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L’ORSO RAMPANTE

“Vivere e sorridere dei guai” (Vivere, 1993 – Vasco Rossi)

Peso: – 500 gr

Ore 05:15. Fottuta sveglia. Il mio lavoro da baby-sitter va dalle 6.30 alle 8.20, il tempo di svegliare i gemelli psicopatici di 8 anni, preparare la colazione e portarli a scuola.

Ore 06:30. Mentre salivo in ascensore ho sentito delle urla. E ho avuto la sensazione che la giornata non sarebbe stata come le altre. Ho bussato e mi hanno aperto. Mrs. Mazza al culo stava urlando in tedesco contro il marito, e ignoro quello che stava dicendo, ma dal tono e dall’espressione facciale dubito che fosse: ti amo. Mr. Omofobia stava trafficando in una busta e i bambini erano già svegli, uno silenzioso, l’altro piangeva disperatamente. Io a disagio ho assistito alla scena. Mi ci sono voluti dieci minuti per capire che cosa era successo. La caldaia sul balcone non funzionava da qualche giorno e il padre ha deciso di smontarla per cercare di capire quale fosse il problema. Dentro ha scoperto che un uccellino attraverso un piccolo buco era riuscito a costruire un nido, intasando la caldaia con un sacco di paglia. All’interno c’era un uccellino appena nato, spelacchiato, poco più piccolo di un pollice e tre uova. L’uomo ha buttato tutto in una busta. In tutto questo frangente la mamma degli uccellini sfrecciava senza sosta avanti e indietro, forse consapevole della fine della sua nidiata. Il bambino piangeva perché non voleva che il padre uccidesse l’uccellino e le uova.

Ore 06:40. I genitori vanno via in ritardo (lui neanche mi saluta, come al solito). Un gemello guarda la televisione, in coma farmacologico, l’altro piange disperatamente e non riesco a calmarlo. Dopo un quarto d’ora mando un messaggio alla madre, dicendole che il bambino non vuole andare a scuola, che ha una crisi e lei mi risponde: che ci deve andare. Il panico si stava impossessando di me, perché il bambino simpatico come l’aculeo di un riccio conficcato nelle palle non smetteva di piangere. Per un attimo ho avuto un’empatia con quelle madri che fanno a pezzi i figli e poi li mettono nel freezer, trasformandoli in bastoncini findus. Urlava che il padre era un assassino, che aveva ucciso gli uccellini (il padre, volevo dirgli, era solo un bastardo omofobo che cornificava la madre, ma ho chiuso, per una volta tanto, la mia fottuta bocca).

Ore 07:00. Ho bussato alla porta della signora della porta accanto e le ho chiesto cortesemente se poteva dare un’occhiata ai bambini per dieci minuti e, senza entrare nei dettagli, le ho detto che c’era un’emergenza. Lei un po’ assonnata ha detto sì ed è entrata in casa. Le ho lasciato il mio numero. Dico al bambino che vado a salvare l’uccellino. Sono sceso giù e ho cominciato a rovistare nell’immondizia. Accanto a me, poco dopo, con un bastone prendi abiti mi sono trovato un rom, con uno sguardo truce. Due rom (uno di etnia, l’altro di nome) a rovistare nell’immondizia. Penso di poter ammettere candidamente che quello è stato il momento dove ho toccato il fondo. Ho trovato la busta, l’ho aperta e tra la paglia ho cercato l’uccellino. Era morto e delle tre uova, due erano rotte. Una sola era salva. Ho pensato: che cazzo faccio?

Ore 07:10. Di fronte al palazzo dove vive la famiglia mulino bianco c’è una strada, divisa in due corsie da una fila di alberi. Prendo la busta, con la paglia e l’uovo, e provo a salire su di un albero. Ora io non ho l’agilità e il fisico di Tarzan, e sono salito su di una macchina parcheggiata a ridosso dell’albero. Scatta l’allarme. Il rumore è assordante e le macchine, che passano in entrambe le direzioni, rallentano e guardano un orso che cerca di salire su di un albero. Il mio senso d’inadeguatezza nei confronti del mondo stava diventando più grande del buco dell’ozono. E mentre provavo a salire goffamente sull’albero mi stavo grattugiando i coglioni sul tronco. Ho cercato di sistemare al meglio la paglia, ma l’operazione era un po’ complessa, fino a quando la voce di un uomo ha detto: Che cosa sta facendo? Scenda immediatamente! -. Io ho risposto: Che stò a fà secondo te? Il barone rampante? -. Ma la mia citazione letteraria non credo sia stata capita. Mi giro e vedo la macchina dei carabinieri.

