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IN FONDO SIAMO SOLO ESSERI UMANI TRAGICOMICAMENTE RINCHIUSI DENTRO ALLEVAMENTI IN BATTERIA

“Quando tutto sembra senza uscita, devi guardare bene in fondo la tua vita, e chiederti se è proprio come la volevi tu” (Liberi, 2014 – Tiromancino)

Peso: – 100 gr

Aspetto sempre un segnale. Divino? Non lo so? Lo cerco in qualsiasi cosa, anche in una canzone che, magari in un determinato momento, stanno trasmettendo alla radio. Ed è arrivato! Ho avuto un colloquio di lavoro. Ed è successo tutto in 10 giorni. A parte la mia amica Barbara, non ho detto nulla a nessuno. Mi ha contattato un’agenzia di lavoro, a cui tempo fa ho inviato il CV e mi hanno chiamato per una selezione per un tempo determinato di 6 mesi, con possibilità di rinnovo, presso una struttura medica privata, nell’area dell’amministrazione, tra l’altro vicina casa mia. Il tutto si è svolto in cinque fasi. Prima fase: selezione CV. Seconda fase: colloquio con agenzia interinale. Terza fase: selezione con il responsabile del personale dell’azienda. Quarta fase: selezione con responsabile amministrativo. Quinta fase: selezione da parte di entrambi i responsabili e altri sette soggetti, di cui ignoravo il ruolo.

Sono arrivato alla fase finale del colloquio. Eccolo: il segnale divino. Finalmente la svolta o quanto meno una curva. Che cosa indosso? Presto. Corri. Ora essendo sceso da 101 a 86 chili, ho due tipi di abiti. I primi talmente larghi, che sembro un orso che fa il bagno in una vasca olimpionica e con i miei vecchi abiti, ancora stretti, cammino come un pinguino con il culo di Beyoncé, pronto ad esplodere. Alla fine ho optato per gli abiti larghi. Mercoledì, davanti a me, 9 soggetti per esaminarmi, che francamente per un tempo determinato di 6 mesi, per uno stipendio di 1.100 euro al mese mi sembrava un tantino esagerato. Immagino che per assumere un dirigente faranno prima un sondaggio grillino.

E mentre stavo svolgendo il mio colloquio lavorativo, uno dei nove presenti ha sganciato una puzzetta, come direbbe la mia nipote più piccola. Mi auguro che avesse un virus intestinale incontrollabile, perché l’ho trovato un po’ fuori luogo, soprattutto mentre io mi stavo giocando un’occasione. Io con una certa nonchalance ho fatto finta di nulla, così come i 9 esaminanti, incluso quel bastardo/a che ha dato il benvenuto alla mia performance. Eppure io l’ho letto come un segnale divino, qualcuno mi stava dicendo: Rò questo è un posto de merda! In quel tragicomico momento ho fatto una grande fatica per non scoppiare a ridere, ma una cosa è successa, mi sono rilassato, come non mai, forse merito anche di quel gas che aleggiava. Ho risposto a tutte le loro domande, forse arrivando a rasentare la spocchia, e devo ammettere di aver dato il meglio di me stesso. Alla fine del colloquio, dopo appena venti minuti, è arrivata la telefonata dell’agenzia interinale, che contattati dall’azienda di riferimento, m’informava che non ero stato ritenuto idoneo, in quanto troppo qualificato. Mi hanno mangiato e cagato in un nanosecondo. Non ero deluso, neanche amareggiato, mi sentivo più che altro svuotato.

Mentre ritornavo a casa, il mio sguardo è caduto su di un manifesto, credo messo da qualche vegano battagliero, su cui scritto: “Le galline per allevamento in batteria sono vietate dal 2012, ma tante battaglie dobbiamo ancora fare per la loro vita”. Ho sorriso, pensando che tra un po’ saranno le galline ad attaccare manifesti su cui scritto: “Salviamo la razza umana dalla razza umana.” Ma siamo proprio sicuri che non siamo noi a vivere dentro gabbie di allevamento? Il mio ultimo lavoro, con busta paga, risale a quattro anni fa e posso senz’altro dire che l’ambiente era davvero insano. La gente scappava. C’era un turnover altissimo. Io di quelle giornate ricordo solo le corse e l’ansia.

