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OLTRE

“Come siamo bravi noi, al di qua del muro” (Al di là del muro, 1989 – Luca Barbarossa)

Peso: N.P.

In Canada ho macinato chilometri, visto un sacco di città e di posti. Ho pensato d’aver visto tutto, ma dopo che ho guardato il mappamondo, mi sono dovuto ricredere. È un paese immenso, sembra un altro mondo, e per certi versi sembra anche un’altra vita e lo è. Ha delle città meravigliose, ma è molto famoso anche per la natura incontaminata, anzi fin troppo selvaggia in alcuni punti, per i laghi, per gli animali che ti passano accanto, fin troppo accanto, ti respirano addosso, tipo prendere a Roma la metro nell’orario di punta.

Ed ecco che nella natura mi è capitato di imbattermi in un orso, vero, che mi ha fatto cagare addosso. Io immobile, ma non perché è quello che consigliano, ma perché ero talmente terrorizzato che non riuscivo a muovere un passo. Mi si era fermata la salivazione. Ho visto scoiattoli sul davanzale della finestra che mi guardavano con occhi alla Blade Runner e sembravano dire: “Abbiamo visto cose che voi umani non potete neanche immaginare”. Gli orsetti lavatori che mi passavano tra le gambe, esattamente come mi è capitato a Roma con delle pantegane, solo che l’effetto è stato diverso. Sì, in effetti sembra un altro mondo.

E poi ho passato alcuni giorni nella regione di Mont-Tremblant, dove c’è il lago Windigo, spaparanzato al sole, tra amici che parlavano inglese e francese (che in Canada ha un suono molto diverso dal francese della Francia). L’acqua fredda del lago. Mai fatto un bagno in un lago in vita mia in Italia, ma ho fatto un’eccezione in Canada, anche perché l’acqua era meravigliosa. Che faccio mi butto o non mi butto? Tipo quando devi entrare in mare e senti il freddo sterilizzarti i genitali. “C’mon Rom”, mi urlavano i canadesi. Il trucco sarebbe quello di buttarsi così al volo, ma non ci sono riuscito, fino a quando sono scivolato, perché non c’è la sabbia nel lago e mi sono trovato completamente immerso nell’acqua. Ed è sempre la caduta, qualcosa che non ho programmato, a farmi fare quello che non ho avuto il coraggio di fare nei momenti di eccessiva razionalizzazione.

Poi nel pomeriggio dovevamo tutti rientrare a casa, anche perché le temperature canadesi tardo pomeridiane o serali, non sono mai come quelle italiane. Dovevamo riportare tutto a casa: sedie, asciugamani e altre cose. Eravamo a piedi, solo che l’unica cosa più complicata da portare era il kayak, che è una specie di canoa. Tutti hanno votato democraticamente, per non dire a cazzo di cane, affinché lo portassi io, non sulle spalle, ma attraversando il lago, riportandolo davanti casa.

“Meeeeee? Hey guys are you out of mind?”

“Don’t worry Rom!” mi ha detto il canadese.

Io ero spaventato e allo stesso tempo eccitato. Poi il canadese mi ha fatto indossare il giubbotto di salvataggio, e nonostante le mie forme siano più simili a quelle di Kate Winslet, ma che si è magnata il Titanic, ho sperato quanto meno di non fare la fine di Leonardo DiCaprio. E con una piccola spinta verso quell’ignoto viaggio, e con la pagaia a doppia pala, ho cominciato ad attraversare il lago. Il canadese urlava: “Hey Rom!!! On the border!! On the border!!”. Ma non so perché, io sul confine non ci volevo stare, in fondo se fai una cazzata, meglio che sia una grande cazzata. E mi sono addentrato al centro del lago, perché volevo vedere il panorama in tutte le sue sfaccettature. Ed era una bellissima sensazione, soprattutto perché in quel momento sul lago non c’era nessuno.

Volevo vedere oltre, come spesso vorrei vedere oltre il confine del mio peso reale, e smettere di ossessionarmi su quello ideale; andare oltre il dover leggere un post, come se il vincolo di un like fosse quello di una catena; oltre il pregiudizio, magari stringendo la mano di uno sconosciuto; andare oltre una nota musicale, verso un pentagramma strutturato; oltre la lamentela, magari spostando il culo dalla sedia.

In quella solitudine così naturale, ho avuto modo di stare un po’ con me e di pensare a come spesso mi smarrisco sui confini, come mi nascondo dietro delle scuse, per non andare oltre, ingigantendo quello che mi spaventa, mentre per le gocce di sudore della paura c’è sempre un fazzoletto di stoffa, che si chiama “andare avanti”, che le asciuga. Eravamo io, il rumore della pagaia che sbatteva sull’acqua, il silenzio e forse anche Dio o chi per lui. E mentre alzavo lo sguardo al cielo, e scrutavo il volo pindarico di un’aquila, dentro di me pensavo, se sarà mai possibile andare oltre il confine di ciò che vivo, verso quello che sogno, o se i sogni hanno senso e forma solo lì, su quei confini, senza un fottuto GPS con cui poterli rintracciare.

064 OLTRERegione di Mont-Tremblant. Sarebbe davvero bello andare oltre.

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114 thoughts on “OLTRE

  1. Mi ricordo quel video, la voce che consigliava on the border e la tua ostinazione a puntare istintivamente verso il centro, a schiena dritta. Perché al di là di ciò che la ragione o il buon senso impongono, al di là di ciò che la paura e l’insicurezza costringono a fare, il tuo istinto sa come parlarti e devi solo imparare ad ascoltarlo di più 😚

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  2. Mi sono accorta solo oggi che sei tornato. Non venivo più da tempo sul tuo blog perché mi metteva tristezza quello stop a giugno.
    Però non l’ho mai cancellato dai miei preferiti e ho fatto bene.
    Sono felice che tu sia tornato e davanti a Kate Winslet che si è magnata il Titanic mi sono felicemente ribaltata dal ridere
    Bentornato Romeo

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    • Ma grazie mille. Mi sono fermato a giugno e ho ripreso a metà ottobre, su minaccia di certe blogger 😉 poi chissà… non gmomito per essere online a tutti i costi. Grazie per le parole e la fiducia.

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  3. Adele ha detto:

    Io nella mia vita alcuni piccoli confini li ho raggiunti, ma appena sono arrivata lì ne ho visto altri, più lontani. Forse è il viaggio per arrivare a quei confini quello che davvero conta.

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  4. Nicole ha detto:

    C’era una canzone idiota, il ballo del pinguino, che diceva “avanti, indietro, avanti, avanti, avanti!”
    E mi è venuta in mente leggendoti, per quanto stupida, perchè anche se hai fatto un passo indietro, sei comunque avanti di due passi rispetto a prima, e quel passo indietro ti ha portato dove sei e ti ci ha portato forse nel momento giusto.
    Un abbraccio

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  5. Pingback: OltreTutto | Ma Bohème

  6. Ciao Romeo! Arrivo a te dal blog di Primula. Prima sono passata dalla tua presentazione lasciando solo un like perché non c’era modo di lasciare il commento. Sono morta dal ridere perché sembra tutto inverosimile, tragicamente comico o comicamente tragico insomma…. anche questo tuo post (aveva ragione Primula) è qualcosa da non perdersi. ”Andare oltre” è una delle mie filosofie di vita che metto quotidianamente in pratica. Piacere di incontrarti intanto!

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