Ore 07:25. Ho spiegato al carabiniere tutta la storia, il mio lavoro, i bambini, l’uccellino, tra l’altro con un pathos che, se fossi stato in una finale di un reality show, avrei battuto pure quella sfigata della piccola fiammiferaia. Se pensavo di aver toccato il fondo rovistando nell’immondizia, quando hanno verificato il mio tasso alcolemico ho capito che nella vita io ho ancora tanto da scavare (chiaramente negativo perché latte di capra e caffè non mi risultano alcolici). Poi l’altro carabiniere ha preso i miei documenti e ha scritto qualcosa, ha fatto degli accertamenti. Non lo so. So solo che mai come quel momento ho odiato la mia vita. Tutto per far placare il pianto di un bambino che emanava il calore di un tostapane spento. Dopo i controlli, i carabinieri mi hanno invitato (con tono abbastanza serio) ad andare via e a lasciar perdere quello che stavo facendo.

Ore 07:45. Siccome sono una testa di cazzo e non mi andava di lasciar perdere, ho aspettato che andassero via, poi sono entrato in un bar e ho chiesto al proprietario una scala e ho spiegato in maniera asciutta e decisa perché mi serviva. Ho lasciato anche il portafoglio qualora non si fidasse. La sua risposta ungarettiana è stata: Prendila, ma se te rompi l’osso del collo so’ cazzi tua! –. Esco, ritorno all’albero, e nel frattempo la figlia del proprietario si offre di aiutarmi a reggere la scala. Il tempo stava scorrendo velocemente. Io ho cercato di sistemare al meglio la paglia e l’uovo, e nel frattempo la donna parlava (troppo per i miei gusti) e sosteneva che il mio fosse un gesto romantico. Mi ha chiesto se avevo figli, se ero sposato o fidanzato. Nel giro di quasi un’ora ho rovistato nell’immondizia, hanno controllato il mio tasso alcolemico e una donna ci stava provando con me. Decisamente una giornata da dimenticare. Volevo dirle che non c’era trippa per gatti, ma non l’ho fatto, non perché volessi preservare i suoi romantici sogni, ma mi serviva che reggesse la scala.

Ore 07:55. Riporto la scala al bar. Per ringraziare il proprietario rifaccio colazione: cappuccino e cornetto. Non so neanche se fosse al miele o con la marmellata. L’ho mangiato in due bocconi, ero in super ritardo. In quell’istante mi ha chiamato la signora che stava tenendo i bambini. Mentre esco la donna (sui quarant’anni) mi ha chiesto il numero del cellulare. Mi ha detto che avrebbe controllato l’uovo e mi avrebbe mandato qualche messaggio. Io non avevo più energia per fare nulla, neanche per dire la verità. Ho provato a tergiversare, ma insisteva ed io non avevo tempo. Le ho dato il numero. Sbagliato. E mentre andavo via, ero consapevole e colpevole di aver alzato la statistica di quelle donne che nella vita hanno incontrato uno stronzo.

Ore 08:05. Rientro in casa. Disperato, ansioso e sudatissimo. I bambini avevano fatto colazione ed erano già pronti, ma la signora mi ha detto che sono stato un incosciente, che dovevo essere fuori per dieci minuti e sono stato via un’ora. Avrebbe informato i genitori del mio comportamento. Io mi sono piegato stile giapponese, a novanta gradi, chiedendo scusa, almeno venti volte.

Ore 08:10. Porto i bambini sotto l’albero, scatto una foto con il cellulare e racconto la verità, perché non ho più la forza di dire cazzate. Gli dico che sono riuscito a salvare un solo uovo. Il gemello che non piangeva non ha fatto una piega, potevo pure cucinarlo alla coque, è rimasto impassibile. L’altro mi ha chiesto: Ma ce la farà da solo? -. Io ho risposto: Sì, anche se la madre non lo troverà, si farà degli amici che lo aiuteranno -.  Poi ci siamo incamminati verso scuola e per la prima volta in due anni, il bambino moccioloso mi ha dato la mano, ma non ci siamo scambiati una sola parola. Siamo arrivati al suono della campanella. Il gemello che non piangeva è entrato senza salutarmi, l’altro invece ha alzato la manina.

