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UN FRANCOBOLLO DAL PASSATO

“Se ami qualcuno lascialo libero” (If you love somebody set them free, 1985 – Sting)

Peso: – 300 gr

Ci sono amicizie che sfiatano con gli anni, senza nessuna ragione particolare, fagocitate dalla quotidianità, passa una settimana, poi un mese, due, tre, qualche messaggio a Natale, al compleanno e il rapporto scompare; altre durano, si fortificano, diventano delle vere e proprio famiglie allargate; altre si perdono quando nascono i figli, soprattutto quando non ce li hai e non rientri nel giro dei compleanni o feste varie; altre invece si temprano con l’arrivo dei figli, diventi un po’ lo zio acquisito e ti ritrovi a cene e a pulire nasi mocciolosi. Altre amicizie finiscono, perché si litiga, perché forse il legame non era così forte da poter superare quel punto di snodo che la vita inaspettatamente porta. Così è successo con LEI. L’infanzia e l’adolescenza trascorsa insieme. E poi il bivio. Aveva deciso di diventare una suora laica. Ricordo come se fosse oggi il nostro ultimo incontro-scontro, quando lei mi disse: “Mi spiace che tu abbia scelto di diventare gay”. Ed io le risposi: “Io non ho scelto di diventare gay, ci sono nato, tu invece hai scelto di buttare la tua vita in un convento”. Quando qualcuno mi attacca, in genere attacco, primo perché non ho scelto la vocazione cristiana, per porgere l’altra guancia, e secondo perché a volte divento un po’ incivile e il passo, dall’occhio per occhio al dente per dente, diventa breve. Era luglio del 1999. Poi ho saputo tramite l’unica amica che abbiamo in comune, che LEI ha vissuto per anni nei paesi latinoamericani. E poi sabato 8 ottobre 2016 un nuovo bivio: è diventata una suora di clausura. Questo l’ho saputo da LEI, perché due mesi fa è arrivata una lunga lettera scritta a mano, di ben 12 pagine. L’ho letta quattro volte e poi ho deciso di rispondere. Ora si dice che una volta che impari qualcosa, non dimentichi più, questo è vero per andare in bicicletta e per farsi le seghe, ma non pensavo che scrivere una cazzo di lettera a mano, dopo che da anni uso il PC, fosse così faticoso. Qui riporto alcune cose, ma mi contengo per una questione di privacy, soprattutto nei suoi confronti.

LEI: “Ho trovato la mia dimensione, era tanto che la cercavo. Nel monastero si parla pochissimo, solo le cose essenziali e sono in pace con me stessa. Qui abbiamo una stanza comune in cui lavoriamo in silenzio, ad esempio a maglia, e preghiamo. Non sono mai sola, sono con Dio, che è sempre accanto a me.”

Romeo: “Anch’io ho una “stanza” tutta mia. Ed è la camera da letto, che in realtà è diventata anche un po’ la cucina, perché finisce che sul letto ci mangio. Ci passo molte ore, guardo un sacco di serie TV, a volte anche 14 puntate al giorno e il mio cervello si azzera, così arriva quel tanto mio agognato silenzio. Io non uso la Bibbia per pregare, spesso il mio credo è nascosto nel frigo o nelle credenze. Ora che ci penso è tanto che sul letto non ci scopo, vuol dire che anch’io sto facendo vita di clausura? E com’è che Dio non lo sento accanto? Non puoi suggerirgli di farsi un giro da queste parti, magari ci facciamo una partita a briscola?”

LEI: “A volte non ti nascondo che ho alcuni pensieri un po’ tristi, soprattutto quando vedo la cattiveria di alcune anime, io prego Dio affinché le purifichi come ha fatto con me.”

Romeo: “Io quando ho i pensieri tristi in genere metto lo stereo a palla, dal rock anni settanta o alla disco su cui ballo (o rotolo dipende dal peso), ma non sento Dio, solo un sacco di santi, perché i miei vicini di casa smadonnano per il volume alto. Non mi sento puro, ma un po’ più leggero.”

LEI: “L’ultima volta che ci siamo visti, non siamo stati capaci di aprirci davvero. Abbiamo detto cose spiacevoli e se ti ho ferito, ti chiedo scusa e ti chiedo di perdonarmi. Io spero che tu abbia trovato qualcuno, anche se il mio rispetto per l’amore mi è possibile concepirlo solo se il vostro fosse un rapporto tra fratelli.”

