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UN ORSO ATTRAVERSO LO SPECCHIO

“Inizierò con l’uomo nello specchio, gli ho chiesto di cambiare la sua strada” (Man in the Mirror, 1987 – Michael Jackson)

Peso: + 400 gr (I want to go back)

Qualche mese fa ho donato il sangue. In genere dovrei farlo quattro volte l’anno, ma la mia paura spietata verso gli aghi mi fa sempre tentennare e lo dono uno o due volte. C’è un ospedale particolarmente famoso che si attrezza presso la Chiesa del mio quartiere. E il sangue è per i bambini. Niente occhi da Bambi o racconti strappalacrime dal libro Cuore. È vero che è per i bambini, ma loro sono la terza motivazione per cui lo faccio. La seconda è perché mi fanno tutte le analisi del sangue gratuite. Il primo vero motivo è perché dopo averlo donato viene offerta una colazione da sballo (tiramisù, brioches, cappuccino, torte varie e altre prelibatezze). Dottori, infermieri, Dracula, zanzare, sanguisughe: venite e prendete tutti il mio sangue e poi datemi la meritata colazione. Prima di donarlo ho riempito il questionario, che devo ammettere fa salire lo stress a livelli inverosimili, tutte quelle domande sulle malattie, sento i globuli rossi sbiancarsi e confondersi con quelli bianchi. Poi una volta compilato, c’è un dottore che controlla la coagulazione del sangue pungendoti un dito e ponendo alcune domande.

Dottore: “Lei ha avuto rapporti sessuali non protetti negli ultimi 4 mesi?”

Romeo: “No. Non ho proprio avuto rapporti.”

Dottore: “È sicuro?”

Romeo: “Se escludiamo il concetto di masturbazione, direi proprio di sì.”

Dottore: “Lei deve capire che non si tratta solo della sua salute, ma delle persone a cui poi il sangue viene donato.”

Romeo: “Le ho già detto di sì. E ho già risposto sul questionario, perché continua a farmi la stessa domanda?”

Dottore: “Le ho solo chiesto se è sicuro.”

Romeo: “Conosco il mio uccello. Conviviamo, non si sposta senza dirmi dove va.”

Dottore: “Trovo nel tono della sua voce un po’ di astio.”

Romeo: “E nel suo un po’ di pregiudizio. Sono sette anni che vengo a donare il sangue e nessuno mi ha ripetuto per tre volte la stessa domanda, soprattutto dove ho dato per tre volte la stessa risposta.”

Dottore: “L’ho vista altre volte qui. E non si offenda, ma c’è una verità di fondo, che spesso c’è una grande promiscuità nei rapporti omosessuali. Quindi la mia domanda è più che lecita.”

Romeo: “Le dico due cose. Ammesso e non concesso che sia vera la sua affermazione sulla promiscuità, e tralascio tutti gli eterosessuali, le dico che non tutti i gay sono uguali. E per fortuna mia, neanche tutti i dottori. E seconda cosa le dico che ho conosciuto preti che hanno scopato più di me e più di lei, e oserei sbilanciarmi nel dire che hanno scopato più della media di un eterosessuale sposato. Ora mi dica in quale casella del questionario li collocherebbe?”

A quel punto la discussione è degenerata. È entrato un dottore più anziano per cercare di capire che cosa stava succedendo. Dopo avergli spiegato tutto, tra i due dottori è nata un’ulteriore discussione, a cui non ho partecipato. Poco dopo, il dottore più anziano chiedendomi scusa per le affermazioni del suo collega, mi ha fatto entrare nella stanza dove ho donato il sangue. Mi sono portato per giorni il nervosismo addosso. Ho immaginato le cose più incredibili. Io che denunciavo quell’idiota. Io che finivo su Google: uomo vittima di un pregiudizio racconta la sua storia. Io l’eroe. Invitato ai telegiornali, alle trasmissioni più allucinanti (solo a quella della D’Urso avrei detto no). Yes I’m the hero. Poi. Un paio di settimane fa, davanti al supermercato di casa mia, dove ci sono sempre delle persone che chiedono l’elemosina, ho realizzato che nello specchio ci incantiamo a guardare solo noi stessi. Diciamo che, quando sono in vena e ho qualcosa, sgancio, altrimenti dribblo. Delle tre persone che stavano chiedendo l’elemosina, tutte in posizioni differenti, c’era un uomo, d’indefinibile età, sporco e con un cane accucciato. Ogni volta che l’ho visto, aveva sempre una sigaretta in bocca. Una ciminiera umana. Mi ha chiesto soldi per il suo cane, che era affamato. E gli ho detto che magari se risparmiava sulle sigarette, qualcosa avrebbe potuto comprarla. E di rimando mi ha detto che le sigarette gli servivano per morire. Io turbato dalle sue parole, sono andato via.

