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AI CONFINI DEL WI-FI

Vorrei sapermi scollegare dalla rete intorno, avere altro a cui pensare che a un aggiornamento” (Dipendenza, 2002 – Daniele Silvestri)

Peso: – 400 gr

Io non rispondo se citofonano alla porta di casa una sola volta (anche se questo significa che non ritiro raccomandate e devo andare alle poste). Se citofonano due volte consecutive, in genere sono amici. Se tre volte è Cybill. Abita vicino casa mia. L’anno prossimo festeggiamo vent’anni di amicizia. Ci siamo conosciuti all’università a un corso di francese, per un’idoneità che ho passato per il rotto della cuffia, e l’unica parola che ricordo è artichaut (carciofo). Cybill ha quella propensione a parlare, parlare e non so se l’ho detto: a parlare! È un perfetto mix tra Eleonora Duse, quando sale sul palcoscenico e tira fuori, a tutti i costi, la sua ansia e Pippi Calzelunghe, con il suo disincanto e la sua ironia. È intelligente e con un gran cuore, altrimenti l’avrei sfanculata già da svariati anni. Abbiamo un piccolo rito: il caffè per lei e il cappuccino per me. Appena il mio lavoro di babysitteraggio termina, mi aspetta la mia ora di palestra (quando sono in vena) e poco dopo il nostro caffè attorno alle 10.30. Quando è entrata in casa aveva bisogno del bagno, e si è resa conto di com’era l’appartamento: magliette buttate a terra, scarpe spaiate ovunque, letto non fatto, piatti del giorno prima (o giorni prima?) sul tavolo. Il mio appartamento in perfetta sintonia con la mia vita.

Cybill: “Mio Dio! Ma qui è scoppiata una bomba, da quando non metti in ordine?”

Romeo: “Da quando Meucci ha inventato il telefono.”

Cybill: “Non hai pubblicato lunedì scorso, ma non mi dire che hai intenzione di mollare il blog. Magari dovresti scrivere qualcosa che non sia troppo triste, qualcosa di più allegro, qualc…”

Romeo: “Non lo so, non so più nulla. E poi è la domenica che decido di scrivere e non so mai cosa. Non programmo mica di scrivere cose allegre o tristi. Io scrivo le mie minchiate e basta. Non dovevi andare al cesso?”

Dopo un discreto battibecco, sul blog e su altre questioni personali, il caffè non lo abbiamo più preso. Ho detto che mi era venuto un improvviso mal di testa. La verità era che mi aveva urtato. Non sempre si ha voglia di ascoltare e non sempre di parlare. Aveva ragione: casa faceva veramente cagare. Ma aveva ragione anche su altre questioni. A quel punto ho acceso il PC e ho cominciato a navigare. Quando la mia amica Flavia per provare a dare un input diverso alle mie giornate, mi ha consigliato per mesi di aprire un blog, mi sono chiesto: ma di che cazzo parlo? E quando poi ho deciso di parlare di me, in fondo ho pensato, tanto non mi cagherà di striscio nessuno, a chi interesserà la banale vita di un gay, bulimico e disoccupato? Il blog, mi sono detto, lo lascio aperto un anno, il tempo di dimagrire (anche ora se sono bloccato) o al massimo mi stancherò. Io non ho tutti questi follower, non sono uno che poi ripubblica su facebook, l’ho fatto solo con una collaborazione con Ali Di Velluto, sono abbastanza (a)social network, magari un giorno lo farò, non lo so, forse quando avrò meno pudore, ma quando ho cominciato a ricevere una serie di commenti, devo ammettere di essere rimasto ogni volta sorpreso e colpito. Con alcuni poi sono nate delle forti alchimie, e dopo esserci scambiati il cellulare, sono rimasto commosso e impressionato dal loro continuo sostegno e affetto; come da chi in privato, mi ha scritto delle mail profonde e personali.