Romeo: “Io con i miei veri fratelli ho vissuto l’infanzia e l’adolescenza, quindi ho già dato! Ti dico che se dovessi incontrare qualcuno ci spareremmo tutte le posizioni del kamasutra, tutte quelle in cui è possibile incastrarci anatomicamente. Tanto non preoccuparti, poi pian piano vedrai, come tutte le coppie, perfino quelle eterosessuali, negli anni il nostro rapporto diventerà fraterno perché s’insinuerà un terzo soggetto: il catetere!”

E poi davanti alla cassetta postale mi sono fermato venti minuti. Senza imbucarla. Sembravo ibernato. Tra l’altro la lettera sarebbe arrivata alla Suora Superiora e non so neanche se, con quello che avevo scritto, sarebbe arrivata davvero a LEI. Quante idiozie avevo scritto su quei fogli. Non le avevo chiesto: ma sei davvero contenta di come sta andando la tua vita? Perché io della mia non ho capito un cazzo, sembra un cavallo contaminato dalla mucca pazza, chiuso in un recinto. Ho fatto un sacco di casini. Quando lavoravo mi lamentavo dei colleghi parassiti e scansafatiche, della mancanza di gratificazioni economiche o umane e lottavo per arrivare indenne alla fine del mese. E adesso che un lavoro non ce l’ho più, mi manca quella vita, forse perché devo lottare per arrivare indenne alla fine della giornata. Ma secondo te sono sociopatico? Sai ho letto qualche tempo fa un bel libro che si chiama “Diario segreto di un sociopatico” e mi sa che io ci starei bene insieme a quei personaggi. E poi dimmi la verità: ma al tuo Dio, a cui hai deciso di dare il resto della tua vita, non è mai passato in mente che ‘sto mondo è un fottuto dito al culo o per caso pensi che Lui ha ancora quello stupore dei bambini che credono a Babbo Natale? Quante cose che non le avevo scritto. Eppure io una cosa la devo dire: la sua scelta di diventare suora di clausura non la comprendo, la trovo assurda, insensata, soprattutto perché fatta da una donna simpatica e intelligente. Ma c’è un’innegabile verità, che la sua lettera trasudava di felicità, dalla calligrafia perfetta alla busta rosso fuoco, fin dentro tutte le sue parole. E quindi mi sono chiesto: chi cazzo sono io per turbare o rovinare la felicità di una persona, solo perché ha fatto una scelta che io non avrei mai fatto? Perché dobbiamo pensare che la felicità degli altri deve necessariamente avere degli effetti negativi sulla nostra vita?

Ho perso l’abitudine di scrivere a mano, perfino i miei diari adesso si spalmano su di un file word, con carattere Times New Roman grandezza 11. La vita forse è un po’ come quella lettera, scritta a mano, e che spesso ci si dimentica del suo calore, perché sms, social network e cellulari hanno preso il suo posto. E la sua lettera si chiude con la parola “vita” e tre puntini di sospensione, mi è sembrato una sorta di accenno volutamente indefinito, come se avesse voluto dirmi (o dire a se stessa) che aveva ancora tante cose da fare e da dire in questa vita. Nella sua lettera non c’era un solo punto interrogativo, come se avesse trovato tutte le risposte che cercava; non c’erano mai i due punti, perché in fondo non c’era nulla che doveva spiegarmi in modo più esaustivo e non c’era neanche un punto esclamativo, perché non aveva bisogno di enfatizzare nessuna parola. La mia lettera terminava con un banalissimo “ciao” e un punto. Un fottuto punto. Un punto alla chiusura della lettera o alla mia vita?

Nel mio scroto c’è un terzo coglione, è invisibile e si chiama orgoglio. E spesso mi ha fatto fare un sacco di cazzate, per questo io dopo essermi sbrinato davanti a quella cassetta postale, quella stupida lettera non l’ho più spedita. Poi sono tornato a casa e ho scritto un biglietto, che poi ho dato alla nostra amica comune, che è andata nel monastero su al nord, per assistere alla cerimonia della professione solenne. Sul biglietto ho scritto due brevi frasi. La prima che ero felice per lei. Ed era vero. La seconda frase ho fatto fatica a scriverla. Davanti a me, sul tavolo, c’era mezzo bicchiere di latte freddo di capra. Era mezzo pieno? Era mezzo vuoto? C’era o non c’era quel bicchiere? Alla fine ho scritto che la mia vita va alla grande. Dopo tutti questi anni mi vergognavo a confessarle che mi sono perso, mentre lei sul suo cammino ha trovato una via. Solo che questa volta, alla fine della frase, ho messo un punto e virgola.

