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LA MACCHIA GIALLA

“Io conterò i miei demoni, sì, sperando che non tutto sia perduto” (Everything’s not lost, 2000 – Coldplay)

Peso: -100 gr

C’era un immenso prato davanti casa, dove sono cresciuto, pieno di fiori gialli, per questo lo chiamavamo “la macchia gialla”. Da piccolo ci correvo sempre dentro, mi accompagnava mia madre e mi piaceva perdermi. Correvo, correvo, mentre mia madre ansiosa mi guardava preoccupata ancora finissi risucchiato lì dentro. Pian piano i palazzi hanno cominciato a sorgere su quella macchia, cancellandola velocemente, con la stessa golosità di un topo che rosicchia un pezzo di formaggio. Il centro della città si è sempre più avvicinato e la periferia, dove vivono i miei, è diventata parte del centro. Il weekend scorso sono stato con mia madre, che è sempre più svalvolata. La metti a letto e dopo tre secondi si alza, dice che vuole stare sulla poltrona, ma dopo tre secondi si alza e dice che vuole andare a letto, dopo tre secondi ricomincia. La giornata passa così, questa sua fase dura dalle 10 alle 12 ore al giorno, e francamente comincio a credere che mia madre avrà pure l’Alzheimer ma ha delle batterie conficcate nel culo, perché io e mio padre eravamo sfiancati, mentre lei non si è fermata un attimo. E poi nel suo loop mentale, ripete in maniera ossessiva: che sarà di me.

Mentre eravamo a tavola mio padre ha detto: il progresso si è mangiato tutto!-. In pratica l’ultimo pezzo della macchia gialla è stato venduto e saranno costruiti ancora palazzi, mentre nel frattempo mia madre si alzava da tavola, poi si risiedeva, poi si rialzava e poi diceva che la signora del piano di sopra la voleva uccidere. Mio padre in un momento di stanchezza e demotivazione ha detto: se lo fa, la pago con un anno della mia pensione -. Ed io gli ho risposto: con la pensione tua al massimo le sparano qualche freccetta sul culo!-. E abbiamo cominciato a ridere, ma solo per non piangere, mentre mia madre ci guardava e rideva con noi senza capire perché. Quel giorno, preso da una fase maniacale, ho cominciato a contare quante volte mia madre ha ripetuto, che sarà di me, nel corso della giornata: 247 volte fino alle ore 17 circa!

Farle passare il tempo è la fase più difficile. È impossibile per lei che non ha più il concetto del tempo. Adesso si è spento anche l’ultimo interesse che aveva: lavare i panni. Non sa più accendere la lavatrice e quando la faccio io, devo stare attento perché la spegne, non ama i rumori, ed è nella fase in cui stende tutti i panni, anche se non sono stati lavati. Quel giorno ho avuto anche la geniale idea di farla uscire di casa. L’ho portata a vedere la macchia gialla. Il giorno dopo sarei partito e volevo vedere quell’ultimo pezzo della mia infanzia, prima che il progresso inglobasse quel restante spazio giallo. Mentre eravamo lì mia madre ha continuato a ripetere sempre le stesse cose, e io mi sono anche un po’ pentito di averla portata con me, una donna di poco più di 70 anni che sembra averne 300, oramai gobba, presto finirà su di una sedia a rotelle, un vero e proprio zombie, che non si nutre di carne umana, ma della serenità di chi le è attorno. E ci siamo lasciati andare al nostro solito dialogo surreale.

Mia madre: “Ma che stiamo vedendo qui?”

Romeo: “Questo cazzo de progresso de merda.”

Mia madre: “Tuo padre si tromba la moglie del panettiere. Ieri notte ha dormito da lei.”

Romeo: “Quella morta da vent’anni?”

Mia madre: “Sì quella zoccola.”

Romeo: “A Mà potessi scopare io con i morti, avrei dato una svolta alla mia vita, almeno da quel punto di vista. Tanto, fai la muffa, se aspetti quelli vivi.”

Mia madre: “Tu sei sempre stato pazzo, ma di chi sei figlio?”

Romeo: “Di una donna che è più svalvolata de me.”

Mia madre: “Ma tu sei vivo o morto?”

Romeo: “Dipende dalle stagioni Mà e dall’ora legale.”