Ore 08:20. La mia giornata lavorativa è finita. Davanti a me un’intera giornata da riempire, per evitare pensieri bui. Mi sono incamminato verso la palestra. Oggi un baby-sitter deve avere delle competenze fisiche maggiori rispetto agli anni passati. L’ho sperimentato. Non mi ero reso conto che la tensione era salita a un livello altissimo, avevo lasciato i bambini, i carabinieri si erano presi il mio nominativo e ho sentito lo stomaco sottosopra. Tutto risaliva su. E ho vomitato. E in quel vomito ho provato un grande sollievo, mi sono sentito più leggero, perché non c’erano solo la prima e la seconda colazione, ma anche mia madre, la bilancia, la disoccupazione, l’insonnia, la mia vita. A volte m’illudo che il cibo possa far tacere il dolore, ma inevitabilmente esce sempre fuori, spesso sotto forma di dermatite e a volte di vomito. Quando ho visto la mia vita quasi liquefatta sul marciapiede ho pensato a quello che avevo detto al bambino, che l’uccellino ce l’avrebbe fatta. Ed era vero. Ci credevo. Non so se ci sono degli scoiattoli o degli uccelli che si mangiano le uova, non sapevo nulla, non so neanche se sarebbe sopravvissuto agli agenti atmosferici; avevo messo quell’uovo, così senza pensare alle conseguenze. Forse qualche volta alle cose bisogna crederci, perché cambiano, si trasformano, come la merda, che si secca, fino a diventare concime; e per quanto la gravità fa di tutto per tenerti a terra, magari bisogna sforzarsi a fare un salto, aggrapparsi a qualcosa, alla risata di un amico, alle pagine di un libro, alle note di una canzone, al sapore della marmellata di castagne, alle fusa di un gatto, magari a un albero o semplicemente a un blog, e credere che ci sarà un’altra occasione.

031-lorso-rampanteBuona Fortuna! (Per capire alcuni passaggi, per chi vuole, forse bisogna leggere Qui).

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118 thoughts on “L’ORSO RAMPANTE

  1. Buongiorno Romeo. Diciamo che in quell’oretta non ti sei proprio annoiato, e diciamo anche che “vomitare” ciò che si ha dentro, fare il vuoto dentro, fa sempre molto bene.
    Mi auguro che il gemello 2 abbia imparato a darti la mano e a scuoterla per salutare. Le mancanze dei genitori si sopperiscono in molti modi e tu nei hai trovato uno.
    Un abbraccio per oggi e oltre. 😚
    Primula

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    • Primula tu sei sempre molto gentile con me. No, non mi sono annoiato ma mi sono molto stressato e ripensandoci (e rileggendomi) forse sono stato anche un po’ avventato. Ma almeno ho trovato un po’ di empatia con il bimbo. Un abbraccio

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  2. Questo è cercare in qualche modo un briciolo di felicità..
    Questo è saper raccogliere il bello che c’è intorno, anche a costo di ravanare nell’immondizia e rischiare il collo su un albero…
    … e la mano di un bambino… che ti prende la tua non perché deve ma perché vuole… quello spiega CHI sei… cosa che i Carabinieri e quello stronzo del padre non capiranno mai… ma quello è un problema delle loro piccole e insulse menti 😉

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    • Veramente con i carabinieri io mi sono cagato sotto. Con il bambino sono entrato in contatto, con la famiglia no. Per resto mia Tati io sogno altro, anche un banalissimo impiego … senza bambini che strillano e uccelli da sistemare (si può leggere solo in un modo questo eh 😉 ). Un abbraccio. P.s. Ho come la sensazione che ti sentirò altrove 😉

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  3. Sei unico direi, ma non l’unicità propria di ogni essere umano che non essendo un Pan di stelle ha sempre qualche differenza sostanziale o meno, sei unico perché sai trovare negli occhi degli altri (anche i più freddi e scostanti) la forza e il coraggio per buttarti (o arrampicarti) nelle imprese più difficili solo per poterci provare a trovare una soluzione.
    Prendere la vita con ironia non significa essere un pirla dalla mattina alla sera, ci vuole una enorme intelligenza e consapevolezza di sé e dei propri limiti per poter essere ironici, e tu riesci ad esserlo con una dolcezza pungente e sensibile che non lascia scampo.
    Regalare speranza ai bambini, facendo loro capire che il mondo dei grandi non è solo freddo e troppo impegnato ma sa anche avere un cuore così enorme da concedere una seconda possibilità ad un uovo di cui potrebbe non importargli niente, ma così sa insegnare quanto sia importante avere accanto qualcuno di cui ci si possa fidare.

