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IL TEMPO CHE RESTA

“Non è sempre stato così grigio” (All things must pass, 1970 – George Harrison)

Peso: N.P.

Lunedì scorso non ho pubblicato perché sono andato in Sicilia, per la precisione a Catania e dintorni, dove ho presentato nel Castello Ursino, il romanzo “Il valzer sull’orlo del pozzo” edito dalla GAEditori. La presentazione è andata bene, sono riuscito a mettere insieme più di due parole, una dopo l’altra formando più di una proposizione di senso compiuto e soprattutto sensata. Ora potrei stare qui a parlare del libro, della presentazione, dei complimenti che ho ricevuto, ma mi sa troppo di “OPA – Offresi Pompino Aggratise” e non è il mio stile. Le informazioni sono sulla pagina libro per chi è interessato. Preferisco soffermarmi su altro.

È stata una vacanza insolita per me. Durata 5 giorni. Per la prima volta ho fatto un viaggio da solo. Ospitato da persone generosissime e gentilissime, che mi hanno lasciato perfino le chiavi di casa e purtroppo anche il frigo a portata di mano, che per un bulimico come me non è certo il massimo, è un po’ come dire a una ragazza anoressica “sei bella così magra” o a un alcolizzato “sei simpatico quando bevi”, poiché aihmè qui non è più la cintura a chiudersi, ma le gambe a non entrare nei pantaloni, ma preferisco soffermarmi su altro.

Catania è bella, il mare è meraviglioso, e ci sono tutte le premesse per poter dire che la Sicilia è bella tutta. Viaggiare da soli ha i suoi lati positivi e quelli negativi. Negativi: te la devi cavare da solo; a volte potresti annoiarti; non puoi commentare la bellezza di quello che stai vedendo con qualcuno; ti perdi (a me capita), anche se non è detto che sia un male. Positivi: fai un po’ come cazzo ti pare, dagli orari a quello che vuoi vedere o mangiare. Mi ha detto sfiga per certi versi, perché sono arrivato a Catania quando c’è stato il G7. Quando Taormina era chiusa sono andato all’Isola Bella, quando il centro di Catania era inaccessibile, perfino ai pedoni, sono andato sull’Etna a poi ai faraglioni di Aci Trezza e quindi mi sono dovuto adattare al programma di questi potenti e mogli (o mariti e/o compagni al seguito, giusto per non soffermarmi su di uno specifico gender).

È andata bene, neanche mi sembrava possibile, ho perfino fatto il bagno, e quando sono entrato in acqua nessuno è uscito, il che mi ha reso meno radioattivo di quello che pensassi e ho preso il sole (letteralmente in pieno perché mi sono ustionato). Sulla spiaggia un poliziotto mi ha fermato, per via dei controlli del G7 e mi ha chiesto che cosa stessi facendo, ed io ho risposto a quella difficilissima domanda finale del quiz “Chi vuol essere milionario?”. Sto prendendo il sole. L’accendiamo? Risposta esatta. Poi sulla spiaggia un continuo andirivieni di donne cinesi, che per carità dovranno pure guadagnarsi la pagnotta, ma ne sono passate forse 15 o di più, e tutte che mi chiedevano: “Massaggio ai pieli? Così camminale meglio”. Io ho fatto sempre l’inglese, dall’accento romano, e ho risposto sempre: “No. Thank you!”, fino a quando sono ritornato italiano dopo la milionesima volta che mi infastidivano e ho detto: “M’avete rotto er cazzo”. E a quel punto una ha detto qualcosa in cinese, e non credo proprio belle parole, ma almeno non si sono più avvicinate.

I siciliani sono persone meravigliose (quelle che ho conosciuto per lo meno confermano ciò), però sono un po’ flemmatici, hanno dei tempi un po’ più tranquilli dei miei, che in genere corro e sono in preda dell’ansia anticipatoria. Il dover arrivare in tempo, come se questo poi garantisse sempre qualcosa. Chi ce l’ha può capirmi. Domenica avevo l’aereo in partenza alle 13.30, con chiusura del gate alle 12.50. Mi è stato dato un passaggio alla stazione centrale, con una tranquillità devastante per me, dove avrei preso l’autobus che mi avrebbe portato all’aeroporto in 20 minuti. Solo che l’autobus l’ho preso alle 12.00 per poi scoprire dall’autista che l’arrivo in aeroporto era previsto in circa 40 minuti. Ed io ho pensato al gate: 12.50 chiusura.