La mia giornata di 24 ore era, per me, che non ho famiglia:

  • 3 ore sui mezzi (1h e mezza andata e 1h e mezza ritorno);
  • 10 ore in ufficio minimo (compresa pausa pranzo e straordinario non retribuito);
  • 2 ore (di pensieri sul lavoro ancora da svolgere, che non lasci in ufficio, ma che ti porti a casa);
  • 1 o 2 ore (per preparare cena, lavarsi, pulire casa, giusto per evitare la convivenza con scabbia e coccodrilli);
  • 6 o 7 ore (sonno);
  • 1 ora al giorno (tutta per me);
  • 26 giorni di ferie l’anno. I permessi non potevamo prenderli;
  • Nel fine settimana mi occupavo di quelle cose che non riuscivo a fare durante gli altri giorni;
  • 365 giorni in un anno di cui 4/5 settimane per me, il resto al lavoro. Tutto questo, sempre di corsa e in una sola vita.

Il mio contratto, insieme ad altri, non era stato rinnovato, in quanto avevano preferito assumere altre risorse che potessero dare all’azienda sgravi fiscali. Il sottotitolo di questo blog è: non penso al domani, perché non so neanche se arrivo a fine giornata. Certo, ripensando a quel periodo, preferisco vivere non sapendo se arrivo a fine giornata, piuttosto che vivere infelice lì dentro. E oggi mi domando se quel mancato rinnovo è stato un dito al culo o mi ha regalato una folle libertà? Quale delle due è un bicchiere mezzo pieno? O sono semplicemente due diverse disperazioni?

Sono stati 10 giorni in cui non ho fatto che correre ed essere in ansia. Prima di tornare a casa, mi sono fermato da Pino, al bar vicino casa. Così per godermi un caffè. Ho cominciato a spulciare il telefono. La tecnologia fa compagnia in certi momenti, connette con il mondo, ma in altri casi toglie tanto. Ho cominciato a guardare delle foto e mi sono reso conto che mi mancano certe “attese”, come il piacere di aspettare lo sviluppo del rullino: chissà come saranno venute, caruccio in questa, ammazza che cesso in quest’altra. Eppure le conservavo tutte, perfino quelle sfocate, forse perché avevano un costo. Adesso scatti la foto, scarti subito se fa cagare e la tieni se viene bene, anche se alla fine si perde in un hard disk, dove occupa spazio e neanche la rivedo. Mi manca quando aspettavo con trepidazione, l’uscita del disco del mio artista preferito. Come sarà la copertina? Quali saranno i titoli delle canzoni? Adesso trovo tutto su internet, e spesso le canzoni escono ancora prima che il disco sia stato commercializzato. Tutto e subito. Niente più attese, tutto di corsa, come le galline che vivono in uno spazio ridotto, e che dal buco del culo devono far uscire uova a più non posso, per non finire quanto prima liofilizzate dentro il dado per il brodo.

Mentre mi attaccavo a scrocco al WI-Fi del bar, mi sono tolto la cravatta e la giacca, e mi sono spogliato di quella fretta, di quell’ansia, di quello stress, abiti che non mi donano, ma che spesso mi ostino a indossare. Per un attimo ho pensato “se”, “forse”, ma poi ho detto fanculo anche agli avverbi, che sono sfiancanti, più di una giornata in cui resto imbottigliato nel traffico. In questo lunedì in cui non avrei voluto postare, per stanchezza personale, mi rendo conto che a volte ho la pretesa di volere dalla vita delle cose, senza aver fatto nulla per conquistarmele. Ed ecco che in quelle due ore spese nel bar, tra tramezzini, cornetti e caffè, e chiacchiere con il barista, ho cominciato ad inviare il CV in inglese ovunque, perfino in Alaska, dove cercavano non so quale strana figura. In fondo se non si apre una porta, proviamo ad aprire una finestra. Ed io, perso nel web, ho letto che in spagnolo aspettare si dice “esperar”, come voler dire che aspettare è anche sperare. E mentre guardavo il mio terzo caffè, annusavo il suo profumo, pensando a quelle aspettative che sogno, e che a volte il destino falcia all’improvviso, esattamente come i chicchi di caffè in un macinino.