Per giorni in mente ho avuto quell’uomo e il suo cane. E non capivo perché. Poi ho semplicemente realizzato che io i soldi non volevo darglieli, non tanto perché non ne avevo, in fondo un paio d’euro nella tasca, sbucano sempre, ma perché su di lui io avevo un pregiudizio. Avevo deciso in partenza che non aveva bisogno di soldi uno che fumava sigarette a catena. Eppure per giorni mi sono trascinato la sua voce, appiccicata nei miei pensieri, esattamente come il fumo sui suoi vestiti. E se le sue sigarette avessero la stessa funzione che il cibo ha per me? Quando il rumore ti assorda; quando non hai voglia di rispondere a un sms; quando pensi che sia la luna a ruotare intorno alla terra; quando sul pentagramma c’è una nota sola; quando guardi allo specchio e vedi solo te stesso e il tuo mondo: ecco che il cibo diventa una consolazione. Anche se provvisoria e illusoria.

Su tutti i social network è così facile sbandierare: io sono Orlando. Io sono Amatrice. Io sono l’Africa. Io sono Charlie. Io sono un migrante; ma nella quotidianità l’io non si dovrebbe mettere da parte e dire semplicemente noi siamo tutti esseri umani? Brucia di più avere pregiudizi o subirli? Che cosa rendeva il mio atteggiamento diverso da quello del dottore? A volte le parole, sono anarchiche su di un foglio bianco, possono diventare cattiverie o filastrocche, ma con quello stesso foglio, se lo prendi dal verso sbagliato, puoi tagliarti. Merda, diciamo pure che l’autunno è arrivato, che il traffico a Roma fa saltare i nervi e che la mia vita è ferma come gli aumenti degli impiegati. Ed è per questo che ho preferito scappare, per un paio di giorni, dalla mia amica Cinzia, che vive a Ladispoli. E la calma del mare autunnale aiuta quanto meno a rallentare i pensieri. E un pomeriggio davanti a un cappuccino, noci, clementine di stagione e un ciambellone allo yogurt di agrumi e alla cannella, abbiamo cominciato a lasciarci andare alle nostre confidenze da rincoglioniti.

Romeo: “Mi dici da quando abbiamo finito di parlare di pompini e ci troviamo a parlare di prostata, Alzheimer e sensi di colpa?”

Cinzia: “Forse da quando stiamo invecchiando?”

Romeo: “Ma io ho solo 29 anni da svariati anni.”

Cinzia: “Rom ci sono delle strutture e delle sovrastrutture che nella vita non si possono governare, devi solo lasciarle andare. Le cose si muovono in base ai nostri umori, spesso sono amplificate dal momento negativo che viviamo, ma non permettere che quel momento diventi permanente.”

Dopo due giorni di puro relax, sono tornato al traffico di Roma e alla mia vita. Mia nonna diceva che il rimedio più efficace per pulire gli specchi è usare della carta e uno spruzzatore, con dentro un po’ di ammoniaca e borotalco. Ma poi il prodotto sarà in grado di far brillare lo specchio? E in quel caso siamo sicuri che guarderei oltre e non solo me stesso? Quando il malessere è forte, quando il dolore strida, si diventa autoreferenziali e ci si dimentica di guardare oltre lo specchio. Di guardare l’altro. E l’altro cazzo mica è solo il migrante, a chilometri di distanza, ma può essere anche il vicino di casa o un amico che nasconde, dietro a un sorriso idiota, una sofferenza. È possibile chiedere al defunto Lewis Carol di trasformarci in Alice e farci attraversare lo specchio? Quanti chilometri bisogna ancora fare per diventare uomini migliori? Nei giorni scorsi sono andato spesso al supermercato. Anche un paio di volte al giorno, solo per comprare un litro di latte (che tra l’altro avevo) e ho cercato con lo sguardo quell’uomo e il suo cane. Ci sono passato svariati giorni e svariate volte, portando con me una banconota da 10 euro, che ho pensato avrei fatto cadere con molta nonchalance nel suo cappello. Ma lui non c’era. Non so neanche se tornerà. E tutte le volte che non l’ho visto, un po’ deluso, ho pensato: ma perché voglio fare questo? Per sciacquarmi la coscienza? Non lo so. Ci sto ancora pensando.