Ho chiamato la mia amica Barbara per farmi controllare voli successivi, che costavano quasi quanto un viaggio a New York. Ecco che in quei quaranta minuti, con l’ansia che saliva più dell’indigestione dei peperoni, non ho fatto che pensare al tempo che ho trascorso, a tutto quello che avrei voluto, che ho sognato, e che poi non ho ottenuto, e a quelle variabili che si sono presentate sul percorso, alle cazzate che ho fatto, alle cose che non sono cambiate, alla pioggia fitta, al pane che ho cucinato e che ho poi bruciato, agli amici persi, agli amori finiti, alle ferite che non si sono cicatrizzate. E in tutta quella negatività ho pensato: se l’obiettivo del fiume è finire nell’oceano, nel mare, nel lago, il mio qual è?

Sono arrivato all’aeroporto alle 12.43. Chiusura gate alle 12.50. Ho cominciato a correre con il trolley, che volava, perché le ruote neanche toccavano terra e sembravo Julia Roberts in “Se scappi, ti sposo” e ho cominciato a urlare in inglese, perché mi vergognavo ad ammettere che ero italiano: “Sorry, the plane is leaving”. Sono passato per il serpentone dei controlli, scansando tutti e chiedendo scusa, sempre rigorosamente in inglese, con il biglietto in mano. Ho buttato tutto nella vaschetta, rompendo anche una calamita che avevo comprato, e ho passato i controlli. Per fortuna l’aeroporto di Catania, non è il labirinto di Roma-Fiumicino. Sono arrivato al gate alle 12.50, ora di chiusura. E il gate era chiuso.

A quel punto da Julia Roberts mi sono trasformato in Bambi, che ha appena intuito che hanno fucilato la mamma e ho cercato di convincere l’hostess che dovevo prendere assolutamente l’aereo e bla, bla, bla. Lei mi ha guardato esterrefatta, pensando che fossi pazzo (non potevo darle torto), e dopo il mio “monologo della non-vagina in menopausa” mi ha detto di stare calmo, tranquillo, che l’aereo era in ritardo. Ed io lì, mi sono sciolto, sono rimasto senza parole, il gate non era chiuso, semplicemente non era aperto. Cera un’ora e venticinque minuti di ritardo. E finalmente mi sono fermato, mi sembrava perfino di vedere la scia di sudore per tutta Catania che avevo lasciato, da fare invidia alle briciole di pane di Pollicino. Ho fatto una corsa per dove? Per cosa? Il ritardo questa volta non è stata una variabile negativa, anzi è stata quella che ha salvato il mio volo.

E in quell’ora e venticinque minuti di attesa dell’apertura del gate, non ho più pensato al tempo che ho vissuto, a quello che volevo e che non ho ottenuto, ma a quello che ho e di cui ho bisogno. Ho pensato alle cazzate che ho fatto, ma che alla fine mi hanno reso, nel bene e nel male, l’uomo che sono; è vero, molte cose non sono cambiate, ma altre si sono presentate nella mia vita; ho visto molta pioggia fitta, ma anche tante schiarite; ho pensato al pane che ho bruciato, ma anche al profumo di quello appena sfornato; ho perso alcuni amici, ma ho contato quelli che sono ancora al mio fianco; ho pensato agli amori finiti, che erano tossici ed è stata una liberazione la loro fine; alle ferite che non si sono ancora cicatrizzate, ma alla tintura di iodio e ai sogni che uso per tamponarle. E mentre ero in fila, per i controlli di routine del biglietto e dei documenti, guardavo il sole, e ho pensato ai fiumi, e al loro scopo di finire in una distesa d’acqua, alimentati dalle precipitazioni piovose, dallo scioglimento delle nevi e dei ghiacciai, dalle falde idriche sotterranee, mentre io non ho ancora trovato il mio. E ho pensato alle inutili corse, alle deviazioni, ai ritardi e al tempo prezioso che resta.