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100 thoughts on “IN FONDO SIAMO SOLO ESSERI UMANI TRAGICOMICAMENTE RINCHIUSI DENTRO ALLEVAMENTI IN BATTERIA

  1. Ho iniziato a leggerti e mi son sentita scoppiare dentro di gioia per il tuo colloquio: “dai che ci sei Romeo! Wowowow!” ho pensato. Poi ho intuito che… no, non era così. :-/
    Ma quel “… Troppo qualificato”, mi ha disgustata: che valore abbiamo?
    Non ho parole, Ro’… !! 😦

    PS: altro che aprire una finestra! “Se una porta si chiude, si apre un portone”, nonna Anna docet 😉

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    • Non ho trascritto la comunicazione con il ragazzo dell’agenzia interinale, a cui aveo detto: Troppo qualificato? Ma scusa il CV non lo avevano letto? …. il portone è una vita che lo aspetto, mi accontento di una porticina, in cui far entrare le mie forme, sempre meno rotonde 😉 Grazie

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      • E solo che a volte le parole bastano a se stesse… e solo che a volte bisogna cambiare strategia e vedere cose che non vediamo. E capitato anche a me in questi mesi… ho fatto un colloquio con una stronzetta neolaureata bocconiana che mi ha guardata con disprezzo perche ho solo 32 anni di servizio ma nessun master… e non voleva offrirmi un lavoro quanto carpire informazioni per la sua rete di aziende clienti… ho risposto ad un mare di annunci farlocchi che mi stavano perfetti ma erano farlocchi… vedi, non siamo noi che non sndiamo bene ma questo mondo del cazzo. E allora bisogna bypassare tutti i filtri e andare alla fonte senza pieta e senza umilta. Senza educazione e mandarceli. Linkedin e un ottimo mezzo da qst punto di vista. Tvtttb

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  2. Lo so, è dura ma non smettere di cercare. Vero: una volta si visitavano i negozi di dischi, le librerie o le biblioteche, scoprendo quasi per caso che il tuo autore o il tuo gruppo preferito aveva prodotto qualcosa di nuovo… ah che nostalgia di quella sottospecie di ignoranza. Non sapevamo nulla, per imparare servivano libri e enciclopedie.
    Eravamo indietro da una parte, forse, ma si viveva on maniera diversa, godendosi davvero altri piaceri come la manualità, la cucina, le passeggiate, il tic-tac di un orologio.
    E credo che da una parte si stava meglio. Ciao!

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  3. scrittore5-5 ha detto:

    Mi ci rivedo tanto in ciò che hai scritto. Ma ho la fortuna al momento di poter galleggiare, anche se a gennaio starò di nuovo a culo a terra.
    Hai lo spirito giusto per farcela, però. Quella cravatta tolta e quel vestito largo ma soffocante sono il tuo trampolino. Manda Cv ovunque puoi.
    Ti assicuro che qualcuno saprà leggerlo. a prescindere dalla lingua.

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  4. … ed è proprio quando il macinino falcia i chicchi che il loro profumo diventa più intenso, fa chiudere gli occhi e fa fare un bel respiro, di calma e dolcezza… dura poco? sì ma è incantevole… e solo con chicchi macinati si può fare il caffè…

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  5. I tuoi post sono come il verbo esperar, Rom, 1. perchè li aspetto per tutta la settimana con trepidazione 2. perchè anche quelli più tristi e malinconici racchiudono sempre un seme di speranza. Non vedo l’ora di leggere che da quella finestra spalancata è entrata una valanga d’aria fresca e nuova. Perchè so che sarà così, forse più sarà l’attesa, più ci godremo il bello che sta per arrivare. Siamo nella stessa barca, Rom, forse fa acqua da tutte le parti, ma l’importante è che noi teniamo lo sguardo puntato sull’orizzonte…qualcosa (o qualcuno) arriverà! :-***

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    • Nelle tue parole ci sono più speranze che nella mie. E fa comunque bene sentirle. Se ti scrivo che sei troppo buona ti arrabbi 😀 Sull’aria fresca ne abbiamo tutti bisogno, a cominciare da questo paese. Mi accontenterei di una porticina, mica per forza una finestra o un portone. Comunque NOI l’orizzonte non smettiamo di guardarlo eh 😉

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      • Benino, dai, lo sai che l’altro ieri ho rivisto il Liga? C’è stato un incontro con 2 giornalisti di Repubblica (Assante e Castaldo) all’Auditorium…è stato molto bello, è in forma il “ragazzo”!

