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UN ANNO DI WORD(STRESS)

“Che sarà, sarà” (Que sera, sera, whatever will be, will be, 1956 – Doris Day)

Peso: – 400 gr

Tre giorni fa WordPress mi ha fatto gli auguri. È un anno che sono su questa piattaforma. 6 mesi ha impiegato la mia amica Flavia per farmi aprire questo blog. 6 mesi con messaggi, telefonate, tutto con il suo stile, sempre pacato. E mi ricordo di averle poi detto: sì però resta aperto un anno al massimo, comincio la dieta, mi rimetto in sesto e poi lo chiudo eh! -. Invece non ho ancora raggiunto il mio peso e soprattutto ancora una volta, come sempre è capitato nella mia vita, vado da una parte e qualcosa mi porta altrove. Dove? A saperlo. Se ci fosse Marzullo direbbe: Rom ma non hai capito un cazzo della vita o è la vita a non aver capito un cazzo di te? Sul profilo di whatsapp della mia amica Maria c’è scritto: non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare. Spero solo che non l’abbia detta Marzullo ‘sta cosa.

Cosa non è cambiato in un anno su WP. Non ho trovato lavoro (e onestamente alla mia età non credo lo troverò mai più). Vivo con 500 € al mese. Faccio sempre il baby-sitter (per fortuna non più ai gemelli psicopatici, ma ai figli di una mia amica). Sono sempre allergico al genere umano e a tutto quello che gira intorno al sistema solare. Non mi sono innamorato, anche se ho un interesse. Quando “qualcosa” mi urla dentro è il cibo a essere sempre la mia consolazione preferita, solo che quel “qualcosa” non sparisce, ma si azzittisce solo per un po’. E le uniche cose che ci ricavo sono: il culo più grosso e il disgusto dopo un’abbuffata. Resto sempre quello che non è capace di tirare fuori quel “qualcosa” con la voce, ma lo faccio scrivendo, e senza mai rileggere quello che scrivo, perché mi vergogno e infatti poi pubblico refusi o e(o)rrori vari. Sono rimasto coerente con me stesso, perché come dice il mio amico HegeLuca: resto una testa di cazzo.

Cos’è cambiato in un anno su WP. La mia rubrica telefonica si è arricchita di nuovi numeri, nuovi affetti, legami, poi il tempo e gli eventi diranno chi si fermerà sull’uscio o chi vorrà entrare in casa. Ho conosciuto alcuni blogger. Ho viaggiato un po’ di più. Ho tirato fuori meno vaffanculo contro il mondo (anche se nella mente il numero delle volte che l’ho detto è aumentato). Ho ricominciato a scrivere un diario a mano, grazie al regalo di Mela. Sono dimagrito (anche se devo ancora perdere svariati chili). Ho visto meno Serie TV. Sogno di lasciare questo paese. Sto “lavorando” per partire quest’estate e investire i miei ultimi risparmi in un viaggio all’estero, e magari rimanerci. Sono rimasto meno sepolto in casa, infatti sono uscito spesso. Ho lasciato andare un po’ il mio passato e le angosce inutili per il mio futuro, e ho vissuto un po’ di più il mio presente, che poi è il tempo più importante che spesso dimentico di vivere.

Come ho scritto nella presentazione su questo blog: ho fallito con il piano A, B, C, D e via dicendo, cerco solo di non arrivare al piano Z (una corda nascosta nel mio armadio). Seguo l’alfabeto inglese così ho più carte da giocare. Sono arrivato alla lettera I, che è il piano che mai avrei pensato di attuare. La pubblicazione di un libro. Il paradosso è che tutto questo succede a un anno esatto dal mio atterraggio su questa piattaforma. Sono consapevole che al 99% nella mia vita non cambierà nulla, ma non sarebbe cambiata neanche se avessi deciso di non pubblicarlo. Questo libro non ha nulla a che fare con questo blog. L’ho scritto mentre, buttato sul letto, ingurgitavo circa 5000 calorie al giorno, guardavo ore di Serie TV e mi arenavo su quelle domande che nella vita non hanno nessuna risposta.

Ora però devo dire alcuni grazie.

Grazie alla GAEditori che ha creduto in quello che ho scritto. Grazie soprattutto per la pazienza. Perché diciamo la verità con tutti i miei tentennamenti e dubbi (che ho tutt’ora) altri mi avrebbero mandato affanculo in un nanosecondo. Grazie per la libertà di scelta sul nome. Ho deciso di mettere quello che mi appartiene anagraficamente, anche se per gli amici affettivamente resto sempre Rom.

Grazie anche alle altre case editrici che si sono affacciate su questo blog e interessate mi hanno chiesto di pubblicare. Lo so forse non è corretto dirlo, ma un’altra cosa che non è cambiata quest’anno è che resto politicamente scorretto. Le loro parole mi hanno stupito e lusingato, ma le tengo per me. E le rispolvero in quei giorni in cui credo poco in me stesso.

Grazie ai miei amici. A quelli di cui ho parlato in questo blog e a quelli che ancora sono rimasti fuori. Alla loro presenza. Al loro sostegno. Ai momenti nostri. Il dolore lo condividono tutti, io ho la fortuna di condividere con loro anche la birra, le cene, le risate, la felicità e la speranza.

Grazie alla mia famiglia che ignora totalmente l’esistenza di questo blog! Fino ad oggi. Azz!

Grazie a coloro che mi hanno scritto in privato, confidandomi le loro storie. A quelli che hanno commentato pur non avendo un blog. Grazie ai blogger che sono passati, anche solo una volta, a quelli che hanno deciso di fermarsi. Ad alcuni ho dedicato un lunedì, ad altri no, ma non è mai stato per privilegiare nessuno, è semplicemente capitato, perché in questi lunedì non c’è mai stato un piano editoriale. E poi per me le cose più importanti non sono in un tag, ma altrove.

Da quando sono approdato su WordPress ho avuto mille dubbi, alcuni persistono: sul blog, sulla pubblicazione del libro, perfino su Facebook. Ho avuto una sola certezza: i miei genitori. Il mio pensiero è andato a loro: alle nostre incomprensioni, a quell’infantile pensiero di credere che ci saranno per sempre, ai loro sacrifici, alla vecchiaia di merda che stanno avendo, alle parole mai dette, a quei parastinchi per proteggermi dalla vita che non mi hanno mai comprato (perché non si vendevano da nessuna parte, ma questo l’ho scoperto solo da adulto), a tutte le volte che mi hanno aiutato a rialzarmi.

Sì, perché in tutto questo puttanaio altalenante di umori, tra dermatite, chili che salgono e scendono, bollette che scadono, paure e insicurezze, la dedica sul libro è stata l’unica certezza che ho avuto: a mia madre Dora, che con la mente vola verso mondi lontani, e a mio padre Vincenzo, che con un retino cerca disperatamente di riportarla indietro. In qualche modo, in questa vita, strampalati ballerini di valzer.

044-1-anno-di-wordstressIl valzer sull’orlo del pozzo” di Rosario de Meo edito dalla GAEditori.

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138 thoughts on “UN ANNO DI WORD(STRESS)

  1. Che aggiungere? Io mi sono accorta dei numeri all’inizio di ogni post solo dopo un sacco di tempo. Scrivi talmente bene (senza rileggere???) che i chili sono solo una parte del titolo. Egoisticamente dovrei augurarti di non riuscire mai a perferli tutti oppure a perderne molti in più in modo da dover recuperare i chili persi.

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