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EFFE

“Perché il pomeriggio arrivato e già andato” (Sunrise, 2004 – Norah Jones)

Peso: N.P.

Prendete due soggetti: ERRE (io) ed EFFE (lui) e chiedetevi come possono due persone così diverse frequentarsi per anni, divertirsi, stimarsi, volersi bene.

Ansia. Lui completamente privo di questo stato psichico. Io la spalmo sulle fette biscottate e lascio che il suo alone si depositi sui cuscini.

Amori. Lui donne bellissime, intelligenti e spesso ironiche. Io uomini, spesso cessi e casi umani.

Studiare. Lui metodico studiava la mattina, programmandosi le pagine da fare in quella giornata. Io mi affannavo l’ultima settimana, in genere la notte, e ogni volta con la stessa promessa, che l’esame successivo sarei stato uno studente modello. Promessa mai mantenuta.

Vestiti. Lui sempre elegante, la cravatta non mancava mai. Io vestivo in base all’umore, ma spesso jeans, magliette e scarpe da ginnastica.

Calzini. Lui neri, blu scuro o grigi. Io che lo scrivo a fare.

Aperitivo. Lui analcolico. Io alcolico.

Cibo. Lui mangiava come un usignolo. Io bulimico me magnavo pure l’usignolo vivo se si avvicinava.

Musica. Lui Beethoven, Mozart, Bach. Io escludendo il metal e il rap, mi dichiaro “un onnivoro schizofonico”.

Cinema. Lui solo cinema d’autore. Io anche, ma spesso volevo sognare e preferivo quello di evasione.

Libri. Lui leggeva solo saggi. Io romanzi e biografie.

Mezzi di trasporto. Lui sempre rigorosamente in macchina. Io scooter ai nostri tempi e poi autobus.

Penso che una volta stava per uccidermi. Erano i tempi dell’università. Eravamo sul mio motorino, uno di quei vecchi Garelli che al posto del freno avevano il paracadute e che quando scorazzavo per strada, alzavo di non so quanti decibel l’inquinamento acustico a Roma. Avevo una targa legata con una corda. Quella notte feci non so quante infrazioni per cercare di imboccare una strada. Ci videro dei vigili ed io preso dal panico non mi fermai. Dissi a EFFE di nascondere la targa. Ci inseguirono. Sono sicurissimo che degli sceneggiatori americani ci abbiano visto ed hanno dato vita al franchising di Fast and Furious (meriterei i diritti eh). Lui spaventato mi diceva che 10 anni di galera non ce li avrebbe tolti nessuno. Alla fine entrai in un vicolo inaccessibile per le macchine e poco più avanti ci nascondemmo dietro a un cassonetto. Li avevo seminati. Lui fu preso da un attacco di rabbia e paura e me ne disse di tutti i colori, con il passare del tempo la nostra incosciente bravata è diventata un ricordo must di quegli anni.

Poi succede che ci si perde per strada. Non si litiga. Ci si fidanza. Ci si sposa. Veniamo fagocitati dalla vita e dalle sue giornate, dagli straordinari da fare, chi dai pannolini da cambiare, chi dai figli da portare a scuola, dai panni da stendere o semplicemente da una serata davanti alla TV. Le telefonate si diradano, a volte restano i messaggini di auguri al compleanno o di fine anno, con la solita promessa che nel nuovo anno avremmo dovuto trovare un modo per passare una serata insieme, per celebrare i vecchi tempi, ma soprattutto per condividerne dei nuovi. Fino a quando perfino i messaggi cessano.

E poi questa settimana mi arriva la telefonata inaspettata di G., che mi dice che ha saputo che EFFE non c’è più, che un bastardissimo cancro se l’è portato via, in pochissimo tempo. Io ho ascoltato, senza dire molto. Poi ho chiuso il telefono e la prima cosa che ho fatto è stata prendere le foto, per fortuna tutte stampate, non quelle fredde in jpg sparse sul PC, che ogni crash del computer potrebbe portarti via. Ho lasciato le mie impronte sui bordi, sulla sua camicia, sui nostri volti, ancora senza rughe, che la vita poi ci ha disegnato con pennarelli indelebili, sempre più profonde. E ho pensato a un esame che abbiamo preparato insieme: diritto pubblico. Io detestavo quell’esame. Lui mi aiutò a superarlo. Studiammo insieme. Mi adeguai, per quanto possibile, al suo metodo e soprattutto ai suoi orari. Alla fine io presi 30 e lui 26. E questa cosa creò inizialmente un certo disagio. Lui era più brillante, aveva studiato più di me e aveva preso un voto che non meritava. Poi con il tempo abbiamo finito per riderci su e per quell’esame diventai: culone culattone!