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      • Ci sei andata? Non te ne perdi uno eh. L’album l’ho molto rivalutato. In questi periodo sto ascoltando un sacco di musica, soprattutto il rock alternativo e qualcosa di trash che mi tira un po’ su il morale. E soprattutto classici natalizi 😀 e io odio il Natale

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      • No. effettivamente, quando posso Luciano non me lo perdo…anche quando le sue canzoni non mi esaltano mi fa comunque emozionare e quando parla e si racconta mi incanta. Probabilmente farà un film sulla storia-concept dell’album, l’ha riconfermato all’Auditorium. Lo sai che ancora non l’ho acquistato????Cmq per una volta non me lo scarico, me lo autoregalerò per Natale, va…e a proposito di Natale anche io lo odio (e pensare che era la mia festa preferita!) e l’unica canzone natalizia che ascolto è quella degli Elio per Radio Deejay 😛 Per il resto sono entrata in fissa per un giovane ragazzo di Latina che non è che sia qualcosa di musicalmente elevato, anzi, ma la sua voce mi piace troppo e le sua canzoni sono molto leggere e scacciapensieri…si chiama Calcutta, conosci? Che stai ascoltando di Rock alternativo?

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      • Calcutta? No mia madre quando era in mente sana mi parlava di un’altra persona che aveva un cognome così, non so se sono parenti. Sto ascoltando molto su youtube, alcuni manco li conosco, ma devo dire che in certe giornate mi prendono molto. Basta digitare Rock alternativo, anche se esce di tutto. Sto riascoltando molto i REM, i Radiohead, i Massive Attack e non abbandono mai i Coldplay. Su Liga non posso darti torto. E’ comunque un grande. Sul film speriamo bene, perchè Radiofreccia l’ho amato, ma Da zero a dieci mi aveva parecchio deluso per la sua banalità.

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      • A me Da Zero a Dieci non è dispiaciuto anche se c’erano dei pezzi imbarazzanti (tipo il balletto su “E non ci prendono i quarantanni”), ma certo dopo Radiofreccia anch’io mi aspettavo di più…Massive Attack e Radiohead sono tra i miei preferiti…Calcutta è meno di zero a paragone…e no, non credo abbia niente in comune con la persona di cui parlava tua madre, anzi, pare che il suo nome l’abbia scelto a caso…comunque mi rendo conto che non è un granchè eppure per qualche inspiegabile ragione le sue canzoni mi prendono al punto di ascoltarle in loop…bho…misteri!!!!

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      • Ma il grande pregio delle canzoni. Ci portano altrove, pure quelle trash! Sto ascoltando anche gli ABBA e certe cose italiane da far ulare allo scandalo!!! Ma mi rilassano, sono un po’ come tutti quei telefilm. Vedo di tutto. It’s our complicated nature 😀

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      • Già…mi hai fatto venire in mente il Jova “é questa la vita che sognavo da bambino,un po’ di apocalisse e un po’ di topolino?”…siamo belli complicati Rò…abbiamo tanto bisogno di trovare qualcuno che ci scomplichi, ma nel frattempo, forse ce la dobbiamo sbrogliare da soli ‘sta matassa, che dici?

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  6. Sei troppo qualificato…..
    E la domanda è : ma col mio curriculum hai raccolto la cacca del cane o lo hai letto prima di propormi all’azienda?
    Dai di là verità Romeo, hai scritto il CV con l’inchiostro simpatico che si attiva solo quando viene esposto ai gas intestinali?
    Io ne ho sentite di ogni ai colloqui, dal “sei troppo giovane” al “hai tropp esperienza” passando per “non possiamo affiancarti e non hai esperienza specifica” senza dimenticare “non penserai di avere famiglia nei prossimi 5 anni, vero?
    Ricordo con ilarita anche un omino che mi disse “hai parenti, fidanzato o conoscenti nella polizia o carabinieri o finanza? No perché sai, non che ci sia nulla, però preferisco non tirarmi in casa problemi”.
    😑
    Secondo te se mixiamo il tuo “troppo” cv col mio “troppo poco” cv, che sia possibile condividere un part time?

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    • Ho discusso con l’agenzia interinale, anche perchè il mio CV quelle teste di caizer lo avevano letto. Forse pensavamo che li avessi comprati altrove, boh… che ti devo dire. Mmm mivca male l’idea di condividere il CV, il part-time sarebbe pure ideale, a me di stare ore e ore in ufficio non mi va più. L’ho fatto per anni e guarda come sono finito :-/ Scusa ma quello che ti ha chiesto se avevi parenti nella polizia che voleva che tu spacciassi droga?