Lunedì scorso, per demotivazione e ragioni personali, non avevo voglia di pubblicare, né di pesarmi e ho dato uno sguardo ancora più attento ai blog che seguo, o che ancora non seguo, e allo stile di ognuno. C’è chi pubblica racconti, scritti in modo impeccabile; chi filastrocche, storie malinconiche e fatate; chi poesie; chi disegni o quadri; chi è propenso all’erotismo; chi offre pillole zen accompagnate da splendide foto; chi video; chi condivide ricette; chi parla della propria vita; chi invece si presta a testare sulla propria pelle prodotti cosmetici o mamme che parlano della loro vita e di quella dei propri figli. Ma che cosa ci spinge a raccontare o a raccontarci su di un blog? È nascosto nel WI-FI l’amico ideale della nostra vita? Io mi sono chiesto, che cosa mi spinge a scrivere: l’urgenza di raccontare qualcosa o il bisogno che qualcuno mi ascolti? È l’eco di una solitudine interiore o un ego che magari si crede ‘sto cazzo?

Qualche giorno fa nel portone di casa c’erano delle corone di fiori, un segno che qualcuno ha lasciato le penne nel mio condominio. Ho intravisto una ragazza e le ho chiesto chi fosse morto, e quando con gli occhi gonfi mi ha risposto la madre, ho pensato: eccola tiè, figura de merda! Sono diventato talmente rosso, che penso di essermi depilato con il calore che emanava tutto il mio corpo, bruciandomi tutti i peli, perfino quelli sotto l’uccello. Ho cominciato a balbettare le mie condoglianze, e mentre cercavo di uscire fuori al portone, ho calpestato goffamente una corona. E tra i fiori rovinati, immaginavo la defunta che mi urlava: li mortacci tua Romè e de tutta la tua generazione! -. Non sapevo né se fosse malata e neanche di cosa fosse morta.

Poco dopo, perso nei miei pensieri, ho preso la metropolitana e ho notato che quasi tutti avevano la testa immersa in uno smartphone. E ho pensato anche al mio canadese con cui da mesi mi scrivo, mi ha invitato perfino a Montréal. Ci siamo lasciati andare a molte confidenze e devo ammettere che mi fa sangue. Era da tanto che non pensavo a un uomo così spesso, paradossalmente sembrerebbe l’uomo della mia vita, intrappolati in un assoluto rapporto virtuale, a 6.583,31 km di distanza da Roma. Ma questa globalizzazione ci unisce o ci separa? Siamo connessi con il mondo, con persone lontane chilometri, ma siamo connessi con i nostri vicini di casa? Buttiamo le parole nell’etere, sperando forse che qualcuno le possa pescare, ma siamo capaci di farlo vis-à-vis con chi è accanto a noi? Ogni cosa si sta smaterializzando, dai soldi che passano attraverso il bancomat, alla musica che dal vinile si è trasformata in un mp3, dalle foto che sono passate dal comò, per finire dentro chiavette USB, ai libri che sono su di un cloud e non più in una libreria. Ma quando ho visto quella ragazza mi sono detto: cazzo, ma stiamo smaterializzando anche i rapporti umani? Come si trova un equilibrio tra ciò che naviga attraverso il WI-FI e ciò che vive nella realtà? Scriviamo, pubblichiamo, parliamo, ma ascoltiamo?

Due giorni dopo qualcuno ha citofonato tre volte. Ed io, sapendo chi fosse, ho alzato la cornetta.

Romeo: “Che devi pisciare?”

Cybill: “Buongiorno eh! La poesia non si spiega. No, milord. Coffee time?”

Romeo: “Arrivo.”

Avrei voluto che entrasse in casa, per farle vedere che avevo fatto le lavatrici, messo a posto le magliette, cambiato le lenzuola, lavato i piatti, cucinato vagonate di legumi e fatto finalmente il cambio stagione. Mi è salito un sorriso, al pensiero che nel bar avrebbe cominciato a parlare, a parlare e non so se l’ho detto: a parlare. Cybill in fondo è così, petulante e ironica, ma è lei che ho chiamato la notte che il mio gatto stava morendo tra le mie braccia. Questa è la prima volta che scrivo di qualcuno senza chiedere l’autorizzazione a farlo. Lo scoprirà questo lunedì, nel mio ritorno a pubblicare e a pesarmi. A volte un buon libro distrae, ma non basta, la musica sembra essere sempre la stessa, serve qualcosa di meno virtuale, di meno lontano, come la schiuma di un cappuccino, talmente densa da non far scendere un cucchiaino di zucchero; le fusa di un gatto, che mentre gioca ti graffia; l’acqua da dare alle piante; le gocce di olio di agrumi negli umidificatori dei termosifoni; il sapore di un panino appena sfornato o il calore di un’amica, che ti disconnette dal WI-FI, ma ti connette con te stesso.