Mia madre: “Ora che classe fai? La terza elementare?”

Romeo: “In questo momento mi piace pensare di sì.”

Mia madre: “Ma che sarà di me!”

Romeo: “248.”

Siamo stati quasi venti minuti a guardare l’ultimo pezzo di macchia gialla, in quella fredda giornata autunnale. In quei venti minuti pensavo alla mia vita, ma anche a quella dei miei affetti. Da quando quella macchia gialla è praticamente diventata una macchia grigia, molte cose sono cambiate, non solo nella mia vita, anche in quella dei miei amici. Chi ha divorziato e invece pensava che sarebbe stato per sempre; chi di perdere il lavoro o di fare un lavoro di merda; chi di non avere figli e invece li sognava; chi di cambiare città per seguire un uomo o una carriera; chi di lottare contro una malattia e credeva di essere immune da questo dito al culo. Quante macchie gialle sono rimaste nella nostra vita? Sono inferiori a quelle grigie? E quando immerso nei miei pensieri, mia madre per la 249esima volta ha detto: ma che sarà di me! Io avrei voluto urlare, strattonarla, chiamare un esorcista e dirle: esci fuori da quel fottuto corpo! -. E invece da grande figlio amorevole che sono, le ho detto: a Mà che sarà di noi, che tanto te non capisci più un cazzo! -. E a quel punto si è messa a ridere. Ed io ho sorriso mestamente dopo di lei.

Esiste una rabbia che cresce ogni giorno, che si accumula, come un rubinetto difettoso che, goccia dopo goccia, riempie una bacinella; come quando il latte va a male, prima della scadenza; quando sull’autobus paghi il biglietto, per ritrovarti schiacciato come una sardina; quando ti tagliano la strada, senza mettere la freccia; quando il collega di lavoro timbra e poi gioca a Candy Crash sul cellulare; quando una malattia cancella la mente; quando conosci qualcuno e pensi ci sia una simpatia, ma poi scompare come se nulla fosse; quando l’ennesima persona che hai votato riceve un avviso di garanzia; quando hai studiato una vita e finisci a fare il baby-sitter. Esiste quella domanda, che credo ogni essere umano al mondo, in seguito, a uno o più serie di eventi, si è posto nella vita: perché proprio io? Alcune cose ce le meritiamo o siamo in balia degli eventi? Ho davvero lottato con tutto me stesso per evitare questo? Siamo frutto del destino o del caso? O sono due facce della stessa medaglia? Ho preso decisioni, ho fatto scelte, a volte per caparbietà ho anche raggiunto obiettivi, altre volte gli eventi hanno interferito in maniera costante, mentre avevo fatto altre scelte, perché il caso voleva così o il destino voleva portarmi altrove?

Ed eccola lì quella rabbia che non riesco mai a buttare fuori, che spesso provo a far tacere con il cibo, illudendomi che resti confinata nelle mie budella, e che forse dovrei urlare dentro un barattolo di vetro, sperando un giorno di poterlo aprire e liberarmene. Forse l’esistenza di ognuno di noi non è altro che una macchia, e il colore è solo un’illusione ottica, come l’arcobaleno. Mentre ritornavamo a casa, mano nella mano, osservavo mia madre, una donna che non emana più quell’odore di lavanda, ma puzza di morte, medicinali e piscio, impregnato nei pannolini, che sembra spalmato sulla sua pelle. E mentre stringevo le sue scheletriche dita, pensavo a quella macchia gialla che ho nascosto in un posto al sicuro, che è solo mio, che nessun piano regolatore potrà seppellire con il cemento, e che in fondo la vita è come il progresso, se ne sbatte di tutto, che sia caso o destino, va comunque sempre avanti, malgrado la rabbia, i capricci di un bambino che non vuole andare a scuola, i panni da stirare, la merda che devi evitare di calpestare o quell’assordante silenzio che le foglie producono in autunno quando cadono a terra.