059 IL TEMPO CHE RESTAProsciutti conciati a secco e lavorati con sale marino siciliano doc.

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116 thoughts on “IL TEMPO CHE RESTA

  1. Mi piace questo post, ha una sfumatura di positività… merito anche del mare e del sole di Sicilia che scaldano e ricaricano ^_^
    Ro’ , m’hai fatto venire una voglia di vacanza, che metà basta. ma mi tocca scappare a lavoro.

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  2. in fondo spesso corriamo per arrivare allo stesso punto. ed e un illusione pensare di andare avanti… noi e la nostra vita siamo circolari, destinati a tornare da dove siam venuti… gocce che diventano rivi e fiumi e laghi e fiumi e mari e nuvole e pioggia e tante tante goccioline… buona giornata Ro… un bacione… oggi ho tre treni da prendere… mi tocca correre… 😘 😘 😘 😘

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  3. .. e io che ti immagino correre come un matto, sfanculando i passanti… e rido ;D
    …e poi ti immagino seduto, che riprendi fiato e un po’ sorridi… e questo mi piace ancora di più perché hai sorriso meraviglioso… sì OrsoMioMeraviglia, hai un sorriso che illumina, perché è il tuo modo di guardare al mondo, che resta un dito al culo ma ridendo passa di più 😉
    ❤ ❤

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  4. tempo stupendo, quello che si è perso e quello che è rimasto, quello che credevi sprecato e quello che rincorrevi. è sempre lo stesso tempo, è il nostro ed è stupendo già solo per questo.
    brano che è musica e parole, risa e malinconia. Vita!
    ml

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  5. Giusto per darti una idea di quanto io sia “tirata” in questo periodo, comunico che ho letto con assoluta convinzione “….ho pensato al pene che ho bruciato…” e solo dopo la foto ho avuto un dubbio e sono tornata indietro a rileggere.
    Ho avuto un pre attacco di panico leggendo della corsa, io che se ho un appuntamento alle 8, mi alzo alle 6, per sicurezza.
    Credo di aver bisogno di rallentare, per la mia salute, cercherò un siciliano feticista del pelo e senza troppe pretese estetiche che mi riporti coi piedi per terra, e mi insegni a vedere il tempo come un dono, non come un nemico.

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  6. Valerio ha detto:

    Io dico che un po’ di sana ansia non fa male, ti tiene sempre in allerta, certo se poi ti condiziona troppo allora non va bene. Il problema è che non esiste un pulsante da poter schiacciare.

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  7. Nicole ha detto:

    La scena della corsa in aeroporto mi ricorda la mia partenza per Londra, quando un business man mi ha fermata nella mia folle corsa dicendomi che erano tutti in fila per lo stesso aereo. Mi ha fatto mettere davanti a lui della serie “se non partiamo, non partiamo insieme”.
    Aci Trezza (e tutto il bacino delle Aci-città) è sempre un piacere per gli occhi e lo spirito.

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  8. ANONIMO ha detto:

    Sarebbe bello avere la possibilità di goderselo tutto il tempo che resta e che spesso siamo schiacciati dalle giornate, spesso affossando quello che stiamo vivendo. Scrivi sempre bene.

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  9. PACIO ha detto:

    Io ho viaggiato da solo e mi ci ritrovo in quello che scrivi, come tutte le cose ci sono i pro e i contro. Considerato che alcune amicizie finiscono in vacanza direi che a volte é meglio viaggiare soli 😅😅😅

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  10. Ahahahah se ti ricordi le parole, te le traduco! Tre o quattro parolacce le sono riuscite ad imparare, ma so complicate, mica come fuck you o altre stronzate inglesi u.u
    Oh, tu vai in Sicilia, non m’inviti, sai che mi piace, bravo bravo.
    P.s. ho visto il video a Foggia, sei stato bravissimo, quali due parole di seguito????

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  11. LORD ha detto:

    Ti fa onore per certi aspetti il fatto che tu non stia lì a pubblicizzarti ogni post sul libro che hai scritto e che tra l’altro merita. Questo tuo modo di fare racconta anche chi sei.