036-ai-confini-del-wi-fiQuesto lunedì è per Cybill (foto fatta a tradimento, mentre era al telefono) e per voi che avete il piacere di passare da queste parti.

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104 thoughts on “AI CONFINI DEL WI-FI

  1. Eh Romè tu lanci sempre spunti di riflessione importanti…però cazzo non possiamo farlo che so il giovedi??? di lunedi è un casino….già è un pessimo giorno di suo partire con sti pensieri-macigno è impegnativo…ahahahah.
    Sempre il n.1

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  2. christo74 ha detto:

    domande profonde, formulate molto bene, a cui è difficile rispondere

    … forse non è nemmeno di una risposta che necessitiamo, ma semplicemente di due orecchie che ascoltano sinceramente. poi se queste orecchie sono a 6583,31 km o appena sotto lo zerbino di casa fa veramente molta differenza?
    in ogni caso, dentro la nostra anima siamo e restiamo soli con noi stessi. sempre. con o senza wi-fi 🙂

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  3. Buon lunedì Ro. La connessione con il mondo avviene in tanti modi, ognuno ha le sue modalità e credo non esista una classifica di ciò che è meglio o peggio. Il blog per me è condivisione, fosse anche di una riga, di un pensiero sintetico o di un brano musicale che mi ha colpito in quel momento (è ciò che faccio di recente come avrai visto…) e che mi sento di “regalare” in una mia emozione provata in quel preciso momento. Farei lo stesso con un amico/un’amica, familiare avendoli vicino. L’autenticità si percepisce anche nelle parole scritte esattamente come la costruzione ad arte di un messaggio. Ma non avviene forse così anche nella vita reale? Quanti sono profondamente veri tra chi si incontra ogni giorno?
    Ho decisamente molti più anni di te, badilate sui denti tante, eppure non smetterò mai di essere estroversa e offrire quel che sono, conosco, apprezzo in un post, una telefonata o una chiacchierata vis-vis. Continua z farlo anche tu che è una sorsata di bello. 😘
    Primula
    P. S. Artichaut non è una parola facile da ricordarsi eh? Ce ne sono di più semplici in francese… 😉

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  4. Buongiorno caro, sei tornato (ah già, tornato è una parola grossa!).
    In fondo questo modo di comunicare è poi così differente da ciò che succedeva nei secoli passati? Quando gli scambi e le comunicazioni erano meno facili ci si affidava alle lettere. Nascevano amicizie se non amori epistolari, spesso lunghi una vita, senza neppure vedersi una volta. Ora non è poi molto diverso e se provi una vicinanza per qualcuno lontano e non per il tuo dirimpettaio, forse è perché ci si sceglie tra simili e stiamo tutti diventando più selettivi. Io mi sento molto meno sola adesso di quando ero adolescente non conforme ai criteri di massa e trascorrevo le giornate da sola, senza uscire e senza parlare se non con un foglio di carta. Ora il foglio è elettronico e dall’altra parte qualcuno c’è. 😘

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    • Condivido in pieno le tue parole, e poi davvero un po’ meno soli ci si sente e considera che s’incontrano anche belle persone, per ora virtualmente per me, tu invece fisicamente. Forse ai confini del wi-fi si possono trovare delle belle sorprese.😘😘😘

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  5. scrittore5-5 ha detto:

    Ciao Romeo. Ho letto due volte questo post. E penso che ce ne saranno altre.
    Innanzitutto ammiro sempre la tua capacità di saltare da un argomento all’altro senza che se ne accusi il colpo, con armoniosa sincronizzazione.
    Venendo al punto principale: il wi-fi ha intrappoalto le nostre vite. E’ al pari dell’erogazione dell’acqua e del piumone d’inverno.
    Ci mette in contatto, ma non ci collega in senso umano. Parliamo attraverso e non direttamente. SI sono facilitate le comunicazioni, non i rapporti. Quelli, per mio avviso ignorante, rimangono analogici. Alla vecchia maniera. Rimangono zuccherati in un cappuccio o in un caffè.
    C’è però il tuo amico (posso chiamarlo così?) canadese.Beh, l’uomo della tua vita? Perché forse c’è qualcosa che vuoi scoprire, ch enon sia limitato ai messaggi da wi.fi.
    Ma vedi, torniamo lì. E’ stata facilitata la comunicazione, altrimneti forse non l’avresti mai ‘conosciuto’. Ma poi il calore umano è altro.
    Questo è un bel posto, persone gentili e affascinanti. Affettuose, come hai detto tu. Proprio perché non sempre è un rapporto limitato al solo wi-fi. C’è una vicinanza. Anche se platonica.
    Ti saluto e mi scuso per la lungaggine

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    • Nessuna lungaggine, mi piace leggerti, anche se ti ho scoperto da poco. Diciamo che è vero che facilità la comunicazione, anche la vicinanza (penso al camadese), ma poi bisognerebbe uscire dal ghetto del wi-fi e tentare di fare un salto. In fondo dietro ad un wi-fi si possono scoprire belle persone, e penso ai blog che seguo.

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      • scrittore5-5 ha detto:

        Ma infatti. Chi come te riesce a non rimanere intrappolato nel wi-fi riesce a spuntarla nel migliore dei modi.
        Piace molto leggere anche a me di te.
        Un felice giorno Romeo.

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  6. Grazie Romeo per queste riflessioni. Sono più o meno le stesse che faccio io prima di aprire il mio blog con la sola differenza che tu hai saltato una settimana, io sono mesi che non ci torno.
    Ma le tue riflessioni sono molto vere.
    Il grande problema che siamo le ultime generazioni che si pongono questi problemi. Mia figlia manco lo vede con il binocolo il problema.
    E questo per me è l’inizio della tragedia. Spero tanto di sbagliarmi!
    Buona settimana!

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  7. Ciao Ro, sai che hai citato uno degli argomenti di maggior fascino? Perchè abbiamo un blog? Magari ci è facile capire o ricordare perchè lo abbiamo aperto, ma perchè lo abbiamo. Cosa significa il blog per noi? Cosa “siamo” sul blog? Sono sempre stato affascinato dalla nostra “vita” digitale, dalla nostra personalità on line. Ah… mi hai fatto venire in mente un soggetto per un disegno.

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  8. Cazzo, Rom, quanto mi sei mancato!
    Quando ti leggo ho sempre la stessa sensazione: come se la tua vita, così come quella di tutti noi, fosse fatta da migliaia di pezzi di puzzle scomposti che tu ogni lunedì rimetti al loro posto formando un dipinto di vita meraviglioso. A volte ti rimane qualche pezzo mancante, che resta sospeso in qualche domanda senza risposta, altre volte, come questa, arriva in soccorso una delle tue splendide amicizie a darti una mano a rimettere a posto casa e, soprattutto, questo puzzle che poi è la tua vita…sì lo so, penserai che mi sono fumata qualcosa, eppure secondo me questo tuo blog è un tesoro meraviglioso, tuo e nostro, perciò ti prego, abbine cura. Ps. Se mi rispondi di nuovo che son troppo buona, giuro che divento cattiva!

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    • Tu sei troppo buona Pi.Bi. 😀 😀 e io mi voglio divertire a prenderti in giro. E che tu mi spiazzi con le tue parole, sotto questa carme c’è un timidone, che sti sta un pochetto sputtanando su di un blog.. o forse ad aprirsi al mondo? Oggi la mia amica Sassenach (che ogni tanto commento) mi ha detto: Rom quanto so’ contenta che hai aperto il blog, ti sta facendo un sacco bene. Forse per chi mi è accanto è più facile costatare un certo beneficio o cambiamento. P.s.. Non non pesno che ti sei fumata qualcosa, seconda me sei stata allattata con allucinogeni 😉 😀 😘