033-un-orso-attraverso-lo-specchioQuesto lunedì è per la mia “memolabile” amica Cinzia <3.

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97 thoughts on “UN ORSO ATTRAVERSO LO SPECCHIO

  1. Facciamo sempre e tutti fatica ad attraversare lo specchio… mettersi nei panni degli altri… a volte siamo di fretta ed a volte abbiamo i nostri problemi. Sforzarci di essere consapevoli è l esercizio non facile che ci tocca. Fottiti del cibo Ro… non dargli importanza… è capitato pure a me l’ inverso… è una brutta bestia ma non più brutta delle nostre paure. Sei meraviglioso e non lo vedi, testone. Buon lunedi. Un bacio enorme 😘😘😘😘😘😘😘😘😘😘

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  2. I pregiudizi bruciano di più a chi pensa di non averne. Siamo tutti fottutamente pieni di pregiudizi e sovrastrutture sociali, anche i più insospettabili, ma guardare i pregiudizi degli altri come dici tu non aiuta. Quello che so di certo é che invecchiando sono peggiorata, diventata più diffidente e che questa cosa di me mi sta parecchio sul culo, visto che mi sono sempre vantata di non averne. Maddeché!
    Credo anche che, però, fin quando ci guarderemo nello specchio con sincerità e la voglia di migliorarci, c’è speranza per noi, Rom! E poi non penso che con quel gesto tu volessi pulirti la coscienza!Credo che avendo visto un pezzo di te in quell’uomo dipendente dal fumo (perché ognuno di noi é un “tossico vero” e forse tu la citazione puoi coglierla) tu abbia semplicemente capito la sua sofferenza e da orso tenerone e generoso quale sei abbia voluto porgergli la tua mano. Quindi dì all’uomo che vedi nello specchio (che canzone meravigliosa tra l’altro!) che ha tutta la mia ammirazione, strizzagli l’occhio e dagli un mega-abbraccio forte forte da parte mia! 😘

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  3. Ho scoperto da poco l’esistenza di un termine che definisce una sensazione che provo spesso: Sonder e non so neanche come si possa tradurre in italiano. È la sensazione che le persone sconosciute abbiamo una vita complessa e reale come la tua. Perché spesso ci è più facile e più comodo pensare al prossimo (non persone conosciute, amici, familiari, ma proprio gli sconosciuti che incontri per strada o su strade virtuali) come ad una comparsa del tuo film personale, un coadiuvante alle vicende del protagonista della tua vita, te stesso. E mi sono trovata spesso anche io nella condizione di giudicare su due piedi solo dall’aspetto o con uno sguardo o per una frase letta, persone di cui sapevo poco o niente. Poi ti investe improvvisamente questa “Sonder” e se hai un po’ di spirito di autocritica ti senti una merda… e ultimamente mi sento spesso una merda, ma si può davvero evitare di giudicare gli altri? Ci provo ma boh…

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    • Non conosco tale termine… e devo dire che l’hai spiegato bene. Grazie per il passaggio da queste parti 😉 Sulla tua domanda: ma si può davvero evitare di giudicare gli altri? Non credo. L’importante che quel giudizio non diventi un’offesa o una restrizione per l’altro. Almeno credo.

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  4. redandwhitecats ha detto:

    Mi fa pensare questa cosa…mi fa riflettere…sto vivendo proprio ora un momento in cui mi sembra che la gente sia solo capace a puntare il dito…invece di calarsi nei panni delle altre persone….
    Se qualcuno di noi….fa una cavolata…si è sempre pronti a giudicare…senza mai guardare effettivamente quello che c’è dietro….! Forse paura…..forse protezione verso gli altri? Non lo so….ma di certo non facciamo cose solo per pulirci la coscienza quello no!
    Io credo che mettersi nei panni dell’altro sia una cosa difficile e forse noi umani non ci siamo capaci…perchè a volte siamo solo egoisti oppure troppo sopraffatti dai nostri pensieri e problemi…! Non vogliamo fare ne i menefreghisti e ne gli eroi….ma magari avvicinarsi a qualcosa che stia nel mezzo!
    Io penso che quello che tu abbia detto…sia più che saggio….sono domande che ognuno di noi dovrebbe porsi…anche senza dargli risposta…ma almeno per un esame di coscienza personale! 🙂

