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QUANDO PARLARE, QUANDO ASCOLTARE

“La cosa più grande che tu possa fare è scambiare un sorriso con qualcuno che è triste” (Friends, 1970 – Led Zeppelin)

Peso: N.P.  

I fantastici quattro” è uno dei pochi gruppi su WhatsApp che ancora riesco a tollerare, in genere abbandono o non rispondo mai, dopo averli silenziati. E siamo: io, Irene (conosciuta in un inutile master nel 2003, e la nostra amicizia è stata l’unica cosa che abbiamo conservato), Cinzia e Sassenach (conosciute entrambe sul lavoro, ma in due posti diversi). Da oltre due anni siamo su questo gruppo.

Domenica 14/05/2017. Mi svegliano dei messaggi. Arrivano tre foto sul gruppo, tutte più o meno alla stessa ora e su cui scritto: In effetti i biscotti che hai fatto fanno davvero cagare. Abbiamo preferito altro. 😀

Ok! Rewind!

La mia settimana è stata quella settimana in cui non vorresti ascoltare e soprattutto non parlare con nessuno.

  • Mio padre mi chiama per aggiornarmi sulle analisi fatte a mia madre, per sapere se le amputeranno le gambe per via di un’infezione che ha. Io non volevo ascoltare. E dentro di me pensavo che per fortuna mia madre è svalvolata con l’Alzheimer, per cui se dovesse succedere potremmo dirle che le gambe ci sono e che con la cataratta che si ritrova non le “vede bene”.
  • Una mia conoscente mi chiama per raccontarmi dei suoi problemi economici e sentimentali. Io non volevo ascoltare, ma educatamente l’ho fatto, quasi educatamente, perché ho avuto vari giri mentali di distrazione e non sono in grado di ripetere tutto quello che mi ha detto. Per fortuna ho una certezza, che questo blog non lo legge, per cui posso tranquillamente scriverlo.
  • Ho aiutato la signora del terzo piano con la spesa, non mi ha detto grazie, non mi ha chiesto come mi vanno le cose, le premeva solo di dirmi che quest’anno per problemi economici non potrà farsi tre settimane di vacanze, ma solo due. Io l’ho ascoltata educatamente perché ho capito il suo disagio, io questo mese sono riuscito a pagare nella giusta scadenza due bollette su tre. In termini “numerici” quanto meno siamo “empaticamente vicini”.
  • Ho accompagnato A. dal veterinario, perché ha dovuto far sopprimere il suo gatto. Mi ha ricordato quando ho dovuto far sopprimere il mio. E quando lui era lì piangeva come un disperato ed io non sapevo se ascoltare il suo dolore o provare a dire qualcosa, per alleviarlo. Il problema era che cosa potevo dire?

Sabato 13/05/2017. Quando le mie giornate prendono un verso un po’ storto è meglio non uscire. Conosco alcuni miei limiti. Mi sono fatto incastrare venerdì da alcuni ex-colleghi. E mi sono fatto incastrare dalle ragazze dei fantastici quattro sabato sera. Ok cena a Cerveteri da Cinzia. Stavo per perdere il treno e mi sono messo a correre che manco Mennea o Ben Johnson dopato mi avrebbero raggiunto. Io l’ho preso da Roma-Termini, Sassenach e Irene da Roma-Tuscolana. Siamo arrivati a Cerveteri alle 18.30 ed io ho avuto la pessima idea di fare, per la prima volta nella mia vita, dei biscotti da solo e che avremmo mangiato a colazione il giorno dopo. Volevo impegnarmi in qualcosa, non volevo pensare, forse perché non volevo interagire. Mentre seguivo nel modo più attento possibile le istruzioni ricavate dalle ricette da coinquiline, le ragazze hanno cominciato a parlare di figli, di voti, di lavoro, di mariti, mentre le mie parole le uccidevo con il cibo e le spostavo sui fianchi e sul culo. Al termine della cena i biscotti erano pronti, peccato che erano morbidi sopra, ma bruciacchiati sotto. Eppure ero stato così attento. Avevo seguito perfettamente le istruzioni. Non c’è niente da fare, puoi seguire le regole con rigore, ma nulla ti conferma che le cose andranno poi in quella direzione. E che a volte è tutto il contrario di tutto. C’è gente che lotta per eliminare l’olio di palma dai biscotti e poi inala quotidianamente gas di scarico e polveri sottili.

Rom: “Io odio fare i biscotti. Io odio pagare le bollette. Io odio la signora del terzo piano. Io odio chi mi ossessiona con i suoi problemi. Io odio non avere una vita. Io odio portare i gatti a morire. Io odio le mamme con le gambe mozzate.”

Ed ecco che quando è il tempo di parlare, io lo faccio, peccato che le mie modalità sono state di uno che ha cagato su di un tappeto persiano. E poi il tappeto lo ha arrotolato, convinto di aver eliminato la puzza di merda. E in quel preciso istante davanti a loro si è materializzato quel luogo comune: checca isterica. Che poi, diciamo la verità, in quel momento ho assolutamente confermato. La serata di per sé già non era stata particolarmente brillante ed è finita abbastanza in vacca. Le ragazze hanno preso i biscotti, più come atto di cortesia, e sul ritorno in treno siamo stati abbastanza silenziosi. Quello era forse il momento giusto per parlare, perché quel silenzio era imbarazzante, ma non ci sono riuscito. La notte è stata insonne, i fiori di Bach hanno avuto lo stesso effetto che ha un cerotto su di un taglio di 40 cm. Mi rivoltavo nelle lenzuola domandandomi quando è tempo di ascoltare? Quando è tempo di parlare? Quando si raggiunge il giusto equilibrio? O è tutto come il peso sulla bilancia, che non è mai stabile, ma oscilla secondo quelle abbuffate in cui perdi il controllo nell’atto di mangiare?