034-un-francobollo-dal-passatoQuesto lunedì lo dedico a LEI …

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100 thoughts on “UN FRANCOBOLLO DAL PASSATO

  1. redandwhitecats ha detto:

    Buongiorno! Bello ciò che hai scritto…soprattutto perchè fa riflettere…io ho perso due amici…solamente perchè a detta loro io sono una che si butta giù facilmente e secondo loro avere un cancro significa dover essere felici tutti i giorni…e hanno anche detto di aver trovato amici con cui condividere passioni…cosa che con me,con noi,non facevano…vabbè ciao cazzi vostri!
    E invece poi mi ritrovo un’amica…un pò come la tua di amica….con la quale sono cresciuta…fatto il solito bagno nella piscinetta gonfiabile nude…mangiato e dormito insieme…che adesso non mi rivolge la parola…e sai perchè? perchè…lei è diventata mamma e si sa…come hai detto tu…se tu non hai figli non fai parte della cerchia di amici che rientrano nel contesto…e poi perchè anche io mi sono sposata ma non ho figli…e quindi a loro avviso sono la matta del villaggio…solo perchè mi sono sposata per amore e non perchè avevo un pancione della madonna e dovevo per forza dare un padre a mio figlio eh vabbè! Dopo essermi dilungata(scusa la digressione) ti dico…è vero…chi siamo noi per giudicare la vita delle persone…e le loro scelte…non siamo nessuno! E poi anche la mia vita è una confusione totale…e cerco in ogni dove risposte…e se lei le ha trovate beata lei…e forse hai sbagliato a mandarle solo un biglietto…perchè alla fine tutte le parole e le cose che non le hai detto….ti sono rimaste dentro…e da lì non andranno via…(non voglio giudicarti ovvio…ma riflettevo)…forse la lettera che hai scritto conteneva troppa rabbia e troppe cavolate….hai fatto bene a non mandarla…ma se ti mettevi con il cuore…una bella lettera l’avresti scritta…proprio come hai scritto questo post!…Buon lunedì… 🙂

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    • La lettera l’ho riletta, perchè non l’ ho buttata, ma era parecchio esagerata, troppo sarcastica e irriverente e sarebbe diventata un bomerang per me, magari leggendo questo blog potrebbe capire di più (ma non è a conoscenza) e so che lì dentro le regole sono molto dure. Grazie per il passaggio 😉

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      • redandwhitecats ha detto:

        infatti io immaginavo che la lettera che avevi scritto inizialmente poteva essere troppo…ma magari un’altra…scritta con la stessa enfasi con cui hai scritto il post (che veramente…hai fatto delle belle riflessioni)…sarebbe potuta piacere e magari…sarebbe stato più carino…ma ovviamente non sta a me decidere! Si le regole sono rigide e non credo che se ne vada girovagando per internet…e sui blog…quindi…ma quella era una mia riflessione…scusa se magari ti ho infastidito…o ti sei sentito attaccato…cioè non era mia intenzione…. 🙂 non c’è di che…mi piace leggerti! 🙂

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      • redandwhitecats ha detto:

        aaaaaaah ok…no cmq non la conosco…e non sapevo nemmeno del suo blog…grazie per avermelo detto…casomai poi passo a darci un ‘occhiata! 🙂

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  2. L’obiettivo essenziale di una vita ben riuscita è il riconoscimento della propria verità profonda, la costruzione del proprio Sé e, contemporaneamente, la fedeltà e la risposta alla Chiamata, la realizzazione del proprio progetto esistenziale.
    Noi non siamo qui per caso, ma per svolgere un lavoro; e il premio del lavoro ben fatto è la stessa cosa del lavoro stesso, perché il lavoro è la riuscita di noi stessi.

    (F. Lamendola)

    A 52 anni mi chiedo quale è la mia Chiamata. Non sei solo.