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  5. Come sempre lanci profondi spunti di riflessione. E purtroppo ognuno di noi, a dispetto di quanto pensa e prova, ha nel suo intimo qualche pregiudizio, anche verso se stesso…intravedo un Rom un po’ tanto malinconico, sempre dolce e intenso, ma tanto introspettivo e malinconico…spero che i giorni con l’amica Cinzia abbiano portato un po’ di sole! L’autunno per me è così, crepuscolare…un abbraccio forte forte

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    • Con Cinzia è andata bene … ma io non amo l’autunno, amplifica alcuni suoni cacofonici della mia vita 😀 E grazie Marge per le parole e l’adozione … dovrei imparare ad essere più social. Sul pregiudizio… quelli ce li abbiamo tutti, l’importante è che non ostacolino l’altro. Ricambio abbraccio

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      • Oh ma no, non devi essere più social, tu vai benissimo così, e l’adozione è venuta spontanea! Al di là del fatto che ormai leggerti è cosa inevitabile e bella, perché ti sento parte di una famiglia on line che voglio seguire, mi è piaciuto molto il modo in cui hai fatto riflettere sul tema dei pregiudizi! Quindi mi è poi parso naturale condividere con la community di adotta1blogger 🙂 ciao Rom!

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  6. Io sono quella persona che prova a credere di stare bene con tutto intorno uno tsunami di sterco che sta per abbattersi violentemente su di me.
    Tutto senza punteggiatura.
    Ho cambiato atteggiamento da qualche tempo, sono sempre stata una persona incredibilmente altruista, prima di pensare a me ce ne voleva, anche per le cose più insignificanti e stupide del tipo lasciare l’ultimo biscotto o alzarmi da tavola a prendere l’acqua prima che finisse.
    Poi ho realizzato che non posso cambiare il mondo se non ho le forze per farlo (in realtà non sono davvero convinta di poterlo cambiare tutto tutto, diciamo che posso sensibilmente migliorarlo, impegnandomi) e quindi ho deciso che è importante essere consapevoli dei propri limiti, non fare a pugni con la coscienza e non cercare inutilmente di sbiancarla davanti se dietro è più nera delle palle di un cavallo (paragone infelice, lo so, ma nero come il carbone era già stato preso); ma soprattutto la cosa più importante è trovare il tempo per volersi bene, che può significare anche semplicemente chiacchierare con qualcuno che ti ascolta, fare un sorriso e salutare con un “grazie e buona giornata” la cassiera del supermercato, regalare uno scatolone di cibo per i gatti a quel ragazzo romano che adori, neppure troppo segretamente, e che li va a raccattare per strada (ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti NON è per niente casuale)….
    Sei una delle persone che stimo di più in assoluto (e ti conosco appena e pure da lontano), sai avere una sensibilità incredibile ma quando serve la tua spinosa ironia non manca mai di mordere.
    Penso che sia una fortuna vera avere degli amici sui quali contare, specie quando l’amicizia è condivisa tra persone così “vere”, nel più ampio senso del termine (credimi, te lo dice una che se dovesse decidere di chiamare qualcuno per sfogarsi, si ritroverebbe in mano il numero della madre, e deciderebbe di far finta che nulla sia successo).

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    • Non farmi sensibilizzzzare ed emozzzzionare che sono instabile!!! Just ❤ perchè alle tue parole è banale aggiungere altro. E comunque "più nera delle palle di un cavallo" ha vinto! Tu sarai il mio ghostwriter quando non avrò più la forza di scrivere il lunedì!