Quando domenica mattina sono arrivate le foto e le mie amiche hanno cominciato a prendermi in giro, abbiamo cominciato a chattare a singhiozzo, per quasi tre ore, e sono venute a galla cose inaspettate. Cinzia dovrà subire un intervento, un po’ delicato; Irene ha perso il lavoro da due mesi e non ci aveva detto nulla e Sassenach è in terapia da un anno per attacchi di panico. Ed io mi sono sentito un po’ in colpa per una serata che avevo rovinato.

Nel pomeriggio Sassenach e Irene sono venute a casa a prendere una tisana di zenzero e limone, ho evitato di fare il caffè per paura di bruciarlo, e poi tramite Skype ci siamo collegati con Cinzia a Cerveteri. E in quel pomeriggio abbiamo ritrovato quella leggerezza offuscata la sera prima. E che forse spesso siamo talmente presi da noi stessi, che ci dimentichiamo degli altri, che ognuno racconta una storia, ma siamo convinti che la trama che appartiene alla nostra è più importante, meriti più attenzione. E finiamo per perderci. Non guardiamo gli altri. Non lo so qual è il momento giusto per ascoltare, né quello per parlare, ancora più difficile è trovare quello per comunicare, perché in fondo anche i cuochi più esperti possono bruciare i biscotti, basta una stupida distrazione e la fiamma è troppo alta o il forno poco ventilato ed ecco che i biscotti si rovinano, e allora quello che puoi fare e cercare di grattare con il coltello la parte bruciata, e sperare di annusare quel profumo che sa di zucchero, cannella e mandorle tostate, che ti riporta a casa.

combine_imagesQuesto lunedì è per Irene, Sassenach e Cinzia

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113 thoughts on “QUANDO PARLARE, QUANDO ASCOLTARE

  1. leggendoti mi è arrivata l’immagine di una Babele: tanti idiomi che nessuno riesce a comprendere, accogliere.
    penso che se avessimo davanti buoni ascoltatori, non servirebbe nemmeno parlare così tanto né dover scegliere il momento giusto per farlo… i modi per comunicare son diversi (per numero e indole).

    sempre argomenti stuzzicosi i tuoi, Ro’ ^_^ , su questo, poi, ci sarebbe da scrivere un trattato ^_^

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  2. “quando è tempo di ascoltare? Quando è tempo di parlare?” una domanda non da poco che poi già porsela implica un certo grado di civiltà, se non empatia – che non è poco – e quando si riesce a rimediare ai biscotti bruciati allora si è certi di un legame che sa andare oltre… che non è poco.

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  3. Io credo che tu sappia bene quando parlare, quando ascoltare…poi si sa che anche i migliori possono avere le giornate no e bisogna anche essere un po’ indulgenti con se stessi. Sei caro Rom, avrei voluto vederti alle prese con i biscotti 😉 buona giornata!!!

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  4. … e quanto è difficile sentire che qualcosa non va per il verso giusto e tentare di stare fermi, non invadere, rispettare il silenzio, lo spazio e aspettare, sperando sia scazzo e non qualcosa di più grande…
    mannaggiattèchetifaivolerbene! ❤

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  5. Sassenach ha detto:

    Non so quale sia il giusto equilibrio tra il parlare e l’ascoltare ma so che il nostro è perfetto anche quando somiglia ad un’abbuffata domenicale a casa della nonna …
    You are mi sunshine 🐻❤️

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  6. CAROL ha detto:

    Tocchi un argomento un po’ taboo, perchè sai quanta gente non è in grado di ascoltare? Confermo comunque come uno dei messaggi che qualcuni ha lasciato che tu hai l’arte di sapere comunicare.

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  7. A volte ci si ritrova con gli amici proprio per non pensare….e quindi i problemi vengono accantonati. La tua reazione non è stata per i biscotti….diciamo che i biscotti sono stati la classica goccia….e questo è più che comprensibile, e infatti le tue amiche l’hanno capito 🙂

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  8. Già, non è così immediato accorgersi che se noi ci vediamo più grandi è solo per una questione di prospettiva…
    I grandi cuochi mica sono per forza dei genii, chissà quante volte hanno sbagliato prima… 😉
    Ogni bene Ro!

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  9. La prossima volta te li porto già fatti e ti vanti un po’!
    Purtroppo è vero: nella vita ci sono tantissimi problemi, tutti ne abbiamo tanti e non ne parliamo mai, per paura che l’altro abbia dei problemi ancora più gravi dei nostri e non riusciremo ad affrontarli. Ma è bello avere delle amicizie che anche se li tratti di merda perché la tua settimana è stata uno schifo, sono lì a prenderti per un braccio e rialzarti: e tu sei una persona così! Non devi mai buttarti giù, guarda quanta gente meravigliosa ti tiene stretto quel braccio e non ti lascia andare! E tu lo tieni a loro (vorrei mettere un cuore, ma poi non posso continuare a scrivere, immaginalo)
    P.s. ma Sassenach mica è un rimando ai romanzi della Gabaldon?

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    • Grazie Ila. Ho capito che nella vita non posso fare il cuoco e poi adirla tutto ci vuoel pazienza, amore, e anche una certa attitudine. Il cuore fai conto di averlo messo. Eh sì Sassenach è quella di Outlnader e dei raomanzi della Gabaldon. Siamo addicted alla serie televisiva 😉 tu la vedi?

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  10. Se sapessimo sempre qual è il momento giusto per parlare, tacere o ascoltare ci faremmo anche un po’ paura, non credi Ro? E comunque. non so fare i biscotti e sono una frana a preparare i dolci, ecco… 😉
    Un abbraccio 😚

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