    Capita, non a tutti, che si debba attraversare la notte per arrivare all alba… ce la faremo Ro… un beijto…

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  3. Ognuno fa le proprie scelte e non possiamo ne dobbiamo giudicare, questo è palese, però certe scelte fan riflettere.
    Chiudersi in un convento è un modo per “annullarsi”, per rifiutare sentimenti, emozioni, dolori e trambusti interiori: la fede così praticata, risponde e copre tutto. Questa mia convinzione trova conferma, oltre che nelle parole che hai trascritto, nella punteggiatura della Sua lettera: “nessun punto esclamativo o interrogativo” . Per Lei è tutto calmo, sereno… piatto da far paura a noi che ci arrabattiamo, lottiamo, soffriamo, esclamiamo e ci interroghiamo.
    Ma chi tra noi e Loro si merita un posto in “Paradiso”, posto che esista?
    Me lo sono sempre chiesta… io, perché Loro lo sanno già.
    (8 anni a scuola dalle suore. Ci credevo anch’io. Poi son cresciuta)
    Bisou, Romeo.

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    • Il problema Cat è che pure io la penso come te sulla sua scelta, ma il punto è sempre lo stesso: se lei è felice chi sono io per dirle di non farlo? Io di sicuro a tutta ‘sta teoria e preghiera preferirei i fatti, preferisco persone che si danno da fare nella pratica.

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      • L’ho detto su: noi non siamo nessuno per giudicare o, menchemeno, dissuadere dalle scelte che rendono felici.
        La mia era solo una riflessione che a volte faccio. ^_^
        Hai fatto bene a non spedire la lettera 😉

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  4. ciao Romeo, sono arrivata a te zampettando tra un blog e l’altro e sei diventato presto la mia ouverture di inizio settimana.
    Peccato che tu non le abbia inviato la lettera, si sarebbe parlato tanto di te in tutti i conventi di clausura d’Europa e, secondo me, si sarebbero anche divertite un po’.
    Scherzi a parte io sono per non trattenere troppo quello che si sente e si pensa perché si rischia di implodere.
    Non censurarti troppo perché scrivi cose meravigliose e soprattutto vere!
    Un abbraccio

    Maria

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  5. anche io ce l’ho un amico così e mi preoccupa rendermi conto che mi telefona sempre meno…secondo me sa che sotto il mio strato di benpensante giudico la sua vita…eh sì, sono una pessima amica, un pessimo essere umano e questo tuo post contiene tanta verità

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  6. Pingback: ma perchè il grande Boh? | La Mela sBacata

  7. ho iniziato a leggere la tua risposta iniziale e mi è presa una profonda tristezza: a parole sue così sentite, la tua risposta mi sembrava fuori luogo, rancorosa, finanche cattivella. mi si è rasserenato l’animo quando ci hai ripensato, al di là della sua brutta uscita sulla scelta di diventare gay. forse a quei tempi c’era ancora più ignoranza pura, rispetto a quella ipocrita e cattiva di oggi.
    dopo così tanti anni ti ha scritto e lo trovo bellissimo. e il fatto che tu sia tornato sui tuoi passi e abbia capito i suoi sentimenti, mi riempie il cuore. mi spiace solo che tu non le abbia detto la verità sulla tua vita, ma queste sono scelte personali che non giudico affatto.
    ne scrissi sul blog negli ultimi mesi: io chiusi brutalmente l’amicizia con sorellamica 12anni fa per errori suoi. nel 2009 mi ricontattò e le risposi serenamente ma non ero pronta a farla rientrare nella mia vita. a giugno invece sono rispuntata in punta di piedi io sul suo profilo instagram e non ci siamo più lasciate. mi rendo conto che è come se fosse andato a posto un pezzo del mio puzzle di vita.

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    • La mia lettera era proprio eccessiva, altro che cattvella 😉 Bello invece il giro di vita che ha fatto la tua amicizia. Vedi certe volte i social network così bistrattati sanno avere un aspetto un pochetto disneyano, se mi concedi il termine. Grazie sloggata.

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  8. Io ho scoperto che un’amica della mia infanzia è una stronza pazzesca purtroppo dopo fin troppo tempo, dopo averle dato fin troppo e non aver ricevuto niente in cambio, ma sono contenta che adesso la sento solo per natale (se mi va di farle gli auguri) e al massimo per i compleanni. In realtà sto cercando proprio di staccare totalmente la spina perché mi da fastidio anche quell’unico messaggio l’anno. Comunque, sono contenta che alla fine tu non abbia spedito quella lettera, perché forse LEI ha cercato davvero di chiederti scusa, anche se dopo tantissimo tempo, ma almeno ha pensato che sei stato una persona importante e voleva almeno scusarsi per essere stata una merda.