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73 thoughts on “LA MACCHIA GIALLA

  1. capisco perfettamente, e’ come essere legati da una catena che niente e nessuno puo’ spezzare. E’ l’abbandono di ogni illusione, di ogni speranza, di ogni sogno. Ci sono passata in qualche modo e so cosa vuol dire la sensazione di totale impotenza che si prova. Hai dalla tua il senso di autoironia che serve per rendere un po’ (poco credo) piu’ lieve questo grosso peso, di contro la tua grande sensibilita’ ti fa star male e tiene legata la tua vita. Vorrei poterti dire di fare la tua vita e costruire il tuo futuro senza angosciarti piu’ di tanto (le cose vanno comunque come devono andare nonostante i nostri sforzi per cambiarle) ma so che e’ facile da dire e quasi impossibile da fare. Almeno provaci ❤❤❤

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  2. Ro… tesoro mio… vorrei dirti tante cose ma qui non mi vengono. Forse perché le leggono tutti ed invece sarebbero dirette solo a te. Lascia fluire, lascia che gli errori siano errori, la malattia malattia e la vita vita… macchie gialle nel cuore e lo sguardo sempre avanti. I puntini li potremo unire solo alla fine. Un giorno per volta e gia tanto. Tanti baci 😘😘😘😘😘😘😘😘😘😘😘😘

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  3. Quante verità in questo, pezzo di vita, Rom, abbiamo tutti la nostra macchia gialla da tenerci stretta, “il posto in cui nessuno è entrato mai” (quando qualcuno sapeva ancora scrivere canzoni!). Adda passà st’autunno, Rom…noi facciamoci trovare pronti 😉 Un abbraccio grande a te e alla tua mamma :-***

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      • Non lo so nemmeno io, Rom, se é un bene o un male…in alcuni casi, chiedo sempre se c’è la domanda di riserva, perché son domande la cui risposta temo sia 42, per citare la mitica Guida galattica per gli autostoppisti 😁😁😁 comunque non ho mai preso il blog come un impegno fisso, scrivo quando mi va… e, in effetti, questo non lo so se é un male o un bene…sulle serie tv ho le idee un pò più chiare, invece: sono come il cioccolato, che siano un male o un bene non mi interessa perché non posso farne a meno 😜 un baci8big😘

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      • Dai che ho deciso che vedere la serie TV è un bene. Con How to get, sono indietro di tre puntate. Le vedo insieme a Cybill, due o tre di seguito. Sto vedendo Elementary e sto facendo un pensiero su quella che mi hai consigliato. Certo PiBi appena ne fisnisce una ne cominciano dieci… lo fanno per non farci uscire di casa? :-/ 😉

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      • Ahahahhah hai ragione, Rom, é una congiura!!! Io ho finito Poldark e Stranger Things che mi mancavano le ultime 4. Con How to get sono in pari, stasera mi guardo la 9 che poi credo sia l’ultima prima della pausa 😭 che dici le pause,invece, le hanno pensate x farci uscire di casa?😁 bacettis😘

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      • Le pause mi urtano… poi sicuramente ad How faranno succedere qualcosa di figo, la Shonda fa sempre così, pure in Grey’S :-/ Il fine settimana comunque spengo il cervello e vedo quello che devo vedere e mi rilasso, cioè mi eclisso 😀 p.s. sto ascoltando il Liga con Made in Italy… aò si sta riprendendo 😉 mi sa che il disco va ascoltato tutto per poter dare una valutazione

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      • Il 21 sarà all’Adriano per la presentazione dell’album e del video del Ligarock Park di Monza…solo che é ad inviti…quella culona di mia sorella ha vinto l’ingresso e la accompagnerò…chissà se riesco a beccarlo😜
        Le pause sono una rottura, hai ragione e Shondona é una sadica…Mannaggia a lei…ieri poi son crollata e non l’ho vista la penultima puntata…tra oggi e domani però recupero…ogni tanto eclissarsi fa bene, Rom, basta che non lo facciamo diventare un alibi per star chiusi in casa! 😘😘😘

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  4. Ho sempre pensato ci fosse un libero arbitrio. Credevo di essere il prodotto delle mie scelte consapevoli o meno che fossero. Ora non ne sono più tanto sicura, forse esiste solo un grande caos genitore del grande boh e noi siamo foglie che fluttuano. Sto imparando a non contrastare la corrente, a lasciar scorrere senza troppi progetti un giorno alla volta. È un modo di vivere anche questo, forse più istintivo e meno arrabbiato. E poi boh, vedremo. Un bacio mio carissimo ❤

