differenze?
    Ci fermiamo a guardare e criticare gli altri senza prima aver controllato che cosa noi siamo?
    Sinceramente questo proprio non me lo aspettavo, sono sincera!
    Per quanto si millanti una mentalità apertà le persone riescono ancora a stupirmi.
    Ora, che uno debba essere escluso dalla chiesa solo perchè è vegetariano è uno scandalo!!!!

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  12. Il rapporto con la fede non è mai tranquillo, chi dice di non avere dubbi in proposito e di non viverli è un ipocrita. Sono cattolica praticante, piena di domande, con la fortuna di avere incontrato spesso persone giuste a cui porle, molto anticlericale. il che potrebbe sembrare un controsenso. Invece sento che non lo è. Credo in Dio e penso anche che la tendenza ad attribuirgli tutto il male o il bene del mondo non sia corretto, sarebbe una sua umanizzazione. Noi umani prendiamoco almeno un po’ della responsabilità e libertà che reclamiamo tanto e ammettiamo che i disastri sono imputabili a noi. Riflessione generale, ovvio, non rivolta a te. Ma il discorso sarebbe davvero lunghisssimo e complesso, impossbile da esaurire in un commento.
    Detesto profondamente gli sguardi e i discorsi dei “benpensanti” laici moralizzatori, che si sentono sempre a posto e giudicano gli altri dall’alto delle loro bassezze nascoste. Il tipetto che hai incontrato in chiesa è un esempio dei più calzanti. Detesto chi decide chi debba o possa fare questo e/o quest’altro. “Chi siamo noi per giudicare?” parole di Papa Francesco, oggi così inviso ai “cattolici bene”, chi la pensa come me è un cattolico irresponsabile che non vede come questo Papa stia trascinando la Chiesa verso una china pericolosissima. Perché se la prende spesso con i curiali con auto e attici, forse?
    E come si permettono di guardare la tua mamma con commiserazione? Fare percepire il sentimento del “diverso” a te al suo posto perché lei – e sottolineo a questo punto fortunatamente – non è più in grado di percepirlo?
    Ah, la sensibilità, che gran dono! La prossima volta che entri in una chiesa, distribuiscine un po’ della tua e invece dell’elemosina mettine una manciata nel cestino.
    Perdona la lunghezza, i tuoi pensieri sono sempre una fonte di riflessione per me ed è bello.
    Abraccio te e la tua bambina, io la mia nonna la chiamavo così…
    Primula

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    • Lo so, come dicevo a Ivano ho toccato (senza volerlo) un argomento complesso e molto personale. Io parto dal presupposto che ognuno è libero di credere a quello che vuole, ma senza imposizioni sulla vita degli altri. E poi sono spesso i fatti che contano e non le parole (lo so è come dire la palla è tonda). Sul perosnaggio lì è un soggettone, ma come lui ne ho incontrati altri. Sugli sguardi spesso c’è sempre un certo disagio nel guardare qualcuno che hai conosciuto e non è più la stessa persona, il primo sono anche io. Che ti devo dire, Erodaria una volta su facebbok ha scritto: quello che manca all’umanità è un po’ di umanità. E direi che questa frase racchiude tutto. Grazie Primula per le belle parole. Rom

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  13. Hai descritto così bene la situazione da darmi l’impressione di essere qualche banco indietro… Ahah!
    Invidio un po’ chi ha fede, io non so bene dove collocarmi malgrado mi sia fatta un’idea che farà inorridire i più credenti. Da piccoli impariamo a memoria preghiere e riti, poi quando non abbiamo più bisogno di andare alla messa serale per eludere la sorveglianza dei genitori, lasciamo perdere e ci sembra di dimenticare.. Eppure, nei momenti difficili, tutte queste cose inculcate da sempre ti danno un senso di sicurezza, certi riti, malgrado siano le cose meno importanti della religione, sono come un anestetico. La forma e l’obbligo di seguire certe fasi fanno in modo che la mente non abbia il tempo di lavorare.

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