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  9. Per fortuna che mi chiedevi di scrivere di cartoni animati nel mio prossimo articolo… “il merlo che dice al corvo: quanto sei nero!”. Non commento circa il tema dell’amicizia e delle amicizie: è argomento che non conosco. Invece sulla scelta di chiudersi in clausura, mi vien da dire che rientra tra le più criptiche, oscure e inspiegabili ragioni che un essere razionale possa compiere oggidì. Legittima, ci mancherebbe. Ma incomprensibile, anche in un’ottica anche di abnegazione verso i bisognosi. Però dal punto di vista delle “recluse” ci sono ragioni da vendere, per cui: “contente loro…”.
    Sarà che nutro un’insofferenza epidermica già solo per i muri e per le chiusure mentali… figuriamoci per gli spazi delimitati da spesse mura, fatti apposta per separare da chi ne sta fuori.
    Hai fatto bene a non spedire quella lettera. Non credo che ne avrebbe mai compreso appieno lo spirito e i perché. Ciascuno guarda alla vita con occhi e, talvolta, con lenti che non sempre sono affini ai nostri, pertanto la gradazione di una sfumatura di un colore sarà quasi sempre differente a seconda di chi l’osserva.
    Allorché, poi, si compiono scelte tanto radicali, ci si dispone anche mentalmente ad affrontare quanto ci circonda con un approccio ben diverso da coloro che vivono invece “nel mondo”. Diversamente sarebbero insopportabili privazioni e distacco dalla realtà, dalle pulsioni, dalle paure e dai problemi che assillano chi conduce un’esistenza fatta di ostacoli, di gioie e di insoddisfazioni, di incognite e di avversità. L’interno chiuso e protetto di una clausura non conosce queste dinamiche, avvolto com’è – o come si vuol far credere sia – dalla serafica e silenziosa pace dello spirito.
    Piuttosto mi spiace leggerti, nella conclusione, con la nota amara dell’esserti perso. Anche perché fatico a credere che ci si possa perdere e, nello stesso tempo, dimostrare tanta lucidità d’analisi e introspezione come emerge dall’articolo. Talvolta ci si crede persi, ma più spesso ci si è soltanto fermati, magari smarriti, confusi o piuttosto stanchi. In ogni qual caso, anche l’essersi persi è un bene, nel momento che se n’è consapevoli: molti al contrario, sicuri di se stessi, procedono spediti sulla via, senza però rendersi conto che al bivio avevano inforcato una strada differente!

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    • Sulla vita di clausura la pensiamo allo stesso modo. Poi io penso che la preghiera dovrebbe essere più una mano che ti aiuta a rialzarti piuttosto che una preghiera sparsa nel vento, ma non essendo stato illuminato, non entro in merito. Sulla lettera rileggendola mi sa che la mia ironia o saracsmo avrebbe peggiorato le cose, per cui sì concordo anche con te. Azz e so’ due. Sul fatto di essermi perso…la mia sensazione è questa, ma forse sono anche stanco e francamente non ne posso più. Sul fatto che sia un bene “perdersi”, non lo so ancora.. sono quattro anni che vivo così, se continuo così manco a Chi l’ha visto mi ritrovano.

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  10. Sapessi le montagne interiori che mi smuovi, Rom! Ogni lunedì é un bel terremoto! Stavolta saranno stati sette gradi nella scala Mercalli perché io con le amicizie perse per strada ci potrei riempire il convento della tua amica (e ad alcuni un pò di silenzio e clausura ti assicuro che gli farebbe bene!😁) …ma vabbé questa é un’altra storia…sono d’accordo con chi ti ha scritto che hai fatto bene a non imbucare la lettera soprattutto perché sono sicuro che te ne saresti pentito. Non sempre le nostre reazioni a caldo corrispondono a quello che abbiamo davvero nel cuore. E per quanto riguarda il terzo coglione invisibile, quello che probabilmente ti ha dettato la seconda riga del biglietto, beh, nelle donne dove pensi che si trovi? Perché il mio deve avere un bel posto d’onore, sai, eppure penso che ci possiamo lavorare su…che dici? Un abbraccio enorme da quella che non ha ancora imparato 😘