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      • Avrei guadagnato un botto, ma no, era un tizio che vendeva detersivi alla spina e liquidi per sciogliere la cacca (quelli che si usano nei bagni chimici e dei camper).
        Ignoravo che ci fosse un racket della cacca…..
        Comunque posso dire che hai ragione? Io ho passato solo 7 anni in ufficio, partivo alle 8 e tornavo alle 8, guadagnavo il minimo sindacale e non riuscivo a comprendere come quella potesse essere definita davvero “vita”, chissà, magari ni sbagliavo allora o magari mi sbaglio adesso che considero il mestiere di “family manager” davvero più cazzuto di qualsiasi altro…..

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  7. Il tuo post è stato un crescendo fino al loro verdetto e lì mi è sparita la terra sotto i piedi e sono franata.
    Mannaggia a loro e a tutte le risposte che si inventano pur di tirare una sola.
    Tu non smettere mai di esperar e di sperar
    E’ sempre bellissimo leggerti
    Maria

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  8. Pingback: L’attesa | uaresovain

  9. Ho letto che sopra te l’hanno detto in tanti, ma io ancora non mi addentro al mondo del lavoro e quindi… Ma che cazzo significa “troppo qualificato”? Un modo carino per dire “Non è colpa tua è colpa mia”?… Boh
    Comunque si, il mondo va troppo di fretta, mi credi che ho visto un libro per genitori di bambini con l’ansia perché ormai il mondo va così veloce che i bambini saltano l’infanzia? Sono sconvolta

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  10. Vedi che c’è? Non avevi voglia di scrivere però l’hai fatto…per te o per noi? Sei un uomo che vive ogni cosa con emozione e questo è importante. Se pensiamo a cosa accade nel genere umano ci vengono i capelli bianchi prima del tempo! Non ti curar di queste cose ma ricordati a mente quel verbo in spagnolo esperar, aspetta e forse ti sorprenderai un giorno a trovare qualcosa di veramente importante per te.
    Secondo te cosa ti arriva adesso per salutarti? 😛
    Buona serata Orso!

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  11. ivano f ha detto:

    Sono due bicchieri mezzo vuoti, mi sa, anche se lo sguardo dell’osservatore è importante… Troppo qualificato. Può essere eh, anche se sembra strano, però -in caso- non se ne erano accorti prima? Mah.
    Grazie per aver pubblicato nonostante tutto, e auguri per la svolta (Irlanda? Ho letto Irlanda o me lo sono sognato? Daje!)
    Ogni bene Ro!

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  12. Ritardona ha detto:

    Ro, che dire, non era l’occasione giusta, però ci hai provato, bravo…anche per essere riuscito a rilassarti…In modo più dignitoso rispetto all’autore della “pizzetta”! Forse una sonora risata sarebbe stata divertente! Oppure un: “prego?”
    Baci immensi 🌻

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  13. Eh… ne parlavamo… sei troppo qualificato e non ho.parole…
    Ma evidentemente si aprirà il portone… sia che ti ho.letto rilassato… si stanco e deluso…ma rilassato…
    Tu sai quanto vali e sei forte e cazzuto per questo ro!
    E quanto era bello quando dovevam conquistarcele le cose… le gioie per qualcosa tanto desiderata… e le foto di carta… che nostalgia teso!

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  14. Non commento il troppo qualificato, forse la “puzzetta” è lo standard di chi lavora lì.
    Bando alla retorica e largo alla concretezza, tot € fanno comodo a chi cerca una certa tranquillità economica ed è pronto anche a lavorare per sei mesi in un posto di merda, definizione che mi pare perfetta data la situazione. Ma caro Ro’, togli pure la cravatta e annessi&connessi, mettiti in maglietta, maglione e jeans e presentati così al prossimo colloquio di lavoro che ci sarà, perché arriverà l’occasione, e davanti avranno te con il tuo bagaglio di intelligenza e attese.
    Capisci bene che tu metti a confronto l’ “esperar” all’aroma di caffé e la mediocre sicurezza all’olezzo di merda? Non c’è proprio partita. 😉
    Un abbraccio
    Primula

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    • Grazie Primula ma non sono mica di primo pelo, anzi lo sono ma comincia ad imbiancarsi. Hai ragione che non c’è partita tra i diversi odori messi a confronto 😉 Grazie come sempre. Ricambio abbraccio.

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