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  9. Non abbiamo perso il contatto umano, abbiamo solo allargato i confini.
    Anche se non avessi amici conosciuti su internet, non sarei amica dei miei vicini di casa.
    Gli amici sono persone con le quali abbiamo una qualche affinità, linguaggio comune, e argomenti di conversazione. I miei vicini di casa sono degli impiccioni, ignoranti e per niente affini a me esseri umani. Ho un rapporto educato con loro, ma non gli spiegherò mai chi sono gli uomini che vanno e vengono da casa mia. Che è poi l’unica cosa che gli interessa sapere.
    Gli amici li vedi, per il caffè o per le chiacchiere o per staccare un po’, trovi il modo.
    Dovremo preoccuparci non quando sentiremo affine qualcuno che è lontano, ma quando non avremo più contatto con coloro cui vogliamo bene e che sono raggiungibili.

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  10. lo sai… tu sai come la vedo… la rete è un mezzo, come dice Mela, una volta potevano essere contatti epistolari, oggi son diversi ma non è il non guardarsi vicino fisicamente ma semplicemente la ricerca di animi affini e oggi si possono allargare i confini…
    Poi son sempre le persone che fanno la differenza e forse dietro una tastiera è più facile sparire e diventare fantasmi … boh…. il grande, maledettissimo… boh…
    😉

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  11. Oh caro Rom, tu ci proponi spunti difficili e interessanti…spesso mi chiedo anche io perché continuo a stare in questo spazio, a scrivere e nutrirmi anche di amicizia virtuali. Alla fine la risposta per me è abbastanza semplice…non sono il cuore della mia vita, è vero, magari ogni tanto mi distolgono anche dalla dimensione quotidian reale, eppure mi fanno la vita più bella e le alchimie di cui parli sono una fonte preziosa di buon umore! poi si va a periodi, poi c’è la pigrizia autunnale che incombe, forse c’è anche una forma di autocompiacimento, però la ragione fondamentale è che ho conosciuto belle persone e scrivere mi fa bene! un abbraccio caro, e complimenti per il peso 😉 bacio

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  12. Mado’ quanta roba c’è in questo post, Romeo! Beh, come sempre d’altronde.
    Non sapendo da che parte iniziare, vado a ruota libera.
    Non ricordo chi disse “È la dose che fa il veleno”, sicché penso che Wifi e vita privata debbano andare di pari passo mischiandosi sono in casi eccezionali.
    Va beh, io sono una che vive a compartimenti stagni , però ammetto che, senza blog o fb, non avrei mai incontrato persone (anime) che mi han donato tanto in termini di emozioni (intese come affetto, ilarità, riflessioni, delusioni, scambi culturali e molto di più ) che altrimenti non avrei avuto. Internet non si può deminizzare, in fondo non è altro che lo specchio di un “vivere” più allargato, bisogna solo saperlo dosare.
    Perché ci raccontiamo sui blog? Mah! Ognuno ha il proprio motivo. Nella maggioranza dei casi (io compresa), per un fottuto (ooops! ^_^) bisogno di essere ascoltati nei nostri sfoghi, per sputare quello che abbiamo dentro… la scrittura come terapia, insomma.
    Te sei fortunato ad avere amici che sanno ascoltarti e starti vicino. Oggi non c’è più tempo per l’amicizia profonda se non in rari casi: come in quelle che durano da anni, per esempio. Ma, spesso a causa di una vita “dispettosa”, non per tutti è così… :-/ ^_^
    Ussignur che commento lungo, e dire che avrei da rispondere su mille altre cose. Va beh… non tedio più ma ricordati che io ❤ anche se non beviamo allo stesso tavolo del pab (so che hai colto) 😉

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  13. ivano f ha detto:

    Se sei una bella persona lo sei in ogni luogo e in ogni situazione, e allora il mondo virtuale non ti toglierà qualcosa ma ti offrirà nuove opportunità… E non mi sembri certo uno che non sa ascoltare.
    Diciamo che sul blog è un modo diverso di raccontarsi, puoi arrivare subito al punto a cui tieni senza farti troppi problemi…
    (Il cappuccino! Se mangio fuori lo bevo -sempre- a fine pasto… Le cameriere fanno certe facce… 😀 )
    Comunque il blog è tuo e non devi sentirlo come un obbligo, se non sei dell’umore giusto salta un turno senza farti troppe paranoie (e che Cybill protesti pure quanto le pare 🙂 ). Certo noi preferiamo i lunedì coll’Orso 😉
    Ogni bene Ro