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    • Oh PiBi (ex-presella) mi riempi sempre di belle parole e poi sai che mi emoziono. E siccome sono emotivamente instabile, da circa 40 anni, capisci che poi divento un fiume in piena? Sulla lettera sì penso pure io ad aver fatto bene, se avessi avuto un po’ più di coraggio avrei scritto altro… ma oramai, lei si è chiusa lì, io in casa. Sui coglioni e sull’imparare io e te dobbiamo fare un foglio e scrivere tutte le cazzate che abbiamo fatto e poi dirci a vicenda: ma secondo te dov’è che ho sbagliato? Un abbraccio a te da quello che ha imparato meno di te 😉

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      • Non è vero, Rom, si vede che tu hai lavorato di più su te stesso…le cazzate le facciamo tutti, ma la verità é che io alcune di quelle, non riesco a neanche a dirle ad alta voce, figuriamoci a metterle per iscritto. Invece so che tu lo faresti, hai più coraggio di me a guardarti dritto negli occhi del tuo specchio, io ci son periodi che lo specchio lo evito come la peste…eppure ho la fortuna di avere vicino chi me lo tiene su e me lo pulisce con dolcezza, pazienza e dedizione e sapere che nelle sue vene scorre il mio stesso sangue é per me motivo di orgoglio e speranza! Sul coraggio che ti è mancato sulla lettera fossi in te mi chiederei se sarebbe davvero servito a qualcosa. Dopo tutti questi anni non è facile ricostruire un’amicizia, ammesso che tu e lei aveste voluto (e nel suo caso anche potuto, non ho idea di come funzioni!). Secondo me solo allora avrebbe avuto senso aprirgli il tuo cuore e raccontarle di te altrimenti é come parlare con un estraneo. Sono certa che ci siano parti di noi particolarmente fragili e vulnerabili che non vadano messe in mano a chiunque, la chiave va data solo a chi sappiamo la userà bene. E stavolta non credo c’entri l’orgoglio, sai, quanto piuttosto un pò di protezione verso noi stessi che é assolutamente necessaria per imparare a volerci bene. Scusa se alla fine sono io che son diventata un fiume in piena, ma come avrai capito é un argomento che mi tocca molto. Baciotti Pibì ex Presella.😘

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      • Perchè quando parli di me devi esprimere ‘sta gioa e quando parli di te mai na gioia? 😀 Ho capito che questo pezzo di vita di ha un po’ scombussolato. Secondo me a prescindere da tutto un’amicizia è difficilmente ripescabile, perchè nell’arco degli anni non siano più gli stessi. Per cui diversa era lei e diverso ero io, e diverso ci sto pure rimasto 😉 Secondo me la lettera non sarebbe servita a molto. Per cui ho lasciato quelle due brevi frasi così. Lo specchio non dovresti evitarlo, perchè dai tuoi post si evincono tante cose belle. E scusa se te lo dico ma non è un fiume in piena, ma uno tszunami 😀 Baciotti Pibi (ex Presella) 😘

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      • ahahahahahahah la tua risposta invece un fiume di risate…che il fiume di parole lo lasciamo ai Jalisse! Grazie Rom, davvero :*
        Ps.Anche secondo me la lettera non sarebbe servita a molto e rispondendo a te ho trovato qualche risposta che cercavo da tempo…lo vedi che ogni tanto ‘na gioia pur’io XD

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  11. La clausura non dev’essere semplice ma non lo è neppure affrontare il mondo ogni giorno.
    Invidio la serenita ma disapprovo il fatto di nascondersi per ottenerla.
    Di certo hai fatto bene a non imbucare. Credo tu sia molto più delle frasi provocatorie con cui avresti risposto. E lei non avrebbe avuto modo di scoprirlo.