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  12. 😂😂😂 ho perfettamente immaginato te in tutta questa avventura all’areoporto… degno di un film commendia… alla briget jones!! 😂
    Nonvedo l’ora di sentire il racco to della meravigliosa sicilia e della presentazione! E questo post è positivo almeno!
    Ps. Ma che belle zampette haiiiii!/😍😍😍😍😘😘😘

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    • Le zampettone di Babe. Ma mi sa che ‘sta cosa te l’ho detta altrove 😀 E la corsa è stata super, soprattutto quando urlavo in inglese, per poco non m’internavano e finivano come il protagonista del romanzo 😉

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  13. Fai sorridere, ridere e riflettere. Un’armoniosa miscellanea che solo tu…
    Questo post è un flash sulla vita, stessa medaglia guardata e girata sulle due facce, una l’antitesi e il completamento dell’altra.
    Ma quanto sai comunicare! ❤
    p.s. Seee, due parole in croce, tu??? Credibile come se lo dicessi io… 😂😂😂

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  14. Faccio un commento cumulativo degli ultimi tre post, visto che wp ha pensato bene di ardere le mie risposte come tante strillettere.
    (Wp mi odia, sempre che non sia tu ad odiarmi, ma mi hai detto di no, quindi mi fido).
    Pronto?
    Vado….
    E uno!
    C’è un equilibrio anche nella follia. Tutto sta nel riuscire a trovare quel punto invisibile che ci consente di non cadere rovinosamente sul culo. Per questo si prova e si riprova, si fanno grandi errori, si parla fuori tempo massimo o si tace senza motivo, si caga fuori dal vaso e si bruciano i biscotti. È la vita, bellezza! Per la cronaca: le ricette vanno provate almeno un paio di volte prima che riescano bene. La riuscita al primo colpo è spesso ‘na botta di culo pazzesca.
    Quindi sei nella norma, non buttarti così a terra 😉
    E due!
    Ho appena terminato di leggere un libro, davvero molto bello, in cui è riportata una citazione di Wittgenstein.
    “L’uomo impara il concetto di passato ricordando”.
    È solo attraverso i ricordi che possiamo costruire il nostro personale e incasinato passato.
    Potrai non andare sempre fiero di ciò che è stato, qualcosa poteva sicuramente andare meglio, ma anche peggio, quindi bene così, in fondo. È il tuo passato quello che viene fuori dalle tue parole e il ricordo del tuo amico EFFE è un legame che va oltre la morte fisica.
    E tre! (sono stanca, ci credi?)
    Ansia anticipatoria presente!
    Da giovane mi beccava l’intestino quindi “il mio regno per una toilette!”. Ora la gestisco un po’ meglio, ogni tanto mi fermo, respiro, mi guardo intorno e mi chiedo “dove cazzo corro?”.
    Ha ragione il mio amato Seneca, futuro e passato non ci appartengono, non possiamo viverli ma solo attendere l’uno e ricordare l’altro. Forse è meglio cominciare ad occuparsi del fiume che ci scorre proprio sui piedi. È del nostro presente che dobbiamo avere cura.
    Mi piace questo ruscello di positività che intravedo nelle tue parole. Riprova quella ricetta, dai.
    Questa volta i biscotti saranno buonissimi.
    Ora spedisco e spero di non autodistruggermi.
    Bacio

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  15. Dio Santo, come sai scrivere tu! Mi perdo nei tuoi raccontim ti seguo, mi affanno, rido, mi commuovo, sei bravo Ro, ma davvero tanto!!!
    Oh non ci crederai, ho comprato il libro, ce l’avrò fatta stavolta? Certo che l’ho trovata buona la scusa che non riesco a fare l’acquisto on line ;-)))) baciooooo

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    • Marghe parli te. E poi diciamolo, anzi, scriviamolo: sei la tra le più belle sorprese che on-line sono diventate realtà 😉 E soprattutto di vista umano, anche quando “merdacciamo” dove sai te!!! P.s. Sul libro tranquilla, che non ci legge e se lo fa nonci darà la soddisfazione di un commento 😀

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  16. Pingback: bla bla blogger 26 giugno 2017 - Social-Evolution di Paola Chiesa

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