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      • Ce l’avrai la forza di scrivere, credi a me.
        Ti ricordo che la minaccia di tirarti pacchi a profusione di fiesta sulle finestre, non è decaduta (in più coglierei anche l’occasione per andare in zona torre qualcosa che non ricordo, a tirare bigliettini d’amore su un’altra finestra 😉 ).
        Penso che siano tutti d’accordo nel concederti, al limite, l’opportunità di pubblicare in giorni diversi dal lunedì.
        🙂

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      • Il futuro resta sempre un mistero, ma ci hai provato ad agosto a mollare, hanno fatto una interrogazione parlamentare per impedirti di chiudere questa fonte inesauribile di amara dolcezza, secondo te, no dico secondo te, noi tutti tuoi affezionati follower ti permetteremo di sparire?
        Caricheremo dei cannoni a fieste, bimbi con le fionde e i prioettili-fiesta…..personalmente ti voglio bene per ciò che sei e riesci a trasmettermi , non costringermi a venir li e incazzarmi….!

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  7. … questo post è impossibile da commentare, ogni parola sembra “troppo”… mi chiudo in religioso silenzio ( religiosopermododidire!) e faccio partire gli ingranaggi nella testolina…
    In questo sei incantevole, lanci delle domande impossibili da lasciar cadere… non ci saranno risposte certe, anzi ognuno troverà la sua, con i suoi modi…
    Sei meraviglia e incanto mio FarfarOrso… meraviglia e incanto… ricordalo… e dillo ogni tanto a quel muso allo specchio… va bene pensare al resto del mondo ma ci sei anche tu lì dentro ❤

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  8. L’ho visto e ho pensato: e che cazzo, è troppo lungo sto post. Poi invece mi è scivolato sotto gli occhi, riga per riga, e dentro. In pratica hai fatto una donazione di sangue anche in queste parole. Fantastico. E mi sono rimangiata il pregiudizio iniziale (a proposito di pregiudizi).

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  9. ivano f ha detto:

    Proprio difficile mettersi -davvero- nei panni degli altri, e ancora più difficile (anzi, secondo me impossibile) non giudicarli: forse che non giudichiamo anche noi stessi? E riconoscere che esistono dolori “altri” rispetto ai nostri, dolori magari più devastanti… beh, non elimina i nostri. Quindi è normale che quello che siamo occupi quasi tutta la superficie dello specchio; certo, se guardiamo con attenzione qualcosa si riesce a vedere nello spazio che avanza… e tu hai la vista aguzza 😉
    Sempre ogni bene Ro 😉

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  10. diamo tutti in ostaggio dei pregiudizi, gin da bambini quando saremmo puri e invece ci vogliono insegnare a “scremare”…. siamo tutti vittime e carnefici….. io che vado dicendo che le maestre dovrebbero smettere di mettere etichette si bambini e farsi film mentali su come vivono e vengono accuditi solo perché dimenticano un libro, sono lavativi o hanno un pantalone scucito…. e io dovrei smettere di pensare che un ragazzo che fino a ieri rubava autoradio oggi sia più che mai perso….. smetterla di essere srmpre prevenuti…… e pretendere di sapere tutto. la medaglia ha sempre due facce eppure ne vediamo una sola alla volta spesso…… la differenza la fa la consapevolezza…… e tu ne hai da vendere caro amico mio.

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  11. l’altro giorno ho scritto da qualche parte…
    SIAMO TUTTI L’ALTRO DI QUALCUNO,… O L’ALTROVE…
    ecco, partendo da questo presupposto mi sono fermata un attimo e mi sono seduta, perchè questi giorni mi gira la testa… sono un po troppo emotiva… e non ne capisco il motivo…
    ro, imparare che tutti siamo umani e il pregiudizio è insito in noi è l’inizio per non averen, anzi superarli sia verso gli altri che verso noi stessi…
    ps. da barbara d’urso faresti il botto!

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  12. Ultimamente trovo difficile commentare in modo sensato i tuoi post perché sono perfetti. Non c’è una parola fuori posto, un concetto dissonante o non condivisibile. Io entro dentro le tue parole con tutta me stessa e diventano mie, sono cristalline. Hai scomodato un paragone troppo importante per me ma tu, credimi, non sei da meno. Tu parli all’universale che c’è in ognuno di noi.

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  13. Bravo, tutti abbiamo dei pregiudizi ma quanti si fanno un buon esame di coscienza?
    Da impenitente fumatrice ho apprezzato la tua indulgenza verso questo brutto vizio, come tante dipendenze in fondo è un modo (sbagliato e malsano) di nascondere insicurezze.