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    • Tu dici: la clausura non dev’essere semplice ma non lo è neppure affrontare il mondo ogni giorno. E secondo me è più difficile affrontare il mondo, dove regna il caos. Sulla lettera sì concordo …. aspetto news eh 😉 la fine del mese si avvicina 😉

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  12. ivano f ha detto:

    Anch’io fatico a comprendere la clausura, è un po’ come rinunciare a mettersi alla prova in prima linea… ma, da un altro punto di vista, è una scelta coraggiosa, una scelta forte -ancor di più al giorno d’oggi.
    La lettera hai fatto bene a non spedirla, non era che una reazione a caldo; e qual è davvero la nostra verità, quella che diciamo su due piedi quando non ci lasciano il tempo per ragionare o quella che arriva da una riflessione accurata? Ti saresti pentito di averle mostrato solo il sarcasmo. Nemmeno la parte bella di te hai voluto mostrarle, e questo è un peccato, e non sono sicuro se tu l’abbia fatto davvero per orgoglio o per pudore – imbarazzarsi di ciò che si ha di bello? sono strani gli esseri umani…
    Ogni bene Ro

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  13. Hai fatto bene a non dirle di te, non ti avrebbe capito ed avresti finito per starci male. Le vuoi bene e te ne vuole, ma a parte le scelte e la vita di ognuno di voi, lei non ti comprenderà mai, è questa la realtà… Non è la persona che cerchi, non è lei che ti riconoscerà…

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  14. luminariasprecata ha detto:

    Ognuno di noi sta già percorrendo la sua strada e, anche se a volte non comprendiamo il senso di questo viaggio, sono certa che debba esistere una ragione profonda per cui la vita ci abbia collocati in una determinata parte di universo, dandoci delle possibilità e togliendocene altre. Non so dare un nome a questo mistero, non ne ho la presunzione, ma sento che non esistono strade davvero giuste o sbagliate, esistiamo noi, feriti e rafforzati dal passato, immersi in un presente non sempre semplice, in viaggio verso un futuro incerto. Siamo noi l’inizio e la fine di un viaggio da scrivere giorno dopo giorno.

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    • Grazie Luminaria. Ho letto il tuo post enon sono riuscito a commentare, perchè ogni parola mi sembrava di troppo o fuori luogo. E questo post mi fa supporre che in qualche modo ti sei smarrita pure te. Grazie per la visita da queste parti. Stay up! O mejo We stay up! 😉

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  15. Ciao Romeo. Io non ti conosco abbastanza, diciamo che mi fido del mio sentire. A dire il vero sono anche un po’ incerta su cosa dire perché ho comunque una famiglia di tradizione cattolica che mi ha dato una certa impronta (anche se io ormai da un po’ di tempo non riesco a rispettare il mio credo). Non pongo barriere perché penso che davvero sia stupido farlo e creare delle distinzioni. Il mio carattere è tendenzialmente buono e una mia collega mi prende sempre in giro dicendomi che avrei potuto fare la suora. Ma forse su queste cose non ci si scherza più di tanto. Come hai detto tu: che diritto abbiamo noi di giudicare la scelta di una persona se poi questa scelta sembra renderla felice? La vita ha una strada lunga e ci possono essere diversi incroci. Probabilmente tu neanche ti aspettavi questa lunga lettera scritta. Leggendoti ti ho capito…è giusto sicuramente il tuo comportamento. La tua è in ogni caso vera amicizia. Lo so, la tua ultima frase è stata una bugia ma forse è stato proprio in virtù dell’amicizia che ti legava a LEI a scrivere quelle parole.
    Io spero che presto anche tu riesca a scrivere di aver trovato la strada giusta e comunque mi sembra che non è che te stai a girà i pollici eh?
    Buona serata e un sorriso 🙂

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    • Il backgraound cattolico, secondo me, in qualche modo ce l’abbiamo in molti. Quindi capisco che è difficile dare una ceeta opinione su alcune cose. La lettera non me l’aspettavo proprio, e quando l’ho letta alla fine forse mi è salito solo un vecchio rancore. Ora negli anni siamo cambiati entrambi. Io spero, al si là delle scelte perosnli, comunque in meglio. Grazie Lila