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    • Pure io il cappuccino sempre a fine pasto! Me piace così che ci posso fare! Sulle opportunità è vero. Più che altro mi sta aiutando a guardarmi intorno, non è che nella realtà non lo faccia, ma forse sul blog ci si lascia andare di più, perchè c’è quello schermo che in qualche modo fa da filto a un certo pudore ed è per questo forse riusciamo a tirare qualcosa. Ogni bene a te Ivà. Ps. Cybill è una tua grande ammiratrice… sappi che legge pure tutti i commenti. Ogni tanto passa dalle parti tue e mi chiede: ma quando torna a scivere?

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      • ivano f ha detto:

        Sì, mi sembra che sia più difficile tirar fuori proprio ciò che per noi è più importante, quello che sta proprio nel centro del cuore, come se si avesse paura che all’esterno fosse in pericolo o si rivelasse solo bigiotteria. Allora un filtro può fare grandi cose…
        Ah ma pensa, che razza di gusti! 🙂 In realtà non ne ho la più pallida idea, per quest’anno è molto molto molto improbabile. Poi si vedrà, non escludo niente, in un senso o nell’altro.
        Ogni bene a te, e pure a lei 😉

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  14. luminariasprecata ha detto:

    Le tue domande sono le mie, non sai quanto ti ho sentito vicino tra queste righe. A volte sembra tu sia capace di interrogarti su certe questioni proprio nel momento in cui gli stessi dilemmi attanagliano anche a me. I mondi paralleli forse ci permettono da un lato di essere più disinibiti, più sfacciatamente onesti, soprattutto con noi stessi, ma dall’altro ci sollevano dal peso di due occhi che potrebbero portarci in paradiso tanto quanto scaraventarci all’inferno.

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  15. Bellissima riflessione, Romeo. Perchè si scrive…io lo faccio per una sorta di autoanalisi e anche per evitare che la vita mi si smaterializzi intorno senza averle dedicato la giusta attenzione. Non mi piace l’indifferenza , non mi piace chi si dimentica che siamo tutti parte di una meravigliosa e fragile umanità che pulsa e ha tanto da dare e da dire. Il blog non è un obbligo, è una serie di pensieri che dallo stomaco si trasferisce alla mano e poi naviga fino al cuore della gente come me, che legge, che sente e ha bisogno di sapere che al mondo c’è, per fortuna, gente come te.

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  16. Vedi che c’è Romeo? In parte hai ragione. Scrivendo poesie mi piace osservare la gente ed effettivamente adesso quando si va in metro si vede proprio come le persone siano lì chiuse nelle loro attività appresso al loro cellulare. A me piace però anche conservare la dimensione umana, quella che mi fa cercare di vedere in ogni persona l’umano. Chiaramente questo non è semplice farlo quando ci si frequenta a distanza, in modo virtuale, ma non è impossibile. Perché ho un blog? Perché fin da quando ero adolescente mi è sempre piaciuto scrivere poesie ed ora scrivendo anche per gli altri cerco di avere una spinta in più che mi porta sempre a migliorarmi (o almeno questo è quello che credo io! 🙂 ).
    Vabbeh, allora oltre che per Cybill questo post è anche un po’ per me eh? 😉
    Ciao Romeo e buona serata!