    WordPress continua a non farmi vedere i tuoi articoli nel lettore e neppure a mandarmi la mail di avviso, credo che sto per incazzarmi davvero 😑

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    • Va beh Fra oramai tu sei de famiglia …. quello che dici parte sempre dall’affetto fraterno. Guarda che ripensandoci io ho fatto anche una grossa cazzata. La signora della porta accanto dei bambini non mi saluta più :-/ Per il resto a wordpress faremo un esposto.. per fortuna io i tuoi li vedo 😀

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      • Ora, il fatto che invece di 10 minuti tu ci abbia messo di più può in qualche modo infastidire ma mica te lo aspettavi di franare su una macchina, essere schedato dai carabinieri e dover rifare colazione…scusa e pure lei signora maleducata che non saluta più, che c’avra avuto da fare poi mannaggia, qua si trattava di educare dei bimbi al rispetto e alla fiducia, signora eccheccazzo dai!

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      • Sono d’accordo, io fossi in te mi sposterei dove ci sono alberi più bassi e vicini di casa meno incazzosi…..
        E poi che te lo dico a fare, avere qualcuno vicino con cui parlare a fine giornata, a cui affidare i propri pensieri e abbracci penso riesca a far fronte a un mucchio di stress.
        Non so però se sia più facile trovare l’uno o perdere l’altro..

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      • Io vorrei una mucca che chiamerò Muuuuuchela, una capra che chiamerò Beeeeeeatrice e un agnellino che chiamerò Aaaaangelo, anche dei coniglietti che chiamerò Stefano e Andrea (Andrea sarà la femmina)
        Sulle piante bisognerebbe coltivate qualcosa che si possa trasformare tipo i frutti poi in marmellata o in frutta conservata con la grappa.
        Ci chiameremo azienda agricola Romanesca dalla fusione di Romeo e Francesca (Giulietta, tiè!) 😀

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  4. Le giornate raccontate da te risultano più piene e più belle, seppure tra difficoltà e pensieri bui. Credo che far fuori ciò che ci fa star male, vuotare il sacco e anche lo stomaco in alcuni casi sia davvero terapeutico e probabilmente ne avevi proprio bisogno. Che dire…vorrei che i miei figli avessero un baby sitter come te, credo che sia davvero una ricchezza grandissima…se ti trasferissi a Torino, sappilo 😉 un bacio grandissimo e che la settimana sia più lieve 🙂

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    • No Marge. Dai che ho fatto un po’ una cazzata. E considera che tutto è partito perché non ero in grado di far smettere di piangere il bambino, che mi aveva “leggermente” stressato: assassino e non voglio andare a scuola! Jesus tosta fare i genitori. Non ti invidio. Grazie comunque per la fiducia. Un abbraccio

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  5. In effetti come in altri tuoi post mi sembra che il titolo calzi proprio a pennello! Io che scrivo poesie debbo dire che mi è piaciuta molto la tua chiusa anche se non era propriamente romantica ma anzi molto realistica direi eh? Orsetto (e non ce sto a provà) posso capirti a volte (non in quanto baby sitter). A volte ci sono eventi della vita che sono come un fardello pesante e mangiare è una valvola di sfogo. Che dire? Quando puoi e se puoi fatti un giro nel mio blog. Magari la mia ultima poesia (L’altro altrove) riesce a farti sorridere un po’ e a farti stare un po’ più sereno. A presto secco! (slang romanesco) 😉

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  6. Romeo senza alcun dubbio condivido esattamente tutto quello che hai fatto……. peccato tu stia a Roma perché fossimo stati vicini li avrei tenuti io i bimbi nel frattempo raccontando loro meravigliose storie su nidi con uccellini angioletti che volano felici nelle azzurre praterie del cielo e chissà che altro. tutto questo nonostante le apparenze che remano impetuosamente contro di te un giorno produrrà frutti bellissimi. perché tu hai un cuore XXXXL lo capisci? e chi non ti asseconda in questi che sembrano ai più gesti deliranti diciamolo poeticamente non ha capito un cazzo della vita. ti adoro senza alcun dubbio.

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  7. Rom, ti leggo con due gg di ritardo, (sono rientrata nella nostra capitale ieri sera) ma come al solito leggerti é terapeutico…a te potrà sembrare inutile, ma per noi che ti leggiamo la tua vita é speciale, sappilo!❤️ “e le senti le vene piene di quel che sei e ti attacchi alla vita che hai”…ti auguro di sentirti “leggero”, Rom, butta fuori tutto ogni tanto che come dice anche Shreck “meglio fuori che dentro!” 😂😂😂un abbraccio grande 😘

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