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  14. Eccomi, eccomi anche se in ritardo 🙂
    Sto svalvolando anche io questi giorni in mezzo al caos di Roma ed io purtroppo non ho nessuna amica memolabile che abita a Ladispoli. Comunque, a parte questo. E’ stato bello leggerti. Non è facile credo non avere pregiudizi. Credo siano molto legati all’educazione e al vissuto che abbiamo. E’ capitato anche a me una volta di cercare un’indigente che chiedeva i soldi dentro una stazione metro. Aveva gli occhi dolci e una volta mi prese le mani e aveva gli occhioni che gli luccicavano quando gli diedi poche monete. Quanto al dottore che ti ha fatto tutte quelle domande sulla tua condotta sessuale pensa che in effetti può essere stato un po’ come per te l’immagine di quel barbone che fumava. Magari quel dottore non aveva l’esatta conoscenza della realtà omosessuale oppure non riusciva a capire il tuo sentire. Ma non so se sono stata chiara. Un sorriso, Lila

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  15. Dieci giorni fa, all’ingresso di un supermercato, scena simile: mendicante giovane e sano ma dimesso, semisdraiato, con cane. Vorrei passare oltre, non sono in vena. Però gli sguardi si incrociano e lui mi fa segno che ha fame. Bene, dico io, ti porto del pane. Dopo tre passi sento che mi è alle spalle: anche un po’ di salame per piacere… Non rispondo, ma giro la testa indeciso se essere divertito o infastidito. Alla fine un panino al salame ci ha fatti contenti entrambi.

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  16. ho pensato a lungo prima di commentare, è successo anche ad un mio amico. non so se tu doni per l’AVIS e non so se sia uguale per tutti: lui, semplicemente, non è stato più chiamato a donare.
    quello che loro non sanno è che il tizio in questione a 52 anni continua a fare nuoto agonistico, si nutre in modo ultrasano e, essendo ipocondriaco, è sempre controllato ai massimi.
    avessero saputo cosa mangio io non mi avrebbero mai accettata 🙂

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  17. Ciao profondissimo Romeo. Non si può sempre donare a tutti! Questa è un’altra tipica scusa per “sciacquare” la coscienza.
    Ma quel gesto, in quel momento (tornare dal mendicante con 10 euro) era la cosa giusta da fare per risollevare un “io” frustrato che non aveva più nemmeno voglia di guardarsi allo specchio. E non importava più nulla! Non sarebbe contato se quel tizio avesse avuto più soldi di te, soltanto perchè SEI STANCO DI CREDERE AI LUOGHI COMUNI che, purtroppo, riempiono ogni nostro quotidiano. Il dottore ha agito secondo un luogo comune, lasciandosi guidare dal pregiudizio. Altrettanto hai fatto tu, arrabbiandoti per l’insistenza della domanda.
    Io credo che occorra star sereni e infischiarsene di ogni maledetto “LUOGO COMUNE”.
    Quello che ci vediamo dentro quando ci riflettiamo allo specchio, alla fine, lo sappiamo solo noi.
    E questo è il miglior modo di collaborare positivamente con il nostro vero IO.
    Guardarci dentro e non soltanto fuori.
    Chi non lo fa… cavoli suoi.
    Ciao!

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    • Non posso che darti ragione sul concetto di luogo comune e collaborazione con il nostro Io… forse bisogna un po’ vincere quei meccanismi inconsci, forse retaggio di una certa educazione, che ci portano ad autoflagellarci. Grazie del passaggio da queste parti 😉

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  18. Sciacquarti la coscienza per cosa, Romeo? Se a quell’uomo i soldi servono per comprarsi la morte, col tuo rifiuto non hai fatto altro che allungargli, se pur di poco, la vita. Triste, avvilente, grottesca per quanto possa essere, sempre vita è. Non abbiamo il diritto di procurarci il trapasso.
    Te lo dice una che… che.
    Un abbraccio

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  19. Gli stronzi si trovano ovunque, eh.
    Donare il sangue è un gesto che vale, molto più dell’elemosina.
    Non ne faccio mai, perché ho la certezza che la maggioranza di chi chiede, almeno dalle mie parti, non ha alcun bisogno.
    E da quando hanno spostato il punto di raccolta, non dono nemmeno il sangue. Tanto il mio sangue non è molto buono :-D.
    Volevo dire che dovresti perdonarti un pochino, insomma.

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