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  17. L’attenzione corre verso l’interesse. In questo mondo dove si vive di corsa e non si fa in tempo a incontrare chi si desidera, ci si riversa nel virtuale con l’illusione di poter far incetta di rapporti umani, golosi come siamo di compagnia e affetto… Forse è per questo che il trexdue ha così tanto successo…

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  18. mannaggia la passeretta ro…
    alla fine ci butti sempre qualcosa che mi fa venire il magone oh! disgraziato! ahah
    ma lo sai che stavo per fare un post sul perchè del blog? o meglio non sul perchè, ma su che razza di blog è il mio… un non blog…. eh ma lo farò, sai!
    per me è stranissima sta cosa di aver incontrato tante belle persone… alcune rimangono bellissime amicizie virtuali che mi riempiono i momenti di pausa, o comunque mi strappano un sorriso se sono giu, o una riflessione se serve…
    qualcuno invece è proprio saltato fuori dallo schermo… e sai che sta cosa mi destabilizza??? ad esempio a volte avrei voglia di abbracciare patty, prendere un caffè, fare due chiacchiere palle negli occhi… ma non se puo… mado che fastidio guarda… ogni tanto mi vien voglia anche a me di lasciare anche per questo motivo… ma se lasciassi io non sarebbe poi sta grande perdita de scrittrice eh! se lasci tu, ci lasci orfani di questi post… ma ti ripeto che devi fare solo quello che senti e quando lo senti!
    tu ro, come sei qui, sei fuori! siamo stati insieme tipo sei ore quando ci siam conosciuti … e se fossimo stati due bluf, dopo neanche un’ora avremmo avuto voglia di andarcene… e invece se semo fatti la maratona de new york…! e ho capito quanto sei sensibile… e quante cose belle hai dentro…
    sai cosa… a volte io mi sento come se non riuscissi a farmi sentire dalle persone… si ci sono… ma se poi non c’è chissene…
    uffa vabbè… sto a di nsacco de stronzate,.. scusa rom, ma leggerti me porta sti pensieri… aridisgraziato! ahahahah
    e cmq mi sono munita di coltello cosi la prox bolta posso contrastare il mio personale dexter!
    ps. se ti fa stare bene quello li del canada! che è pure una bella personcina… sai mai nella vita!

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    • Abbiamo camminato un sacco quel giorno, bevuto caffè, siamo andati al Mac, abbiamo riso, siamo finiti in televisione (sshhhhh). Sì probabilmente se non ci fossimo tollerati ci saremmo stancati subito e poi, se no avessimo avuto argomenti, ci saremmo messi magari a parlare male di qualcuno, cosa che non abbiamo fatto. Sul blog è così, vedi quanta gente si conosce, la distanza dispiace, ma per certi versi è anche quella che ci alimenta a tenere aperto questi spazi, questi social network, come qualcuno qui ha scritto: sono un’estensione dei confini, in cui ci può trovare. Cazzo, quanto mi hai fatto diventare serio. Hai visto poi tu mi hai fatto conoscere Presa Blu… magari un giorno la conosceremo oltre il wi-fi 😉

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      • permetto di fare l’antipatica e dirti che ti ho fatto conoscere anche ivanotto, scint, la herrison… hau hau! vabbe me la sto a tirà, mo!
        e te sei scordato che ti ho visto quasi senza maglietta! ahahah1 gnocco! 😀
        shhhhh! e non in una televisione qualcue… su la7! yeahhhh!!!!
        …siamo anche andati in libreria senza guardare i libri ma continuando a chiacchierare… ahahah che semolettiiiii!!!! gia gia… lo dicevamo che avrmmopotuto sparlare se non sapevamo cosa dire… ma quanto ancora avremmo da chiacchierare! beh non mancherà occasione tesò! io sinceramente mi stufo spesso dei social… eh si pero anche vero che rimaniamo aperti a volte per continuare a scambiare opinioni e chiacchiere…!
        eh no dai… fammi un sorrisoooo!!!!
        eh presa è imprendibile! hahaha

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  19. Sono indietro di un lunedì… ahah e leggo solo ora.
    Bello questo post (come solito) e belle queste amicizie reali, queste abitudini che ci confortano.
    E sì, purtroppo in questo mondo siamo così presi da smartphone e social network che a malapena ci si guarda in faccia. Credo però che, nel caso del blog, con i propri lettori si crei davvero un rapporto speciale. Io attraverso il blog ho trovato una seconda famiglia…e proprio nel momento in cui avevo più bisogno mi sono resa conto che è stato fondamentale contare sul fatto che potesse leggere chi voleva e chi invece non aveva voglia di sorbirsi i miei sfoghi non fosse obbligato ad ascoltarli. Scrivere è una cosa preziosa.
    Vale

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