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    • Sulla corrente da non contrastare sono d’accordo anche io. La vita mi ha portato altrove, e devo ammettere che magari certe cose sono migliori di come le avevo sognate, per il resto come citi tu: il grande boh! 😘😘😘😘

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  5. Ho iniziato a leggere il post ridendo sulla constatazione che tua mamma funziona a pile… Ma poi, pian piano, il sorriso è svanito…. lasciando spazio a tanta amarezza… Tanta solidarietà per te e il tuo papà. Davvero… ♡

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  6. Romeo c’è una macchia che è ancora più plumbea. Quella del non ritorno. Di quando siamo colpiti da questi trip mentali e ci fissiamo nel pensare che ci debba per forza essere un motivo per ogni cosa. Viviamo e questo ci rende soggetti alle variabili che ha la vita. Personalmente ho avuto grandi batoste nella vita, momenti in cui ho creduto di non farcela. Sono stata fortunata? Non lo so. Forse sì se quello che mi rimane forte nel vivere è questa voglia di guardare sempre il lato positivo delle cose o comunque vivere il dolore ed elaborarlo quando sto male. Il motto del mio blog lo conosci: un sorriso può aiutare a Vivere. Non ci risparmia dai dolori, dalle brutte sensazioni ma può aiutarci a capire che possiamo vivere nel rispetto di noi stessi e degli altri.
    Un abbraccio a te e alla tua mamma! Lila

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  7. ivano f ha detto:

    Caso, destino… Penso che la storia del karma sia costantemente smentita, ecco. Ma sia caso o destino, comunque molte cose non dipendono da quello che fai… meglio concentrarsi su quello che puoi decidere, dà già abbastanza da pensare: quante cose fai “perché sì”, perché per te sono giuste? vale la pena di comportarsi così anche se nessuno ti sostiene – o perfino se nessuno lo viene a sapere? Se sì, perché? Ecco, mi sembra che ci sia già fin troppa polpa qui…

    Tutto il bene

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  8. Che tenerezza la mano nella mano….
    È un brutto periodo per leggere i tuoi post Romeo (per me s’intende…) non riesco mai a lasciar scorrere i pensieri senza filtri.
    Ogni parola che scrivi è un graffio o una carezza, nulla mi lascia indifferente, tantomeno la tua incredibile ironia.
    Anche stavolta mi sono fermata a pensare a dove è, se c’è la mia macchia colorata, alla fine ho scoperto che nel blog posso lasciar correre la me più spensierata e allegra, isolando il resto in quel tempo utile per buttar giù qualche riga.
    Ma non posso fingere che non mi manchi un consiglio al momento giusti o una suprema ed ironica analisi su questioni di vitale importanza come il futuro, le aspettative, i sogni e tutto ciò che la vita può portarci o toglierci.
    Spero di non essere andata fuori tema, ma come ti ho scritto prima, leggerti apre una finestra non solo sul tuo di mondo, ma anche una finestra introspettiva che spesso ha la maniglia bloccata….

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    • Lo so Fra. A parte che sei libera di scrivere e non scrivere, leggere o non leggere, interpretare o non interpretare. Sentiamoci liberi almeno qui, perchè fuori c’è solo caos 😉 😘😘😘. p.s. Eh sai che nei miei progetti comunque c’è la lasagna dalle tue parti? Oramai ‘sto pensiero non me lo toglie nessuno 😉

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  9. La vita rotola e va… Non di ferma… E il tempo è relativo. Cosi almeno dicono.
    Destino e arbitrio… Camminiamo in equilibrio sulla linea di confine che li separa ma li unisce..
    Credo che le scelte vengano prese in base al momento in cui ci troviamo…. Ti vorrei tanto far leggere quel mio post cui ti parlavo… Per saper cosa ne pensi… Domani ti metto il link…
    Saranno strampalati e a te di sicuro fanno male… Ma i discorsi con tua mamma sono di una tenerezza ro…

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  10. Mi hai fatto ricordare i campi di girasoli della mia infanzia. Non vivo più là, nemmeno io… :-/
    E se provassimo a rifarecela quella “macchia gialla” che ci han portato via? Un vaso grande di terra, pochi semi, acqua, sole, un oo’ di cura e… voilà. È più piccina, in un altro luogo, possiamo solo guardarla e non correrci dentro ma… serve a spezzare quel “grigio” che abbiamo attorno.
    ❤❤❤

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