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  16. Ciao Ro, rieccomi qui finalmente.
    Le tue riflessioni sono come sempre impegnative nel senso che implicano pensieri forti, anche in chi ti legge, sulla vita, sul modo di affrontarla e concepirla.
    Parto dalla fine: tu dici di esserti perso. Credo invece che chi lo afferma non lo sia, si perde chi non ne è consapevole.
    La tua amica ha fatto una scelta esistenziale di rottura. Sono cattolica praticante, per la mia indole di attivista e di donna che ama vedere il concretizzarsi dei progetti non ho tuttavia mai veramente capito la clausura, finché non ho avuto modo di parlare con qualcuna di loro. Il suono della serenità, ma anche la coscienza che il mondo non va. Non sono fuori dal presente, sai? Hanno internet, si documentano, sono persino sui social – non ci credevo nel sentirlo! – e il loro modo per intervenire è pregare. Occorre una fede immensa, e ti confesso che ho provato in quel momento un’enorme ammirazione: nelle parole di quella monaca intuivo il peso della realtà esterna, la sofferenza di un’assenza ma nel contempo la certezza che la preghiera fosse un intevento concreto.
    Secondo me lei forse ti avrebbe capito se tu avessi spedito quella lettera. Il dialogo virtuale che hai costruito tra te e LEI mostra tante differenze e pure una sostanziale analogia: la clausura seguita da un punto e virgola. Quello di LEI è la preghiera, il tuo sei tu.
    Un abbraccio forte forte
    Primula

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    • Sul fatto di sentirmi perso non sei la prima che esprime un concetto diverso da questa mia sensazione, speriamo che sia così. Sul come si vive nei conventi lo so, ch emolte cose sono cambiate, però i l mio biglietto (e i regali che ha ricevuto sono sttai tutti filtrati dalla suora superiora), ma comunque il mio augurio è che davvero lei sia felice. Grazie Primula per la bellissima analogia finale che hai fatto. Un abbraccio a te

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  17. madonnina ro finalmente sono riuscita a leggerti… mi sei mancato…
    però mannaggia la passeretta mi hai bucato la pancia…
    l’amore è una cosa importantissima per me… in tutte le sue sfaccettature, quindi anche l’amicizia.. non sono una ricercatrice seriale di amici, ma solo se credo che ne valga la pena…
    ho perso delle persone per strada anche io. con una di loro stavamo praticamente sempre insieme… anche le vacanze tutte insieme… e abbiamo anche aperto una società… come ti ho detto, evidentemente non eravamo le socie giuste…
    mi tocca molto la faccenda delle assenze, soprattutto quelle volontarie e non spiegate. non me chiede perchè ma io leggendoti ho fatto questa associazione… bah… cmq nella vita ci si trova… ci si perde, o si rimane… ogni incrocio è importante… e il buchino che rimane perchè è andato via non si attappa, ma si sposta per far spazio a nuove robe…
    hai ragione che nessuno puo giudicare la scelta di qualcun altro… puo non capirla e non condividerla… ma se si vuol bene ci si sta vicini comunque… anche io son cattolica, ma non capisco neanche io la scelta della clausura. sicuramente chi c’è trova una dimensione e un benessere interiore che noi non possiamo capire o vedere…
    io fino alle medie sono andata a scuola dalle suore spagnole, vicino al tuo dentista… e erano delle suore fantastiche. pensa che la preside appena era uscita la legge che potevano levare il velo non ha esitato un attimo…
    la lettera che avevi scritto, la stavi semplicemente scrivendo a te, per far uscire la tua rabbia e i pensieri che stavano ballando dentro la tua capoccia!
    vabbe basta che senno continuo a scrive fino a domani!
    e ps… piantala a dì cretinate, perchè sei no gnocco! punto!

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    • Me lo ricordo della tua amica-socia e delle cose che poi non sono andate, ma me lo hai detto prima o dopo che siamo finiti in televisione? 😀 Sul resto concordo con quello che hai detto e sì la mia lettera era frutto soprattutto della rabbia e ho fatto bene a non inviarla. Ammazza quanto scrivi 😉 a proposito sto pensando al nostro duetto virtule eh. Sono giorni un po’ così appena mi riprendo ti scrivo.

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      • eh…. nella vita si fanno scelte… magari in quel momento sono quelle giuste… ma un attimo prima o un attimo dopo avremmo scelto un’altra strada… ma in quel momento era cosi che doveva andare… sai ho scritto un post su questa cosa… mi piacerebbe tu lo leggessi, solo per sapere cosa ne pensi…
        eheh! e hai visto pure che parlo parlo oltre che scrive e scrive…! che poi scrivessi bene! haahah!
        siiiiii dai dai facciamolo… il duetto, eh! ahah
        uh… mi spiace per i giorni un po cosi… sti disgraziati…
        sbaciuzz…

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