Ed è vero quel voto non era giusto, perchè accadono delle cose che non sono giuste, e non capisci perchè, ma quel giorno è andata così, forse stavo simpatico al professore, forse sono stato capace di esporre meglio i concetti, forse lui si è impantanato in alcuni articoli, chi lo sa, e che nella vita le cose vanno così, merito o non merito, fortuna o destino, vivi, corri, speri, sogni, ma sono troppe le variabili sconosciute che s’incrociano. E poi arriva la morte che rimpicciolisce ogni cosa, da uno stupido like, alla scadenza di una bolletta, da una malinconia che arriva da chissà dove, al post che devi scrivere, dal buco della cintura, a quel lavoro che ti rende infelice; e quell’affanno di dover sapere a tutti i costi che cosa succederà domani nella nostra vita, improvvisamente diventa un inutile rumore di fondo, pensando a quel destino che ci falcia, come chicchi di caffè in un macinino.

058 EFFEQuesto lunedì è per EFFE a cui piaceva tanto il mare

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123 thoughts on “EFFE

  1. Programmare ci dà sicurezza, ci fa credere che saremo pronti ad affrontare ogni cosa in maniera preparata.
    E la vita se la ride beata quando ci vede così attenti e impegnati a pensare a tutte le variabili, metodici e convinti, quando lei invece ne ha sempre una con una sfumatura diversa a cui, noi, proprio non avevamo pensato.
    Difficile pensare ad una qualche giustizia in certi casi, rifugiarsi nei ricordi (almeno per me) è spesso l’unica soluzione che fa superare il dolore…

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  2. DARIA ha detto:

    Sono capitata per caso sul tuo blog e ho letto questo splendido pezzo. E poi ho cominciato a leggere altre cose. Meravigioso il tuo modo di raccontare/rti. Ma pubblichi solo il lunedì? Un pensiero lo dedico ad Effe

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  3. ROBI ha detto:

    Ti leggo oggi e mi lasci così 😢 con un pizzico di malinconia ma anche con una riflessione sulle preoccupazioni spesso inutili da cui ci lasciamo condizionare. Scrivi davvero bene. Un abbraccio e un pensiero lo mando ad F

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  4. Ti mando un grande abbraccio, che aggiungere? Nemmeno un’esistenza virtuosa ti mette al riparo dalla morte, la vita segue delle regole incomprensibili.
    “Voglio trovare un senso a questa vita anche se questa vita un senso non ce l’ha” lo diceva pure Vasco

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  5. Nicole ha detto:

    Nella vita ti sfrecciano a fianco occasioni, persone, momenti… fai fatica ad afferrarli, li vedi con la coda dell’occhio, ti sembrano belli, ti fanno pensare… ogni tanto qualcosa ti colpisce in faccia, e fino al momento dell’impatto non sai se sarà una cosa bella oppure…
    Un abbraccio Ro.

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  6. Era parecchio che mi ero riproposto di venirti a fare visita (sai la freuqntazione di certe persone e le loro webbettole…). Finalmente ce l’ho fatta. Di solito scelgo un post nel mezzo con un algoritmo di selezione che ho copiato alla mia prof. di matematica (che voleva bocciarmi dalla prima classe di ginnasio…). Inutile dirti che l’algoritmo è totalmente ad cazpitum (c’entrano i giorni della settimana, i giorni del mestruo e posizioni sul registro di classe…), ma se era inutile, perchè te l’ho scritto?…Sarà un giorno di “quelli”, mah. Questa volta non ho lanciato l’algoritmo e mi sono piantato sul primo che ho trovato. E mi si è piantato nel cuore.
    Io parlo spesso con mio papà che non c’è più. Effe non ha letto il tuo post perché il Uai-Fai dove sta ora non ci arriva (deve essere un paradiso visto che non hai rompicoglioni che ti possono trovare dovunque). Ho i miei fondati motivi per credere (perché è questione di crederci) che Effe stia raccontando ai vicini di voi due e di quella volta di Fast and Furious Garelli…
    Ciao e perdona per il fiumanico commento.

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